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Contro Popper e contro il Liberismo

13 Apr

L’altro ieri abbiamo parlato di scomuniche e politica, oggi ci avventuriamo nel complicato capitolo della filosofia e della politica. Avevo promesso di parlare di serendipity – terra misteriosa e distante – ma nello scrivere è emerso questo tema… e come tutti i fattori emergenti, non posso che dedicare alcune righe a esso. Popper è stato una lettura e uno studio estremamente interessante: ha sollevato questioni altrimenti sopite e ha dato il via a una serie di riflessioni nel mio intimo di non poco conto. Ho scoperto cose nuove sia leggendo lui sia leggendo Feyerabend (e questo blog ne è una prova).
Eppure non mi trovo affatto d’accordo con lui su alcune cose, soprattutto non condivido l’apprezzamento suo e di Hayek riguardo il liberismo. Ecco il motore non troppo immobile di questo post decisamente impegnativo.

Il primo avvertimento è che questo scritto è indubbiamente provvisorio; come per tutti, anche per il pensiero è in continua evoluzione, quindi non c’è un punto d’arrivo definitivo. Avverto anche che si tratta di una critica sia nell’accezione più comune del termine, sia in quella filosofica. Infine, vi avverto che potreste trovare il tema un po’… diverso da quello che ci si attende su un blog. Comunque sia, buona lettura.

Partiamo da Popper; pur non avendone letto tutte le opere, quelle già affrontate lo dipingono come uno strenuo difensore del liberismo e dell’economia di mercato. Le motivazioni che adduce sono varie e diversificate ma vedrò di riassumerle in poche righe.
Il processo mentale di Popper a favore del liberismo parte dal definire la democrazia un “valore”, un valore che possiamo perdere; direi che è una piattaforma decisamente solida che mi trova d’accordo. L’Italia è un ottimo esempio di come si possa perdere la democrazia: si baratta un diritto per una fantomatica “sicurezza”, se ne baratta un altro per tenere lontani gli immigrati o per evitare i comunisti approvino i matrimoni gay e in breve ci si ritrova con un leader politico che pensa di essere intoccabile in quanto eletto. Un processo lineare.
Proseguiamo la linea-popper (Popperline?). Un sistema socioeconomico che vincoli il singolo – un gruppo di singoli – limitandone di fatto la libertà viola la democrazia; tra non liberi, dice Popper, non c’è neppure uguaglianza e quindi manca la democrazia. Vero, profondamente vero. Questa è anche una bella critica e un ottimo assalto ai sistemi comunisti/socialisti, che di fatto limitano le libertà personali… anche nella loro versione ultima e utopica, quella cioè in cui il sistema è ormai omnicomprensivo (per limitazione, ovviamente, intendo quelle coercizioni legate al destino di un uomo che espandono oltre l’accettabile l’intervento “statale” nella realtà personale, fosse anche il lavoro): una critica che condivido e che userò più avanti. Torniamo, però al liberismo; Popper e Hayek ci dicono che un sistema di mercato è effettivamente libero ed eguale, se lasciato libero di svilupparsi senza influenze esterne. Se abbandoniamo tutto in mano al libero mercato, infatti, esso si organizzerà da solo, punendo chi commette soprusi – quindi danneggiando acquirenti, che non compreranno più, infine impoverendolo per questo – e premiando chi si dimostra meritevole. Un sistema che da a ciascuno in base a quanto riesce a raccogliere, in base ai suoi meriti.
In base a quanto riesce a influire sul mercato… e, aggiungono i liberisti, l’importante è che in questo sistema si sia tutti uguali e si abbiano tutti le medesime probabilità di realizzare il proprio destino per come lo si immagina.
Per me, qui cade il liberismo: già trovo discutibile che si dia a ciascuno in base ai suoi meriti e non in base ai suoi bisogni, il che mi sarebbe sufficiente, ma voglio spingermi oltre sul piano della trattazione e smontare quel che resta del liberismo.
Penso che non funzioni perché il presupposto fondante – uguali possibilità e uguali mezzi – è profondamente falso e non realistico: non trovo l’attuale struttura socioeconomica corrispondente a questo assunto. Economicamente e in materia di accesso all’istruzione le mie possibilità sono profondamente diverse da quelle di un giovane maori; culturalmente, le mie potenzialità sono diverse da quelle di un russo. Non siamo tutti uguali e non abbiamo tutti gli stessi mezzi di accesso e influenza al mercato; ad aggravare la questione, la divergenza può anche essere spaventosa e per niente basata sui meriti personali. Anche volendo riconoscere il merito personale come unico criterio di assegnazione del successo – cosa che mi guardo bene dal fare – l’attuale sistema di mercato è ben distante dal farlo. Un Piersilvio qualunque ha molte più potenzialità rispetto a un Della Rovere qualunque, che ha più influenza e possibilità di trarre profitto dal mercato di un ragazzino Hopi.
sono molto più anti-liberale e anti-liberista di quel che credevo; oltre a ritenere profondamente egoista un sistema che tenga conto in primo luogo dei meriti e non dei bisogni, lo accumulo assieme alle idiozie utopistiche dei secoli passati, marxismi compresi.

Fin qui credo che il percorso sia stato lineare, almeno lo è stato per me. Sono approdato a non fidarmi nemmeno un po’ del liberismo e questo è un bene; ritenevo di essere ben più moderato ma, evidentemente, non è stato possibile contenersi.
Il liberismo cade in due tipologie di errore formale che lo fanno decadere:

–          Nega ad altri sistemi un valore di realizzabilità perché si appoggiano su utopie che, in quanto tali non possono realizzarsi. Una visione utopica, infatti, pretende il controllo su ogni aspetto della società. Questo è impossibile perché prevede di reggere una quantità di variabili infinita – letteralmente – per ciascun elemento del sistema. Eppure, il liberismo cade nello stesso errore presupponendo condizioni di partenza utopiche e, come tali, non realizzabili.

–          Nuovamente, il basamento del liberismo è invalidato dalla pratica: non solo è teoricamente impossibile, ma è anche palesemente violato dalla realtà. I due fattori non sono così incompatibili come sembra, anche se va contro il senso comune: per quanto impossibile, la perfetta uguaglianza potrebbe avverarsi su un sistema ridotto o in una certa approssimazione, eliminando condizioni limite.

Insomma, anche accettandone per veri e validi i presupposti, il liberismo si trova a essere irrealizzabile tanto quanto il comunismo. In quanto a essere auspicabile una società liberale/liberista… andiamoci piano. Senza tirare in ballo le influenze calviniste in quest’ottica – ottica che, non mi stancherò di dirlo, aborro – penso che sia un posto davvero brutto dove vivere; immagino un luogo freddo, dominato dal raziocinio e dal valore dell’obiettivo raggiunto. Una vita come un lavoro d’azienda, con target e premi di produzione. Un luogo dove chi resta indietro non è aiutato ma cestinato e sostituito, dove si scalpita per scalare la piramide ciascuno calpestando gli altri. Un posto molto simile a come Il Nano vuole rendere l’Italia.

Mi ricollegherei alla scuola, se non fosse tardi; tra riforme e riformine, l’Italia dell’educazione e della formazione diventa sempre più un sistema di selezione del prodotto finito: l’uomo e la donna da porre sul mercato del lavoro, dove chi è più bravo ottiene di più e chi è più in difficoltà viene retrocesso. Mi si accetti l’orrore di fronte a un mondo del genere.
Ho smontato liberismo e marxismo in una bozza di pensiero politico, è vero, e non ho proposto alcuna soluzione, è verissimo: me ne rammarico. Prometto che ci sto lavorando come sto lavorando per affinare il resto del pensiero. Come avrete intuito è ancora tutto in divenire… e non si sa mai cosa ne venga fuori.
Vi consiglio di leggere anche prossimamente: sicuramente verrà fuori qualcosa da questo marasma di idee. Ovviamente le critiche, i commenti, le opinioni e gli insulti sono i benvenuti: sparate a zero. Prima ancora, diffondete e linkate: più ampio è lo scambio, meglio è.


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5 commenti

Pubblicato da su 13 aprile 2011 in Politica, Teoria

 

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5 risposte a “Contro Popper e contro il Liberismo

  1. Born To Be Abramo

    17 aprile 2011 at 22:37

    Cosa ci sarebbe di “utopistico” nell’anteporre la libera interazione fra gli individui al “soddisfacimento dei bisogni di tutti”? Di utopistico c’è soltanto l’idea di accontentare tutti.

     
  2. Andrea

    17 aprile 2011 at 23:09

    Non è quello il passaggio errato del liberismo; quello è solo un passaggio che a me non piace e non condivido, ma non è logicamente fallato.
    A essere fallato è il presupposto su cui si basa il liberismo: in un sistema di libero mercato, tutti hanno uguale potere potenziale e uguali potere di contrattazione, avendo tutti medesimo accesso al sistema. E’ palesemente falso, realtà alla mano. Ergo il liberismo – poiché si basa su un presupposto falso ma per esso fondante – è privo di valore.

     
  3. Born To Be Abramo

    18 aprile 2011 at 15:27

    Ma infatti i liberali favorevoli all’uguaglianza delle opportunità sono favorevoli a cose come l’istruzione universale. Laddove altri liberali non aderiscono affatto al concetto di uguaglianza delle opportunità. Ecco cosa in proposito scrive Hayek:

    “To achieve this government would have to control the whole physical and human environment of all persons, and have to endeavour to provide at least equivalent chances for each; and the more government succeeded in these endeavours, the stronger would become the legitimate demand that, on the same principle, any still remaining handicaps must be removed-or compensated for by putting extra burden on the still relatively favoured. This would have to go on until government literally controlled every circumstance which could affect any person’s well-being.”

    Si sa perfettamente che esistono disparità di partenza. So what? Che qualcuno rimanga scontento è nella natura delle cose. Uno Stato basato sulla tassazione redistributiva scontenterà a sua volta i produttori. Che potranno comunque andarsene a produrre altrove nel mondo globalizzato. Lasciando gli altri a redistribuirsi la povertà.

     
  4. darios

    1 luglio 2011 at 15:26

    hahahahahahahah …. che qualcuno rimanga scontento è nella natura dele cose…. hahahahahahahahahahahaha…. infatti è molto capitalistico che dove si rispettino i diritti umani e la giustizia il mercato se ne vada, è chiaro, il capitalismo è fatto così, mi fa ridere che pochi se ne rendano conto, ma chissà perchè il capitalismo ha visto i suoi tempi migliori quando riusciva a uccidere gli operai a 50 anni. Ora io sono un pessimista cronico, per me l’uomo fa abbastanza schifo, perciò sono un capitalista, ma da questo a dire che qualcuno dovrà pur rimanere scontento, e poi ergersi come paladini della meritocrazia come fanno spesso gli austiaci tipo hayek mi fa un po’ schifo. citerò un uomo molto saggio:

    Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi.
    john maynard keynes

     

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