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Partire

25 Giu

Eccoci a un passaggio importante di quest’anno, di questo gruppo scout.

Quasi tre anni dopo l’ultima del vecchio clan Orione, stasera abbiamo celebrato la prima partenza del clan Alnilam. Da una cintura di stelle a un punto luminoso, forte e saldo, nel cielo e lungo la nostra strada.

Tutto sommato sono un sentimentalista; non mi tiro indietro se c’è da commuoversi (compostamente) e adoro le emozioni forti, vere, serene. Come stasera.

Per questo, all’una di notte, dopo un periodo di stanchezza e stress – che non finirà – mi ritrovo a scrivere e continuerò a farlo ancora per almeno una mezz’ora. Al mio fianco, immancabile, le Storie di Mowgli, perché lupettari lo si è fino in fondo, non solo con la barretta gialla sulla camicia.

È duro spogliarsi della pelle”, Kaa lo dice con la saggezza delle Morte Stagioni, lo dice con l’amore di un vecchio compagno di viaggio. Lo dice con il cuore di qualcuno che sa perché l’ha vissuto sulla sua pelle.
Se stasera ci siamo riuniti su una spiaggia è perché anche noi conosciamo questa sensazione, l’oltre che ci chiama e che, inesorabilmente, ci attira; se ancora a trent’anni suonati c’è gente che tiene per mano i ventenni che faranno il mondo domani, è perché ci è passata attraverso e riconosce negli occhi luccicanti, nelle labbra che fremono, nei piedi irrequieti gli stessi segnali che ha lanciato un tempo ai suoi capi. Credo fortemente che questa trasmissione di generazione in generazione serva a far si che i messaggi non si perdano nel tempo, anzi, ricevano nuove forze da chi impugna il testimone e corre la prossima frazione. Forse è per questo che faccio il capo, dopo tutti questi anni – oltre che per un divertimento spietato, senza limiti nella sua gioiosità. Forse è per questo che undici anni fa ho fatto anch’io la mia Partenza e, oggi, continuo a credere che quelle scelte e quei gesti siano la prospettiva lungo la quale proseguire nel viaggio che ancora mi attende. Non tanto questione di scoutismo, ormai, ma scelte che porti con te nella vita, là fuori.
Partire significa lasciare la propria comunità, il nido in cui si è cresciuti, e camminare oltre. Eppure non è un addio, anzi… è un arrivederci e un grazie fortissimo. Con la Partenza non salutiamo ciò che siamo stati e abbiamo vissuto ma troviamo a tutto questo un nuovo orizzonte entro il quale essere rielaborato.
Siamo cresciuti e vogliamo constatarlo, urlarlo al mondo; siamo uomini e donne della Partenza.
È il mondo che accoglie questo nostro urlo: ieri Giulia ha intrapreso questo cammino difficile, lasciandosi dietro qualcosa ma aprendosi a tutto ciò che verrà da oggi.
Partire non è solo questione di scoutismo, anzi: a essere molte brevi, significa dire che il gioco ci è piaciuto ma che pensiamo possa essere molto di più e vogliamo portare le sue regole anche nel mondo che ci circonderà. Significa accettare di essere persone significative in un mondo che ci vorrebbe omologati, senza tratti distintivi, senza qualcosa in cui credere fino in fondo.
Non si tratta di dire addio, di chiedere il permesso di salutare e passare un po’ oltre, no, per niente. “Non è più il cucciolo d’uomo che chiede al branco il permesso di andarsene, ma il signore della Giungla che sceglie un’altra pista. Chi può chiedere all’Uomo ragione di ciò che fa?”.
Davvero, partire è crescere.

E siete cresciuti anche voi, tra le difficoltà e le cime innevate, chitarra al collo, scarponi ai piedi, il fuoco di bivacco che illumina gli occhi.
Quella di Giulia è stata la prima di molte – splendide – partenze che si susseguiranno nei prossimi mesi, una dopo l’altra. Ciascuna di queste è un immenso successo, il vostro.
Siete arrivati al via nonostante il crollo del clan che vi precedeva, nonostante l’addio di molti che hanno smesso di crederci, nonostante le difficoltà del vivere la comunità a vent’anni, nonostante i nostri errori: ricostruire un clan non è stato cosa facile ma questi momenti di gioia dicono a tutti noi che ne è valsa la pena. Giulia ieri ha aperto un portone, quasi scoperchiato un vaso con tutti i vostri venti chiusi all’interno, e nel giro di pochi mesi prenderete il volo. I primi di questo clan.
Ne verranno altri, ci stanno già pensando.
Avete avuto il grandissimo merito di non aver smesso di crederci: è stato questo dono/forza a consentirvi di essere qui in questo momento. Forse, come molti prima di voi, avevate un sogno, un piccolo fuoco dentro di voi che non avete smesso di alimentare. Lì sta la differenza: tutti abbiamo un piccolo sogno, non tutti sanno alimentarlo. Molti lasciano che si spenga, perché custodire un sogno significa prendersene cura, pulire lo spazio attorno al fuoco, nutrirlo con legna secca quando è il momento, ripararlo dalla pioggia, fare attenzione che non incendi ciò che sta attorno. È un lavoro faticoso, non tutti accettano questo compito; lasciare che si spenga è, di solito, più facile, un po’ come arrendersi.
Dov’è il sogno?

il sogno ora finisce
e non finisce niente
e ancora avremo questo stesso cuore
dentro il cuore della gente
ed un po’ meno soli
e questo uomo che va via
le volte che si perderà
lontano fermerà il suo sogno qui
perché quel sogno è sempre stato qui

Ci siamo, è ora di andare… la strada chiama, non possiamo fermarci troppo oltre.
Grazie a Giulia per quello che abbiamo vissuto ieri; grazie a tutti gli altri per aver condiviso questo momento delle nostre strade. È bello per viaggiatori di lunghe vie ritrovarsi a un crocicchio e trascorrere ancora una sera attorno allo stesso fuoco.
Buona strada a tutti!

Boschi ed acque, venti ed alberi
saggezza, forza e cortesia
il favore della giungla ti accompagna!

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Pubblicato da su 25 giugno 2011 in Diari

 

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