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Le scuse a Popper

09 Lug

Devo porgere le mie scuse a Karl Popper per il tentativo di criticare una posizione non sua.

Approfondendo i suoi scritti – sto letteralmente divorando i suoi testi – per la tesi, ho compreso meglio la sua critica al marxismo (che condivido) e, soprattutto, la sua forte sponsorizzazione al liberismo.
Pensavo si trattasse di un liberista tipico, fautore della libera iniziativa come unica norma che regolasse il mondo economico e no, unica via per garantire a tutti un giusto trattamento. Pensavo avrebbe difeso le politiche liberiste che detesto: limitazione della spesa pubblica, pieno appoggio agli imprenditori, lavoro e successo.
Mi sbagliavo.
Sbagliavo non di poco ed è giusto che io apra questo post chiedendo scusa a Popper per la considerazione pessima che avevo della sua posizione liberista – considerazione che non ha mai influenzato, ovviamente, il mio altissimo apprezzamento della sua epistemologia e della sua critica spietata e giustissima al marxismo.

Popper critica – smonta sarebbe un termine più corretto ma ammetto che sia filosoficamente meno idoneo – Marx e ancor più il marxismo; non ha parole tenere per chi ha abbracciato questa teoria socio-economica con il medesimo ardore di una fede religiosa perché, a ben vedere, presentano la stessa cecità e irrazionalità. Aggiungo io che, se da una parte l’irrazionalità è parte della fede, dall’altra non deve trovare spazio in teorie di questo tipo, quando poi si presentano come scientifiche.
Il marxismo ne esce, così, malamente destituito del suo trono di scientificità e Popper propone una non-utopica politica liberista. Non il liberismo, però, che mi ero fin qui atteso da lui e che precedentemente avevo criticato. Il liberismo di Popper è, a ben vedere, un interventismo; abbiamo a che fare, a grandi linee, con un’idea di società in cui sono tutelate la libertà d’iniziativa, la proprietà privata e in cui lo Stato interviene per impedire lo sfruttamento. Interventismo limitato, certo, ma fondamentale: in linea con la descrizione di democrazia di Popper, l’intervento dello Stato è garante delle libertà democraticamente accertate. Un pericolo, questo intervento, come ogni intervento statale, ma un pericolo da correre per difendere libertà ben maggiori. Il gioco consiste, in fin dei conti, nel trovare il giusto equilibrio.

Nella mia tesi questo troverà ampio spazio; ne troverà molto meno un’appassionante discussione circa il debito che il cristianesimo ha contratto con il marxismo. Suona strano, suona provocatorio (un po’ lo è) ma io, da anti-comunista, ravviso questo debito nell’opera pastorale della Chiesa contemporanea. Staremo a vedere…

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Pubblicato da su 9 luglio 2011 in Politica, Sproloqui, Teoria

 

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