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Imprecisioni e balzelli: come mentire per attaccare la Chiesa

21 Ago

La moda di questi ultimi giorni è quella di attaccare la Chiesa per le sue ricchezze e pretendere di tassarla per rinfoltire la manovra finanziarialacrime e sangue del Nano e di Tvemonti. L’idea di fondo che viene trasmessa da numerosi blog, giornalisti, post su social network, Tg è che la Chiesa italiana non paghi alcun tipo di tributo/imposta/tassa e, anzi, riceva ingiustamente fondi dallo Stato, drenando risorse che potrebbero essere usate meglio.
Come tutte le mode, si tratta di un sistema di superficiali osservazioni, spesso inesatte e imprecise, non approfondite, possibilmente demagogiche. Insomma, quello che si può sentire/leggere sull’argomento è spesso un cumulo di sciocchezze dovuto alla disinformazione o alla malafede (lascio giudicare a chi legge caso per caso, su questa materia).

Vediamo un po’ di portare un minimo di chiarezza su questa materia; vivendo dentro la Chiesa (in senso letterale ma non fisico) ho modo di vedere con i miei occhi alcune cose che molti “esperti” di questi giorni ignorano o trascurano volontariamente e che, se prese in considerazione, modificano completamente il panorama dipinto circa quest’argomento. Diamo però un’occhiata al cumulo di sciocchezze che si possono trovare in giro; sarà una carrellata veloce ma mi auguro sia incisiva…

– Il Vaticano non paga le tasse e ruba soldi all’Italia con l’8×1000: ok, questa è simpatica. Mi chiedo perché mai il Vaticano dovrebbe pagare le tasse all’Italia e non, per esempio, al Brasile. Città del Vaticano è uno stato sovrano, con relazioni diplomatiche, gestito dalla Santa Sede, non un’organizzazione con sede in Italia. L’Italia, dopotutto, non credo paghi le tasse alla Francia o alla Gran Bretagna (almeno, non mi risulta che versiamo l’ICI su Palazzo Madama a Sarkò!) quindi, davvero, perché il Vaticano dovrebbe darci i suoi soldi?
Questa è un’imprecisione dovuta all’ignoranza – o alla voluta confusione – che si incontra in materia: è facile non distinguere Vaticano e Chiesa quando li si vuole colpire perché cambiare rapidamente soggetto permette di cogliere il peggio da entrambi e di rivoltare la frittata quando opportuno (a chi scrive). Se non è disinformazione questa…

– La Chiesa riceve benefici iniqui sulle esenzioni dell’ICI: studiare storia mi ha insegnato qualcosa: non fare affermazioni importanti senza essere dovutamente documentato. Chi parla di esenzioni della Chiesa e propone di cancellarla pare non adottare la stessa linea.
La legge che istituisce l’ICI – con successive, numerossime, modifiche – specifica chi e cosa non è soggetto al pagamento di quest’imposta. La Chiesa, in questo provvedimento, non è citata. Si dice, però, che sono esenti “fabbricati posseduti da enti non commerciali e destinati esclusivamente ad attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive” (mi sento in diritto di non tenere conto della manciata di strutture citate dai Patti Lateranensi, visto che in fin dei conti sono strutture che godono dell’extraterritorialità, come le ambasciate).
Appare ovvio che la Chiesa rientri nella categoria di “ente non commerciale”: sfido qualcuno a dimostrare che la Chiesa sia un ente commerciale. In caso ci riesca, vorrei anche i dividendi per la mia chiara adesione all’associazione. Insomma, la Chiesa non paga l’ICI come non la pagano tutte le altre strutture religiose, assistenziali, di volontariato, etc: a me sembra una norma sacrosanta, segno di democrazia e di maturità del paese. Pensate cosa accadrebbe se da domani tutte le ONLUS e tutti gli agenti del c.d. Terzo Settore pagassero l’ICI: entro sei mesi il paese sarebbe in condizioni disastrose… e la coalizione di governo che avesse questa brillante idea sparirebbe dal panorama politico per un paio di secoli (meritatamente, eh!).
Ora è chiaro come funziona l’ICI?

– La Chiesa non paga l’ICI neppure sulle sue attività commerciali: questa è palesemente falsa. La legge – che mi sono andato a leggere – non accenna a nulla del genere. Mi informerò con il mio parroco nei prossimi giorni ma non vedo perché mai dovrebbe accadere ciò; se localmente accade, è perché ci sono irregolarità e illegalità locali, sia da parte dei gestori ecclesiastici, sia da parte delle amministrazioni locali (colluse e in cerca di voti). Diocesi ed enti locali collaborano attivamente per tenere aggiornati i dati riguardo a cosa è commerciale e cosa no… e dove non accade, è giusto colpire con la dura mannaia che si deve usare contro gli evasori e i corrotti. Non credo serva neppure andare oltre, penso siano idee che tutti i cristiani condividono.

– La Chiesa aggira la definizione di “attività commerciale” per non pagare: si narra di fantomatici monasteri divenuti alberghi a cinque stelle ma che, in quanto monasteri, sono esenti da ICI e altri balzelli. Ora, in molti casi si tratta di beni ceduti dalla Chiesa – previo regolare pagamento – a privati: il che vuol dire che non sono più materia della Chiesa. Cosa accada lì è una questione tra proprietario, enti locali e Guardia di Finanza.
In altri casi si tratta di monasteri con annessa foresteria, utilizzata da chi vuole condividere alcuni giorni di vita monastica con le comunità locali (l’ho fatto anch’io più volte). I prezzi sono evidentemente risibili, trattabili (non conosco monasteri che rifiutino i poveri…) e la qualità dell’accoglienza è quantomeno ridotta rispetto al cinque stelle. Spezzo una lancia a favore del cibo e delle bevande: i monaci di solito cucinano davvero bene – molto meglio che in numerosi alberghi stellati – e non si fanno mancare bevande con cui accompagnare il desco! Ma paragonare una cella monastica a una camera con idromassaggio è osare un po’ troppo…
La Palla sarà contenta di sapere che nell’elenco dei monasteri “malvagi” – secondo Curzio Maltese – c’è anche Camaldoli, meta di “turismo intellettuale” di lusso. Da quanto mi ha raccontato lei non mi sembrava che a Camaldoli vivessero nel lusso, ma approfondirò, ok?

– L’8×1000 è condannato anche dall’UE come aiuto illecito: vero è che ci sono state tre procedure d’infrazione al riguardo. Verissimo anche che due sono state chiuse. La terza è stata avviata dopo le prime due chiusure da una socialista spagnola, nota per la sua anticlericalità, quindi affidabile e obbiettiva come un’opinione calcistica di Moratti o un parere legale di Ghedini.
in pratica, l’UE ha indagato sull’argomento e, fino a ora, non ha trovato comportamenti illeciti o ingiusti in materia, da parte dell’Italia: l’8×1000 è equamente diviso in base alla scelta dei cittadini e va bene così.

La Chiesa prende tutti i soldi di chi non sceglie, invece dovrebbero andare allo Stato: qui torniamo all’ignoranza. In primo luogo, non si firma per il proprio 8×1000 ma per quello di tutti: la firma di un operaio vale quanto quella di un avvocato parlamentare e i fondi sono distribuiti proporzionalmente a quante firme ogni indirizzo riceve. Firma circa il 40% dei contribuenti italiani – pochi, si direbbe – ma qui c’è il trucco: non tutti sono tenuti a dichiarare (i redditi bassi, io per esempio, non sono obbligati) e questo abbassa il dato. Se facciamo il conto su quanti firmano tra chi ha diritto, il dato sorpassa in fretta il 60%.
La Chiesa riceve circa il 75% delle “preferenze” e porta a casa proporzionale quantità di denaro: perché i soldi non sono divisi tenendo conto di chi non firma e quelli di troppo non finiscono allo stato? Due i motivi: sarebbe un po’ stupido, un po’ come dire che se alle elezioni l’affluenza è dell’80% si elegge solo l’80% dei parlamentari; lo Stato figura già tra i possibili beneficiari del provvedimento, quindi non può tenersi i soldi anche di chi non sceglie, sarebbe un’infrazione… quella si, punibile dell’UE!

Mi sto dilungando troppo… penso che per oggi mi fermerò qui. Ci sarebbero molti altri passaggi da sottolineare ma penso che questi siano decisamente interessanti e indicativi.
La Chiesa commette errori, questo è certo: non voglio passare il messaggio dell’infallibilità dell’istituzione temporale, ci mancherebbe. Sbaglia e, quando lo fa, deve essere richiamata e legalmente punita come tutti. Ci tengo però a ricordare che parlare a vanvera non porta da nessuna parte e direi che su questo argomento in molti parlano a vanvera. Sull’esenzione dall’ICI e sull’8×1000 c’è un’ignoranza, un pressapochismo e una demagogia che fanno invidia alle manipolazioni mediatiche del Nano governante: l’odio anticlericale è ben radicato, violento e insensato, perché colpisce ingiustamente e senza pensare, come ogni odio. Mi preoccupa davvero, questo, perché fa presagire tempi duri per la nostra fede. A Madrid abbiamo visto ragazzi detestati, odiati, insultati e derisi per il loro essere cristiano: se qualcuno avesse dimostrato allo stesso modo contro un Gay Pride sarebbero iniziate invettive compatte da parte di tutti, ma attaccare la fede è lecito e giusto, secondo alcuni. Questa democrazia asimmetrica e questa libertà iniqua mi preoccupano davvero: ma sopporteremo e lotteremo, certi della nostra fede in Cristo. Spero non da soli: mi auguro che chi si accende per garantire i diritti di manifestazione e di libera espressione ai gay, ai sindacati, ai musulmani si ricordi che anche noi siamo cittadini ed esseri umani con eguali diritti.

E buona domenica a tutti!

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19 commenti

Pubblicato da su 21 agosto 2011 in Politica, Sproloqui

 

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19 risposte a “Imprecisioni e balzelli: come mentire per attaccare la Chiesa

  1. Àlfonso Murolo

    22 agosto 2011 at 11:38

    Ti assicuro tenny che molti esercizi commerciali di proprietà di parrocchie o preti (almeno dalle parti di Vallo della Lucania) fruttano una marea di soldi senza pagare un cavolo.
    A Vallo il vescovo si è creato una specie di club per ricconi con ristorante, cinema etc. costosissimi.
    Dato che il vescovo è il vescovo e non credo che abbia un capitale bello grosso, dimmi fuori dove ha trovato i soldi per tirare su robe per ricconi.
    Sono dell’idea che tuttavia non è lllecito per la chiesa creare questo tipo di strutture (al di fuori del fatto che siano per ricconi e che costino un sacco di soldi), nel senso che se la Chiesa vuole creare degli esercizi commerciali deve poterlo fare benissimo (ci guadagna dei soldi per mantenersi e per investire in carità), ma lì devi venire tassato sul locale come sul reddito come ogni cristiano lavoratore che paga. Quando poi vuoi investire in missioni o opere di beneficenza, sono il primo a dire che le tasse non debbano essere pagate da chi acquista beni per occasioni di solidarietà, come la Chiesa fa.

     
    • Andrea

      22 agosto 2011 at 11:47

      La legge prescrive chiaramente che le attività commerciali, anche quelle di proprietà di associazioni non commerciali, devono pagare le normali imposte. Se localmente questo non avviene, è evasione fiscale e/o corruzione/collusione, a seconda del caso.

       
  2. jackilnero

    23 agosto 2011 at 08:45

    Ciao … non la penso come te, siamo su due sponde diverse. Su tante cose, dando una veloce occhiata al tuo blog.
    Ma mi piace come tratti gli argomenti, e mi piacerebbe aver trovato un “cristiano” con cui poter discutere e da cui poter imparare a vedere alcuni lati nascosti … sono personalità che cerco spesso, visto che trastullarsi coi propri simili fa bene all’autocelebrazione ma poco alla conoscenza.

    Ci rivedremo ogni tanto, se non ti disturbo , intanto buona giornata 😉

     
  3. jackilnero

    23 agosto 2011 at 10:07

    Arieccomi … lessi La Questua qualche anno fa, e anche se non tutto mi convinceva, ci sono alcuni elementi degni di interesse.

    Per correttezza ti preciso che sono si anticlericale ma questa riflessione vorrei farla pacatamente dal solo punto di vista economico. Non è del tutto possibile, perchè ovviamente ad un certo punto entra in campo cosa sia giusto o meno secondo noi … ma intanto alcuni numeri su cui ragionare si trovano qui: http://www.ilpost.it/2011/08/20/privilegi-esenzioni-chiesa/

    Tolto che finchè non si fanno i nomi delle strutture incriminate magari siamo un po’ nel vago, alcuni benefici proprio non li capisco: l’ora di religione affidata ai preti ( non ricordo dove ho visto che mentre tutti gli altri insegnanti erano calati, il numero di docenti religiosi era aumentato, mi sembra un articolo di Repubblica), l’esenzione idrica, la riupartizione dell’8xmille o altrimenti la sua struttura in generale: trovo assurdo che si possa destinare più alle religioni che non alla ricerca…

    A me, ingenuamente e come in un fumetto, viene sempre in mente che se parlassi col Papa di queste cose lui mi spiegherebbe che sono tutti soldi che servono per aiutare i poveracci, oppure direbbe “poffarbacco, leviamo queste cose, avete ragione”.
    Insomma… sappiamo che la Chiesa fa tante porcate coi soldi, non dovrebbe essere cristiano sedersi ad un tavolo e valutare assieme la faccenda?

     
  4. Andrea

    23 agosto 2011 at 11:38

    Discutere fa sempre bene, grazie per la partecipazione; il confronto fa nascere interessanti sviluppi.

    Quel che di rado viene detto è che i medesimi “privilegi” valgono anche per enti tutt’altro che ecclesiastici: nemmeno i sindacati, per dirne una, pagano l’ICI. Perché dovrebbe pagarla una parrocchia? Sempre strutture al servizio dei cittadini italiani sono.
    Questo è il grande difetto dell’informazione su questa materia: racconta i fatti come se queste leggi riguardassero solo la Chiesa, mentre si tratta di provvedimenti ad ampio spettro che coprono per intero il mondo del no profit italiano. Vogliamo togliere questi benefici? Uccideremmo il volontariato e l’assistenza… e lo stato avrebbe costi di gestione ben superiori alle cifre ricavate dalla tassazione.

    C’è poi grandissima confusione; l’esenzione idrica è del Vaticano, non della Chiesa. Vaticano che, ovviamente, non paga l’ICI: come potrebbe, visto che è uno stato sovrano? Sarebbe come se l’Italia pagasse le tasse alla Francia… Quest’esenzione sull’acqua, invece, è frutto di un accordo internazionale – il noto Concordato – e, tutto sommato, non è che ci risulti scomodo avere il vaticano lì vicino e in buoni rapporti: quanti milioni di euro incassa l’Italia (e i negozianti italiani) grazie ai flussi di pellegrini che su territorio vaticano spendono poco e niente?

    L’8×1000, poi, non è certo materia per cui scandalizzarsi. Non sono soldi che ci vengono sottratti ma, anzi, denaro delle nostre tasse che ci viene fornito come servizi alla comunità. Perché viene ripartito in quel modo? Perché non c’è altro modo… essendo lo Stato uno dei possibili destinatari, non può stabilire che le quote corrispondenti ai “non votanti” gli finiscano in tasca, sarebbe scorretto (e illegale! Questo si, punibile dall’UE). E, in definitiva, sarebbe come pretendere che si eleggano parlamentari solo in proporzione all’affluenza (l’8×1000 è parte delle nostre tasse, che paghiamo comunque: non è che non firmando li risparmieremmo…).
    Conosco un sacco di preti e la maggior parte di questi impiega lo “stipendio” mensile per sfamare i poveri della parrocchia. Hanno le mani bucate ed è gente che lavora in prima linea per migliorare la società, arrivando dove lo stato non arriva e non arriverebbe neppure se avesse quei soldi. Quanti dipendenti pubblici nell’assistenza con stipendio sotto i 1000€ ne donerebbero buona parte ai loro utenti?

     
    • jackilnero

      23 agosto 2011 at 12:02

      “Quel che di rado viene detto è che i medesimi “privilegi” valgono anche per enti tutt’altro che ecclesiastici”
      concordo, analizziamoli tutti. Non vedo semplicemente perchè debbano essere intoccabili. Per nessuno.

      “Vogliamo togliere questi benefici? Uccideremmo il volontariato e l’assistenza… e lo stato avrebbe costi di gestione ben superiori alle cifre ricavate dalla tassazione.”
      A parte che se uno vuole volontare, volonta lo stesso, concordo che alcune strutture incontrerebbero difficoltà di gestione.
      Ma la base della frase… ha qualche riferimento di numeri? di introiti deviati / devoluti e relativi costi? Perchè un conto è dire “si stima tot” un conto è un’opinione, che per quanto logica deve eprimere un peso quantitativo.
      Andrebbe poi fatta la solita discrimiazione tra una parrocchia che puo’ essere un luogo di ritrovo di ragazzi, e varie residenze, ospedali privati, scuole private … ma come ho anticipato, parlare senza fare nomi concorrerebbe ad una discussione astratta. Appena trovo qualcosa di concreto, te lo propongo che si discute assieme 🙂

      “vaticano etc”
      Avevo già letto il tuo discorso sul Vaticano e lo condivido per quanto riguarda l’ici. Per quanto riguarda invece il rapporto costi/benefici , non vedo perchè debba essere intaccato dal discorso delle esenzioni.
      Il Vaticano è li e sta li, non so se sia un bene o meno, ma non è una scelta. Non vedo perchè dovremmo dargli qualcosa per un indotto che genererebbe comunque. E’ una forma di riconoscimento che non sta in piedi. Ad esempio ora mi chiedo se anche S.Marino ha gli stessi privilegi (tassse doganali credo di si, acqua non so.) Bada che me/ce lo sto chiedendo , non lo so, ma non ho paura a farmi domande aperte … è giusto per ragionare.

      “8xmille”
      Il ragionamento è che è proprio un accordo da rivedere secondo me. Intanto sono una quota parte di soldi originariamente generati dai redditi che sarebbero indirizzate alle tasche dello stato, non è che ce li possiamo tenere. Poichè l’informazione è spesso scorretta, ho visto tantissime persone che lasciavano in bianco convinti che sarebbe andato allo Stato, e le ACLI stesse mi hanno detto che spazio in bianco = allo Stato.
      Ora, io sono troppo in buona fede per pensare che ci sia stata malizia e l’ho imputato ad ignoranza dell’impiegata, ma se all’ignoranza aggiungiamo cattiva informazione, la Chiesa si puppa un bel po’ più del dovuto.
      Ad ogni modo qui c’è poco da discutere, sono opinioni ed entrambi condivisibili per certi versi, credo.

      “Conosco un sacco di preti e la maggior parte di questi impiega lo “stipendio” mensile per sfamare i poveri della parrocchia. Hanno le mani bucate ed è gente che lavora in prima linea per migliorare la società, arrivando dove lo stato non arriva e non arriverebbe neppure se avesse quei soldi. Quanti dipendenti pubblici nell’assistenza con stipendio sotto i 1000€ ne donerebbero buona parte ai loro utenti?”
      Mi piacerebbe tanto conoscerli tutti questi preti. Purtroppo io ho avuto al 90% esperienze negative, sia per tirchieria sia per povertà d’animo. E ho sentito preti parlare male di altri preti raccontandomi che le pratiche di matrimonio erano in ritardo perchè se non spedivano anche i soldi, il prete della parrocchia di nascita non rispediva i documenti… Non mi mettero’ nemmeno a parlare dei preti pedofili o di quelli che bestemmiano, che mi sembrano tanto arrivati in carriera perchè non sapevano fare altro (ce n’è uno qui vicino). Solo per dire che non mi sembra corretto dire “diamoglieli che sono buoni”.
      Oltrettutto quasi la metà (se non erro, ed erro spesso) del gettito dell’8xmille va alle famose “esigenze di culto” che non hanno a che vedere ne coi parroci ne col terzo mondo.

      Insomma, piuttosto che ribattere alle critiche, che come dici (e convengo) sono spesso ingiuste e rivolte per spirito anticlericale che non per amor di giustizia, che cosa pensi si potrebbe ridefinire in questo tema? Che cosa dovrebbe rivedere lo Stato e cosa la Chiesa?

       
  5. ΔΙΩRAMA

    23 agosto 2011 at 15:34

    Ciao, sono uno di quelli che fa superficiali, inesatte, imprecise e non approfondite osservazioni, possibilmente demagogiche. Sono disinformato e in malafede, contemporaneamente.
    Ti segnalo http://addiorama.blogspot.com/2011/08/lici-e-gli-enti-ecclesiastici-italiani.html a mo’ di commento. 😉
    “Perché dovrebbe pagarla una parrocchia? Sempre strutture al servizio dei cittadini italiani sono.” Infatti se l’attività principale fosse una o più di queste [assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive] è giusto che non paghi.
    Inoltre posso togliere questi benefici anche in modo mirato, e cioè escludendo chi fa squisitamente attività di religione o di culto in quegli edifici. Per cui niente morte del no-profit.
    Nota di disinformazione: l’ICI va pagata da quegli “enti pubblici/privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto escluivo o principale l’esercizio di attività commerciali” che sfruttano alcuni/tanti immobili principalmente come attività commerciali. L’esenzione (come spiego nel link poco sopra) valgono anche se hai una piccola cappella.

     
    • Andrea

      23 agosto 2011 at 16:41

      Tu dici:

      “Inoltre posso togliere questi benefici anche in modo mirato, e cioè escludendo chi fa squisitamente attività di religione o di culto in quegli edifici.”

      Ti rispondo: no, non puoi! E per fortuna…
      Sai cosa lo impedisce? La Costituzione della Repubblica Italiana! (Ci sono giorni in cui mi chiedo se a leggerla sono solo io; che nel PdL e nella Lega nessuno la conoscesse ne ero già sicuro, ma ora dubito anche per altre posizioni politiche…)

      Articolo 20
      Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

      Mi sembra abbastanza chiaro che la disinformazione continui perché, se escludiamo le fonti cattoliche, nessuno dice che la Chiesa paga già l’ICI sulle attività commerciale. E dove non lo fa è passibile di evasione fiscale, visto che la legge è molto chiara al riguardo (con tanto di successive interpretazioni veritiere).

       
  6. ΔΙΩRAMA

    23 agosto 2011 at 18:32

    Certo che posso: non c’era niente di speciale prima di dare l’esenzione, la posso abrogare uguale. 😛

     
    • Andrea

      23 agosto 2011 at 19:02

      Stabilire che le attività non commerciali ricevono determinati benefici – come le esenzioni – a meno che non siano connesse al culto è una “limitazione legislativa”, quindi viola l’articolo citato.
      L’anticlericalismo, per fortuna, è vietato dalla Costituzione.

       
      • ΔΙΩRAMA

        23 agosto 2011 at 20:33

        Se l’ente ecclesiastico fa attività di pubblica utilità in un tal immobile ha diritto all’esenzione. Ci mancherebbe! (per fortuna che sono vietato dalla Costituzione)
        Non è imposta alcuna speciale limitaziona legislativa, né alcuno speciale gravame fiscale abrogando quella parte.

         
      • ΔΙΩRAMA

        23 agosto 2011 at 21:45

        Sono andato a rileggermi il testo che avevo alle superiori di educazione civica.
        “L’articolo 20 contiene ulteriori garanzie a tutela del principio dell’eguale libertà di fede religiosa. Vi si afferma, infatti, che la legge non può introdurre trattamenti sfavorevoli o discriminatori a carico degli enti religiosi, cattolici e non, rispetto ad altre associazioni che perseguono scopi diversi. Allo stesso modo non si può ricorrere all’imposizione di tasse e tributi che ne rendano impossibile la costituzione o il funzionamento.”
        Devo ammettere: sono confuso. Secondo il testo ogniqualvolta il legislatore introduce un’agevolazione deve agevolare anche gli enti di culto.
        Se ti scrivessi che si parla di immobili dedicati ad attività e non di enti in sé mi arrampicherei sugli spechi. Sai com’è, sono un anticostituzionale onesto.
        Mi documento in giro e ti faccio sapere.

        Sta di fatto che l’argomentazione sugli alberghi con la cappella rimane in piedi.

         
      • Andrea

        24 agosto 2011 at 22:13

        Informandosi circa le cappellette – basta chiedere alle persone giuste – si scopre che è esattamente il contrario: infatti una cappella inclusa in un’attività commerciale è tassata anch’essa, altro che esentare l’intera struttura.
        La legge, infatti, non parla di “immobile” ma di “attività”: è palese che un albergo sia un’attività commerciale (se albergo è, e non pensionato o casa parrocchiale; ma sono altri casi). In tal caso, visto che la legge parla di attività, essendo quella un’attività commerciale, l’intera struttura è tassata.
        Il testo legislativo non è di facile comprensione, ho dovuto chiedere a un esperto di ICI (che segue un sindacato e un paio di ONLUS… ma il riferimento è lo stesso). Un caso del genere – in realtà un bar pienamente commerciale dentro un complesso di una sua ONLUS – ha dato problemi, tanto che hanno dovuto trasformarne l’uso per evitare di sborsar soldi (ora è un bar sociale e vi si accede con la tessera, a quanto mi ha detto).

         
      • ΔΙΩRAMA

        11 settembre 2011 at 10:15

        Ciao Andrea, avevo perso il tuo blog poi l’ho trovato ricordandomi i gatti, gli anarchici e i gemelli.

        L’esempio della “cappella” non era per la cappella in sé. La cappella vorrebbe dimostrare che l’immobile non è esclusivamente dedicato ad attività commerciali. Infatti nella cappella dovresti praticarci attività di culto.

        Sul bar sociale se mi fai sapere di più sono contento.

         
  7. Lorenzo

    1 settembre 2011 at 16:24

    Ciao sono Lorenzo del Vpostulato. Prima di tutto grazie per aver commentato il mio post!

    Ti rispondo intanto sulle tue ultime righe riguardanti l’attacco alla fede cattolica: sul discorso madre di questa discussione, ovvero privilegi della Chiesa, studierò le tue fonti e ti saprò dire con calma!

    Tu chiedi che “chi si accende per garantire i diritti di manifestazione e di libera espressione ai gay, ai sindacati, ai musulmani si ricordi che anche noi siamo cittadini ed esseri umani con eguali diritti.” riferendoti a noi (mi ci metto anche io) fedeli cattolici. Sacrosanto. Ma vorrei invitarti ad una riflessione: dov’è la solidarietà dei cattolici quando qualche eminente prelato si lascia andare a dichiarazioni discriminatorie nei confronti di gay e lesbiche o trans, descrivendoli come frutti di un disordine, peccaminosi, innaturali, malati, (ircocervi), ecc?
    Io penso che ci sia un grande problema nella convivenza tra cattolici e italiani: è impossibile criticare la chiesa, le istituzioni vaticane, il papa, i preti, senza essere tacciati di anticlericalismo e razzismo religioso. Si usano due pesi e due misure nel giudicare certe esternazioni: se un cardinale afferma che i gay sono la ragione della decadenza della nostra società, ha espresso opinioni di fede, e va rispettata la sua visione, se in una manifestazione si urlano slogan contro una certa morale cattolica allora si è lesivi della libertà religiosa dei poveri fedeli cattolici. Questa enorme ipocrisia fa rabbia e aumenta gli attriti fra le due parti.

     
  8. Lorenzo

    1 settembre 2011 at 16:43

    Ciao Andrea, ho letto il tuo post ma non ho trovato link o fonti da poter controllare. Ad esempio mi interesserebbe vedere questi dati sulla destinazione dei fondi ricavati dall’otto per mille. Ma anche sapere quali leggi hai consultato per scrivere il tuo post.
    Grazie!

     
  9. Andrea

    2 settembre 2011 at 00:11

    Sul tema delle esenzioni ho fatto un post apposito (https://gattogemellianarchici.wordpress.com/2011/09/01/esenzioni-documentazione/)… e grazie per la domanda!
    Riguardo alle critiche alla Chiesa, trovo perlopiù insensato il modo con cui le critiche vengono proposte che non il contenuto stesso delle critiche. Poi sembra quasi che la Chiesa siano i prelati… mentre la Chiesa siamo noi (tralasciando le definizioni teologiche). La Chiesa è composta dalla comunità vivente, non da qualche capoccione testardo che vive fuori dal mondo. E, a parlarne con gente di Chiesa, in Chiesa, si capisce che certe posizioni veramente antipatiche & antiquate non sono affatto patrimonio della Chiesa ma derive politicizzate di qualche vescovo/cardinale polemico e dimentico del Vangelo.

     
  10. Lorenzo

    2 settembre 2011 at 09:28

    Siamo assolutamente in piena sintonia: la chiesa non deve ridursi ai prelati, la chiesa siamo noi fedeli. Ma ho parlato degli alti prelati non a caso: è un dramma interno alla chiesa quello di essere una comunità che vede una larghissima base in continuo fermento e i vertici assolutamente inadeguati a guidarla: persone lontane dai giovani, dalle famiglie, dalla quotidianità, che predicano ogni genere di moralismo fondamentalista senza sporcarsi veramente le mani tra la gente comune. Questo mi fa inorridire, ma va beh…

    Non metto in dubbio, quindi, che i modi con cui ti hanno criticato saranno stati poco simpatici, però tieni presente che i cretini e gli esaltati ci sono da entrambe le parti, e il gesto di uno finisce con lo screditare il pensiero di mille.

     

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