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Fine del libro, fine degli autori… ma anche no!

24 Ago

Girando un po’ la rete mi sono imbattuto in un interessante articolo di Giuseppe Granieri su La Stampa (on line). Tratta dell’evoluzione digitale del libro, prendendo spunto da una dichiarazione di Ewan Morrison che sostiene  La rivoluzione digitale, nel giro di 25 anni, ci porterà la fine dei libri stampati. Ma, ed è ancora più importante, gli ebook e la facilità di pubblicazione elettronica segneranno la fine dello scrittore di professione“. Una dichiarazione decisamente allarmante ma che Granieri minimizza e, anzi, contrasta.

Credo di condividere la lettura generale dell’articolista; sicuramente la nascita dell’editoria digitale comporterà un radicale cambiamento per l’editoria – e per l’utenza dell’editoria – paragonabile all’applicazione della stampa su vasta scala. La Rivoluzione del Libro, di Elizabeth L. Eisenstein, è un testo che illustra secondo me molto bene – pur esagerando l’importanza assoluta dell’evento nell’equilibrio complessivo della storia umana – il passaggio dal libro scritto al libro stampato; una vera rivoluzione che, indubbiamente, ha le sue rassomiglianze con ciò che sta accadendo oggi, almeno nella portata.
Più che sulla distruzione del mercato, credo sia opportuno quindi soffermarsi sulla sua trasformazione. L’editoria digitale sta già dimostrando una notevole spinta propulsiva, crescendo con la rapidità tipica dei fenomeni legati alla tecnologia contemporanea, e mette in luce limiti e vincoli del mercato “tradizionale” che prima non potevamo percepire. Abbattere tali vincoli, se da un lato causerà indubbi malesseri e malumori, dall’altro donerà una vitalità che non pensavamo realizzabile.

Il primo e più importante esempio che mi viene in mente è il “salto” di passaggi tra autore ed utente (utilizzatore?) finale del prodotto letterario. Se oggi questi passaggi assorbono costi – a fronte, ovviamente, di un servizio di qualche tipo – la loro riduzione non potrà che modificare prezzi & ricavi delle opere letterarie. Lungi dall’annunciare la morte della professione di scrittore, sono fiducioso per un suo sviluppo. Gli autori stessi potranno porre sul mercato le loro opere con maggior facilità – e minori costi; un esordiente potrà appoggiarsi a semplici programmi per il suo pc domestico che impaginino e formattino correttamente il testo; poi potrà caricare su un sito specializzato la sua opera, dotandola di un prezzo secondo lui competitivo; l’incasso, poi, sarà completamente suo e potrà sottrarvi le spese (per il pc,l per i programmi di scrittura, per l’hosting sul sito). Formati simili sono già in uso in questi anni e riscontrano notevole successo, tanto che anche autori più quotati possono iniziare ad avvalersene; non mi stupirebbe che la struttura editoriale si modificasse radicalmente e che ciascuno divenisse editore di sé stesso o che nascessero cooperative di autori (noti) che condividano un unico staff, da loro dipendente (le professioni collaterali sono molte e preziose, non si può certo pensare di pubblicare ad alto livello da soli).

Questa è solo un’ipotesi veloce ma delinea uno scenario secondo me estremamente interessante. Per niente drammatico e apocalittico ma stimolante, innovativo.
Non sono avverso al cambiamento in quanto tale, anzi; è evidente dallo studio della storia che  il cambiamento sia l’unico fattore “coerente” e costante all’interno dei fatti. Nulla è costante, semmai passiamo da uno stato stabile all’altro per transizioni infinitesime. Credo quindi che cambiare sia non solo giusto ma connaturato nell’evoluzione inarrestabile. Non crediate di avere a che fare con un positivista, però, convinto che ci sia una continua evoluzione, un progresso nell’accezione più ristretta del termine; non valuto Oggi migliore di Ieri e peggiore di Domani. Sono semplicemente diversi.
I cambiamenti in questi anni stanno assumendo velocità sempre più elevata, alcuni avvengono quasi come repentine rivoluzioni. I settori tecnologico e informatico – internet in particolare – spingono questo effetto oltre ogni limite che riusciamo a pensare; quel limite cade nel momento stesso in cui lo concepiamo. Assistiamo veramente a un’era del “cambiamento istantaneo” e abbiamo modo di provarlo ripensando al nostro passato; com’erano diversi gli anni ’80 e ’90 dal decennio che stiamo vivendo ora? non credo che, a memoria d’uomo, ci siano state trasformazioni più repentine e radicali in così brevi lassi di tempo

Abbiamo riflettuto su alti sistemi partendo dai libri; per chiudere, voglio dirvi che non vedo la morte del libro e dello scrittore come prossimi. Lo ribadisco perché penso, piuttosto, che assisteremo a una sua rinascita. Morirà, forse, il libro di carta, com’è morto il manoscritto (e ci vollero secoli, sappiatelo). La carta sarà soppiantata con tempi celeri, certo, perché oggi tutto è più veloce. Ma il libro resterà; non smetteremo di sognare sfogliando parole (digitali), non smetteremo di sospira sui racconti dei nostri romanzieri preferiti, non smetteremo di tremare leggendo Stephen King.
E ora torno a Turtledove, in edizione cartacea ma economica.

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5 commenti

Pubblicato da su 24 agosto 2011 in Libri, Sproloqui, Teoria

 

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5 risposte a “Fine del libro, fine degli autori… ma anche no!

  1. aaisha

    24 agosto 2011 at 23:26

    Sono d’accordo che l’ebook apre scenari che finiranno per soppiantare il normale libro cartaceo, ma non credo che tutto inizierà con un libro di narrativa, con un romanzo qualunque, perchè per modificare realmente qualcosa bisogna vederne il lato pratico e questo può essere facilmente notato nel cambiamento tra i libri scolastici/universitari cartacei a quelli digitali. Niente più cartelle pesanti, manuali che si usano per un esame, pagati fior di quattrini, e che rimangono per anni nelle librerie degli studenti o tornano, pieni di orecchie, sottolineature, strappi, nelle bancarelle dell’usato. Finalmente si potrà sottolineare in modo digitale e, all’occorrenza, far tornare il libro come nuovo. O cancellarlo dalla nostra libreria digitale senza sentirci in colpa con l’ambiente.

     
  2. Kaandorian

    25 agosto 2011 at 11:57

    Non sottovalutiamo poi il risparmio di spazio all’interno della casa: io libri ne ho un po’, e l’idea di liberarmi di mensole e affini mi stuzzica parecchio.
    Certo che fanno la loro porca scena le pile di libri, ma sono un ricettacolo di polvere e occupano spazio che dedicherei volentieri ad altro.

    Detto questo, che in fin dei conti è una mezza sciocchezza, voglio porre l’accento sulla rinnovata trasportabilità del libro digitale (e portati in giro un volume cartaceo di Wheel of Time…) ma soprattutto sul fatto che il formato digitale difficilmente subirà usura.
    Se c’è una cosa che mi fa male (letteralmente) è non poter rileggere un vecchio libro che mi piace perché anche solo ad aprirlo le pagine saltano via come pop corn in padella…

     
    • Andrea

      25 agosto 2011 at 19:00

      Mi lascia solo interdetto il fatto che si semplifica la pirateria… però noto che, con le dovute trasformazioni, il mondo musicale e home video sta sopravvivendo…

       
  3. Adolfo della Rovere

    25 agosto 2011 at 19:31

    Mah… Io gli Ebook li leggo da ormai diversi anni (ho avuto per le mani un Ebook Reader quando il Kindle doveva ancora essere inventato), ma in tutta franchezza nulla può dara la stessa sensazione che da il libro stampato. Certamente, il reader, od adirittura lo schermo del P,C possono essere una soluzione forse più comoda in termini di spazio rispetto al più tradizionale volume. Eppure manca qualcosa.

    Per fare un esempio molto concreto, mi sono messo a scannerizzare alcune vecchie foto dei miei nonni, visto che il tempo sta iniziando a chiedere anche ai ricordi di prendere atto del suo passaggio. Ebbene… La stessa immagine su carta o su schermo è completamente diversa. Non come qualità, neanche come resa, ma come sensazione. E’ vuota, anonima, impersonale. Lo stesso discorso vale per le opere letterarie: una minore selezione ed una distribuzione facilitata, non vuol dire necessariamente un aumento della qualità generale. Anzi. Le case editrici, spesso e volentieri, fanno da barriera naturale contro la (tanta) fuffa letteraria.

    E questa fuffa, molto spesso, è per l’appunto priva di una vera anima. Da arte, da passione, si rischia di trovarci per le mani un vero e proprio business gestito da persone di dubbia capacità ed ancor più dubbio scopo. Vero, forse, che il supporto digitale è apparentemente più durevole… Ma ricordiamoci una cosa importante: i geroglifici egizi li leggiamo ancor oggi. I floppy di non più di 10 anni fa, no.

     
    • Andrea

      25 agosto 2011 at 19:41

      Sei un inguaribile conservatore…
      Sono più o meno gli stessi commenti che si facevano al passaggio della stampa (Giuro! Storia Moderna docet!)… ma credo che la sensazione sia sopravvissuta dal manoscritto allo stampato e rimarrà anche nel digitale. Forse è solo questione di abitudine e non è detto che la nostra generazione possa abituarcisi; forse solo le generazioni che nasceranno già “digitali” non sentiranno la mancanza della carta. Non credo sia un male; perdono qualcosa da un lato ma lo guadagnano dall’altro. E’ un cambiamento e, come dicevo, nella storia il cambiamento è costante quanto inevitabile.
      Anche se a te non piace! 😛

       

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