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Renzi: punti & spunti… o punti spuntati?

05 Nov

Riprendo la retta via con un argomento di politica. Avrei potuto trattare la crisi e le sue conseguenze, ma credo sia qualcosa di così delicato e così centrale per il futuro del paese che voglio lasciarmi un po’ più di tempo per meditarla. Non mi allontano troppo, però: se la crisi è integralmente imputabile al sistema economico che ci controlla – non vedo come potrebbe essere altrimenti – e quindi al capitalismo/liberismo che lo Psiconano e molti altri ci propinano fin dagli anni ’80, la sinistra non fa veramente nulla per contrastare questo andamento.
Ci troviamo, quindi, a parlare di Matteo Renzi, il supergiovane sindaco di Firenze che ammalia le folle come un novello Cesare: un popolare-populista ventuno secoli dopo. Serve ordine, però, non si inizia con le conclusioni.

Mi sono documentato un po’ sul programma di Renzi, cercando di leggere soprattutto i suoi testi, le sue idee e pochissimi commenti altrui. L’elenco dei “100 punti” è stato la lettura serale che mi ha portato ieri sera tra le braccia di Morfeo (nessuna ironia, è stata una lettura interessante, anche se serotina) e ha chiarito le mie idee attorno a questo rampante ragazzo del PD (?). Ragazzo si, perché siamo quasi coetanei, solo cinque anni di differenza… e scelte un bel po’ diverse alla radice, secondo me.
Vero è che proviene dai ranghi dei giovani democristiani: ho il sospetto che le similitudini con Renzi si fermino qui, al decennio di nascita e allo scudocrociato come riferimento generale nelle scelte politiche.
S’è intuito che Renzi – al momento –  non mi piace: specifico con un complemento di tempo perché, giustamente, è giovane e può cambiare sensibilmente le sue posizioni con il passare del tempo. C’è sempre speranza: essendo poi un buon comunicatore, un soggetto come lui alla sinistra italiana farebbe sempre bene.

Veniamo a quel che davvero conta: Renzi, il Rottamatore, è stato analizzato e, a dir la verità, “rottamato” dal sottoscritto: se non Renzi, lo sono stati i suoi “100 punti”.
L’idea di un programma semplificato su cui aprire un’ampia discussione – una discussione che, tramite la Rete, coinvolga anche i giovani – è senz’altro valida: avvincente, mi spingerei addirittura a definirla. Potrei quasi impegnarmi in questo dibattito, a seconda di alcuni bivi che intendo studiare. Il contenuto del programma fin qui proposto, però, è quantomeno discutibile, se osservato con gli occhi dell’uomo di sinistra. Non a caso conosco più di una persona che, di centro o anche di estrema destra, è conquistata da Renzi e dal suo programma. Poiché non dubito della loro integrità mentale, è evidente che qualcosa non torni in Renzi.
Dicevo: mi son preso i “100 punti”, i testi del Big Bang e ho studiato come uno scolaretto elementare le posizioni di Renzi. Sono interessanti, innegabile, e molte sono veramente vincenti, sulla carta. Se devo rottamarlo, però, partirò invece dalle stonature in tema di “sinistra” che il sindaco fiorentino inanella lungo il suo percorso.
Ecco un excursus di ciò che nel suo programma mi ha colpito – negativamente: i numeri a fianco sono comodissimi per la consultazione volante del suo programma.

27. Liberalizzare i servizi pubblici locali. I servizi pubblici locali sono un monopolio d’inefficienza; bisogna liberalizzare i servizi, accorparli in poche società, abbassare i costi di gestione, ottimizzare l’uso del personale, rendere le gestioni trasparenti, allontanare la politica dalle decisioni aziendali.

Il secondo periodo lo abbraccio al volo, davvero: i servizi pubblici locali funzionano malissimo, devono essere rinnovati. Il primo no: se un servizio è pubblico, tale deve restare. Possibilmente il servizio pubblico deve estendersi ulteriormente, consentendo prezzi concorrenziali e gestendo servizi d’eccellenza per tutti. Per le tasche di tutti. Questa mania delle liberalizzazioni finisce sempre per gravare sulle tasche degli italiani, quelle già vuote: non ho ancora visto una liberalizzazione che abbia portato a un abbassamento dei prezzi.
Se liberalizziamo-privatizziamo i servizi pubblici, non accendiamo comunque la concorrenza (autostrade docet): non esiste la possibilità, tranquilli. Questo significa, in definitiva, solo meno garanzie per il cittadino medio.
Questa sparata me la aspetto da un liberale, non dal PD. Segnatevi questa frase perché tornerà.

29. Liberalizzare le assicurazioni su infortuni e malattie. Le attività svolte dall’Inail, il monopolio pubblico che si occupa dell’assicurazione per le malattie e per gli infortuni dei lavoratori svolge una funzione tipica di qualunque società di assicurazione privata. Bisogna allora aprire all’accesso dell’attività di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro da parte di imprese private di assicurazione o di riassicurazione.

Il primo pensiero a leggere questo è – scusate l’onestà – qualcosa di simile a “Ma questo si droga!”. Privatizzare l’INAIL o, in alternativa, eliminare l’obbligatorietà dell’assicurazione INAIL mettendola sul mercato assieme a tutte le altre.
Sono d’accordo sul fatto che l’attuale struttura funzioni male: è però progettata bene e deve restare intatta. La soluzione non è rivoluzionare l’assicurazione lavorativa, è far funzionare bene quella che c’è. Avete idea di cosa accadrebbe se decadesse l’obbligatorietà, vero? Fioccherebbero assicurazioni private che trufferebbero i lavoratori meno “scafati” o più disperati – toh, i giovani! – solo per abbandonarli sul più bello, quando dovrebbero tirar fuori soldi. Ottima idea Renzi, davvero.
Siamo alla seconda volta: “Questa sparata me la aspetto da un liberale, non dal PD.”

31. Mettere in competizione il pubblico con il pubblico. L’alternativa nella gestione di servizi non può essere solo o pubblica o privatizzata; è possibile creare una competizione fra una scuola e l’altra, fra sistema sanitario di un’area e sistema sanitario di un’altra area; tra un’università e l’altra, insomma all’interno di ciò che rimane pubblico. Quando l’offerta di un servizio pubblico specifico è al di sotto non solo della media, ma degli standard previsti per quel settore, bisogna trovare il modo di penalizzare il responsabile della struttura o addirittura la struttura nel suo complesso. Allo stesso modo, quando in uno specifico servizio, sia per il modo in cui il servizio viene condotto, sia per i risultati ottenuti, la situazione è di grande eccellenza bisognerà trovare il modo di premiare, economicamente e non solo con riconoscimenti, i responsabili e le strutture

Al di là di quant’è contorto questo punto, parte da un buon presupposto inespresso – porre rimedio all’inefficacia di certi servizi pubblici – e delira in una soluzione neo-liberista che farebbe gioire Reagan e rivoltare nella tomba Marx.
Immaginate per un istante la concorrenza tra ospedali: già così la sanità è mal presa, se poi tagliamo dove le cose non funzionano… o premiamo dove già funzionano… scaviamo un solco ineludibile che disgregherà irrimediabilmente la funzionalità pubblica. Il pubblico dev’essere eccellente – in campo sanitario non dovrebbe esserci privato, secondo me – senza alcun ribasso. Semplicemente dove le cose non funzionano, si segano teste e si rinnova la struttura, investendo ulteriori fondi per riprendere la situazione.
Non deve esserci concorrenza tra scuole: mica insegnano a smacchiare leopardi, a scuola! Si insegna a vivere. Cosa succede se non c’è più posto nell’eccelsa scuola pubblica n°2 per mio figlio? Lo iscrivo alla schifosa scuola pubblica n°5, sapendo che riceverà formazione scadente e che il suo istituto ha meno fondi? E questo è un sindaco del PD?
Il pubblico deve funzionare benissimo ed egualmente: non ci sono margini di spostamento da questo. Semmai penalizziamo le attività private doppioni del pubblico, deviando fondi e tasse sul pubblico per farlo crescere. E dove un’ente pubblico agisce in maniera scadente, lo si rinnovi e lo si finanzi per farlo ripartire. Costa? Certo che costa, però è l’unico modo per fornire un servizio giusto. Abbassarsi alla concorrenza apre porte drammatiche sulla differenziazione dei livelli di vita alla quale non voglio assistere. Non possiamo pensare al pubblico in funzione di un’azienda ma in funzione delle persone che ricevono un servizio da quel servizio pubblico: esso deve essere qualitativamente identico su tutto il territorio nazionale. Non c’è margine.
In altre parole: questo me lo aspetto da un pazzo liberale, non da un sindaco del PD! (e tre)

44. Esternalizzare, ma non per pagare di più. In via generale le esternalizzazioni aziendali servono sia per assicurare un servizio migliore rispetto a quello interno, sia per ridurre i relativi costi. Succede in sanità che l’esternalizzazione dei servizi troppo spesso si traduce non in un risparmio ma in un incremento dei costi, tanto che costa di più l’infermiera “esternalizzata” della infermiera interna. Allo stesso modo troppo spesso i beni e servizi acquistati dalle aziende sanitarie, hanno prezzi medi addirittura superiori a quelli di mercato, mentre sarebbe del tutto ovvio pensare che, dato l’ammontare delle quantità acquistate, si possano ottenere prezzi più bassi. inoltre l’esternalizzazione è troppo spesso gravata da attività professionalmente scadente. Occorre in questo caso strutturare e controllare l’iter formativo individuale

Esternalizzare per pagare di meno mi trova d’accordo: non in campo sanitario, ma mi trova d’accordo.In campo sanitario, per quel che mi riguarda, dovrebbe esserci solo il pubblico. Niente cliniche private, niente medici con studio privato, niente corsie preferenziali per chi ha più denaro: identico trattamento a costo zero per tutti i cittadini italiani (con ticket progressivi – anche ingenti per alti redditi).
Questo è sinistra. Pensare alle esternalizzazioni come soluzione no. E non è che sia da scartare perché non è di sinistra: è da scartare perché porta a una società che non ci piace.

75. Consentire a tutti gli studenti universitari di finanziarsi gli studi e le tasse. Obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia.

Mettiamo il futuro dei nostri ragazzi in mano alle banche, dai. Già hanno le nostre case, perché non dare loro anche la nostra vita?
Qui tocchiamo veramente il fondo… lo studio in Italia è un diritto: se costa troppo, deve scendere il prezzo. La soluzione “i giovani che vogliono studiare si indebitano” è pessima e ingiusta. Moralmente fa venir la nausea. Non venitemi a dire “Ma in America funziona così” perché gli Stati Uniti sono l’esempio del paese in cui non voglio vivere. Sia chiaro.
Grazie Renzi, ci sono orde di pidiellini convinti che ti adorano per queste trovate. Penso che sia così pessima che neppure a quelli veramente di destra piaccia – con la destra sociale posso anche trovarmi d’accordo su molte cose.

79. Diritto di voto a 16 anni. Permetterebbe di immettere circa un milione di giovani elettori nel processo politico, abbassando l’età media del corpo elettorale più anziano del mondo.

Questo non ha a che fare con destra e sinistra, solo con il buonsenso. No, non ci sto: un conto è dare spazio ai giovani – molto spazio – un conto è consegnare una scheda elettorale a ragazzi ancora ampiamente in formazione. Tutti cambiamo idea ma a sedici anni – lo so bene, fidatevi – il mondo appare sensibilmente diverso da come appare a venti. Radicalmente diverso.
C’è un’età per tutto: sedici anni non è l’età per votare.

95. Immigrazione intelligente. Occorre stabilire una politica attiva e molto dettagliata nei confronti dell’immigrazione legale. Si stabilisca un piano nel quale siano definite le competenze professionali che è più urgente per il Paese acquisire e si aprano le porte a queste competenze, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo.

Non so se sia peggio questo delle liberalizzazioni folli. Ho un amico di destra – veramente di destra – che è entusiasta di questa proposta: dovrebbe darci un’idea di quanto sia un punto strampalato.
L’Italia deve essere un paese accogliente – per me tutti dovrebbero essere accoglienti ma, direttamente, posso operare solo sull’Italia: dovrebbe esserci posto per tutti coloro che vogliono venire qui a migliorare la loro vita e che hanno intenzione di farlo con onestà e serietà. Non servono altre competenze.
Vogliamo misurare su queste “competenze” l’accoglienza in Italia? Ci sto. Vogliamo misurarla sul titolo di studio o sulle necessità di certe figure? No, grazie. Perché dovrei respingere mio fratello dalla nostra casa comune solo perché, al momento, sembra servire meno di un altro? Se sono entrambi fratelli onesti, che vengano entrambi.
Questo non solo non appartiene alla sinistra: è anche fascista. Veramente fascista!

Penso abbiate intuito cosa ne penso di Renzi – o quantomeno del suo programma.
Ci sono passaggi validi nei suoi “100 punti”, non lo nego. L’idea che mi trasmette l’elenco, sinceramente, è che sia una valida raccolta di quello che è piaciuto a Matteo dei programmi altrui. Non trovo nulla di nuovo, ma trovo moltissime idee di PD, UDC, IDV, Lega Nord, PdL e via elencando. C’è anche moltissimo di tipicamente “sinistrorso”, chiariamoci. Non abbastanza, però, soprattutto in campo economico e sociale.
Qui dovrei attivare una discussione su dove va la sinistra oggi: c’è chi dice che la socialdemocrazia d’un tempo è ormai bruciata, è materia vecchia e deve essere dimenticata. Io penso di no.
L’Italia è un po’ troppo grossa – e troppo abituata ad altri criteri di vita – perché possa funziona un esperimento scandinavo ma questo non deve impedirci di avviarci sulla strada di una società più giusta. Non più liberista, più giusta. Neppure Popper – che era un vero liberista del suo tempo ma aveva un profondo buonsenso e un enorme rispetto dei diritti di ciascuno e dell’uguaglianza sostanziale – sarebbe d’accordo a certe uscite del sindaco fiorentino.
Mi esce una sola parola di fronte a questo programma: Demagogia. Può per questo, essere un programma vincente per la sinistra italiana: il costo sarebbe però altissimo. La distruzione della sinistra stessa sarebbe il contrappasso da pagare per porre in essere queste idee: e se qualcuno pensa di usarle per vincere le elezioni e poi dimenticarle – un tipico approccio berlusconiano – allora la fine è ancora più vicina di quanto mi aspettassi.
Non sono veramente e del tutto a sinistra ma lo sono abbastanza da capire quando qualcuno esagera nel tirare i confini: anche come democristiano di sinistra Renzi è veramente fuori dagli schemi. Lo è così tanto che rischia di toccare la destra e, certe volte, sorpassarla.
Se questo è il suo programma, non voglio saperne della sua candidatura come leader di coalizione: se questo è il suo programma, piuttosto prendo la tessera del PD per fare campagna elettorale per la Bindi (lei si che mi piace) o quella di SEL per aiutare Vendola. Non dobbiamo andare dietro alla linea del rinnovamento-a-ogni-costo, solo per mettere una nuova faccia al posto di quella sonnolenta di Bersani. Servono i giovani ma, nel PD, servono giovani veramente di sinistra, gente che sappia prendere a cuore il bene dei deboli, non di chi sta già bene, scavando ulteriori solchi. Noi, a sinistra o cristiani di tutta la politica, siamo per una società di persone eguali. Capiamolo e mettiamoci in campo.
Questo Renzi, come Bersani, è da rottamare.

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9 commenti

Pubblicato da su 5 novembre 2011 in Politica, Sproloqui

 

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9 risposte a “Renzi: punti & spunti… o punti spuntati?

  1. Angelo

    6 novembre 2011 at 12:22

    Ciao Andre. Ce ne sarebbero di cose da dire. Il programma di Renzi è la vera alternativa che il fatto di dare più soldi se un ospedale funziona bene e dare meno soldi se invece fa schifo? Perchè lo stesso ragionamento non si dovrebbe applicare alle università? La concorrenza è l’arma più potente per fare andare bene le cose.
    Mi sembra che mancava a questo paese, l’alternativa a 30 anni se non di più di politiche stataliste, assistenzialiste e dirigistiche, seguite anche da questo governo. Certo che se tu confondi liberalizzazioni con privatizzazioni, allora non si capisce più niente. A me non interessa che un servizio sia pubblico o privato, purchè funzioni bene, e per funzionare bene ci deve essere nel settore di cui si occupa il servizio (che sia il trasporto pubblico, la raccolta dei rifiuti o l’istruzione universitaria) una vera concorrenza, che favorisca i più efficienti e faccia fallire gli inefficienti. Se invece da un monopolio pubblico si passa ad un monopolio privato, è ovvio che non cambi niente.
    Mi ha colpito il tuo commento al punto 31. Forse non ti sei accorto che le cose stanno già così: i pazienti vanno a farsi curare dove ci sono le migliori strutture, magari evitando lo scadente ospedale vicino a casa; perchè allora i finanziamenti agli ospedali buoni e a quelli cattivi devono essere uguali? Qual è un incentivo più forte a far sì che l’ospedale migliori se non dare più soldi se l’ospedale funziona bene e meno soldi se invece fa schifo? Perchè non applicare lo stesso ragionamento all’ università?
    La concorrenza è lo strumento più potente per fare andare bene le cose.
    Punto 95. Ma che fascismo! Deve o non deve essere un obbiettivo del nostro paese oltre ad attirare capitali dall’estero, attirare cervelli? Certamente! Questo è quello che c’è scritto.
    Punto 29. L’Inail è un monopolio e quindi non mi soprende proprio che sia inefficiente. Perchè non è prevista la visita fiscale quando sei in malattia? Se è così da 50 anni dubito che cambi mai; liberalizziamo e buonanotte.

    In generale mi sembra che tu reputi questo programma, e le idee che lo sostengono, quanto di più lontano dal principio di uguaglianzia; ma secondo me bisogna mettersi d’accordo su cosa intendiamo per uguaglianza. Se uguaglianza vuol dire che al lavoro siamo tutti uguali e il nostro stipendio cambia solo in funzione dell’anzianità, non mi va bene. Se vuol dire che l’operaio scansafatiche ha le stesse probabilità di essere licenziato di uno stakanovista, perchè è protetto dall’articolo 18, non mi va bene. Se il professore che legge il giornale in classe riceve lo stipendio come quello che ti fa appassionare alla materia, non mi va bene. Se la mia laurea vale quanto quella presa nella peggiore università, non mi va bene. Come diceva Don Milani, fare parti uguali tra disuguali è profondamente ingiusto.
    Io credo che l’uguaglianza vera sia quella delle opportunità: che tu sia nato ricco o povero, in città o in un paesino del Sud, se hai le capacità avrai la stesse possibilità di chiunque altro di diventare anche Presidente del Consiglio. é un uguaglianza profondamente diversa, se sei bravo otterrai responsabilità e onori, se non lo sei non c’è raccomandazione che tenga. A parità di bravura si hanno le stesse opportunità.
    Passare dal tipo precedente di uguaglianza a questo sarebbe una rivoluzione copernicana.

     
  2. Angelo

    6 novembre 2011 at 12:29

    Ciao Andre. Ce ne sarebbero di cose da dire. Il programma di Renzi è la vera alternativa che mancava a questo paese, l’alternativa a 30 anni se non di più di politiche stataliste, assistenzialiste e dirigistiche, seguite anche da questo governo. Certo che se tu confondi liberalizzazioni con privatizzazioni, allora non si capisce più niente. A me non interessa che un servizio sia pubblico o privato, purchè funzioni bene, e per funzionare bene ci deve essere nel settore di cui si occupa il servizio (che sia il trasporto pubblico, la raccolta dei rifiuti o l’istruzione universitaria) una vera concorrenza, che favorisca i più efficienti e faccia fallire gli inefficienti. Se invece da un monopolio pubblico si passa ad un monopolio privato, è ovvio che non cambi niente.
    Mi ha colpito il tuo commento al punto 31. Forse non ti sei accorto che le cose stanno già così: i pazienti vanno a farsi curare dove ci sono le migliori strutture, magari evitando lo scadente ospedale vicino a casa; perchè allora i finanziamenti agli ospedali buoni e a quelli cattivi devono essere uguali? Qual è un incentivo più forte a far sì che l’ospedale migliori se non dare più soldi se l’ospedale funziona bene e meno soldi se invece fa schifo? Perchè non applicare lo stesso ragionamento all’ università?
    La concorrenza è lo strumento più potente per fare andare bene le cose.
    Punto 95. Ma che fascismo! Deve o non deve essere un obbiettivo del nostro paese oltre ad attirare capitali dall’estero, attirare cervelli? Certamente! Questo è quello che c’è scritto.
    Punto 29. L’Inail è un monopolio e quindi non mi soprende proprio che sia inefficiente. Perchè non è prevista la visita fiscale quando sei in malattia? Se è così da 50 anni dubito che cambi mai; liberalizziamo e buonanotte.

    In generale mi sembra che tu reputi questo programma, e le idee che lo sostengono, quanto di più lontano dal principio di uguaglianzia; ma secondo me bisogna mettersi d’accordo su cosa intendiamo per uguaglianza. Se uguaglianza vuol dire che al lavoro siamo tutti uguali e il nostro stipendio cambia solo in funzione dell’anzianità, non mi va bene. Se vuol dire che l’operaio scansafatiche ha le stesse probabilità di essere licenziato di uno stakanovista, perchè è protetto dall’articolo 18, non mi va bene. Se il professore che legge il giornale in classe riceve lo stipendio come quello che ti fa appassionare alla materia, non mi va bene. Se la mia laurea vale quanto quella presa nella peggiore università, non mi va bene. Come diceva Don Milani, fare parti uguali tra disuguali è profondamente ingiusto.
    Io credo che l’uguaglianza vera sia quella delle opportunità: che tu sia nato ricco o povero, in città o in un paesino del Sud, se hai le capacità avrai la stesse possibilità di chiunque altro di diventare anche Presidente del Consiglio. é un uguaglianza profondamente diversa, se sei bravo otterrai responsabilità e onori, se non lo sei non c’è raccomandazione che tenga. A parità di bravura si hanno le stesse opportunità.
    Passare dal tipo precedente di uguaglianza a questo sarebbe una rivoluzione copernicana.

     
  3. Andrea

    6 novembre 2011 at 12:56

    Io non credo che la concorrenza posso portare reali benefici al cittadino medio e, al momento, le prove italiche di questa impossibilità sono lampanti. Ogni liberalizzazione in Italia ha portato solo ad aumenti dei prezzi e a crollo della qualità del servizio. Non ci sto.
    Come non ci sto a creare servizi pubblici di serie B e C rispetto ad altri: se un’università funziona male, si prendono a pedate i docenti scansafatiche, se ne spostano lì altri da università che funzionano e si stanziano ingenti fondi. Il servizio pubblico deve essere ottimale e identico ovunque. L’alternativa è che tuo figlio riceva un’istruzione elementare scadente perché nell’ottima scuola dove volevi iscriverlo i posti sono finiti… o che tu venga curato male perché quando cadi dalla moto ti portano – incosciente – nel peggiore reparto di traumatologia della regione. Non è giusto e non deve accadere.
    Un conto è leggere in funzione della concorrenza come efficienza l’attività industriale privata “di supporto”: se la FIAT produce auto pessime, peggio per lei, non verranno comprate. Altro discorso sono i servizi fondamentali per la vita onorevole e qualitativamente valida: sanità, istruzione, pensioni, trasporti pubblici. Questi devono essere ai massimi livelli, a costo pressoché nullo – quantomeno per la gente normale: Marchionne può anche pagarselo il ticket, molti anziani no – e identici in ogni zona del paese. E’ compito dello stato far si che così accada. Se per farlo deve mandare a casa medici/insegnati/dirigenti incompetenti o svogliati, ben venga.
    E, in fatto di licenziamenti, il problema non sono quelli che lavorano male: loro si che dovrebbero perdere il lavoro. Ma il tipo di legislazione che si vuole propinare al paese è il liberismo più becero – un passo indietro della civilizzazione – dove decide il “padrone”, in base ai suoi conti di cassa, se licenziarti o meno, indipendente dalla tua capacità lavorativa. Questo non va: il lavoratore onesto e produttivo deve avere una serie di garanzie intoccabili e permanenti.
    L’uguaglianza, poi, non esiste, non possiamo prenderci in giro su questo. Non è affatto vero che tutti hanno le stesse opportunità e finché esisteranno profonde differenze sociali sarà sempre così. Vanno limate quelle: serve uno “stipendio minimo” e un “tetto massimo”, entrambi dello stesso ordine di grandezza. Anche perché l’istruzione “teorica” è largamente sopravvalutata rispetto alla formazione “pratica”: un falegname che ha un diploma da perito e lavora da quando ha 19 anni possiede competenze molto più specializzate di un qualsiasi direttore di banca. Quest’ultimo, però, tratta direttamente i soldi e può permettersi stipendi ben più alti. Questa è giustizia sociale? Secondo me no.

    Renzi in tutto questo cavalca un populismo becero, una sorta di berlusconismo alla rovescia (ma neppure troppo). Fortunatamente, i rumori della piazza della sinistra confermano questa mia lettura e, se saremo benedetti, non avremo certo lui come futuro leader. Non con queste posizioni, quantomeno.

     
  4. francesco

    6 novembre 2011 at 14:31

    se su 100 punti ne critichi 7….a me sembra un signor programma!!!io sul programma della vera destra ,non di quella di Renzi che è destra solo per quelli che vivono ancora dei vecchi dogmi inconfutablii della sx, faticavo a trovare 2/3 punti sensati …e dico sensati…non condivisibil!
    Mi sembra che il Partito Demoratico, (che se tratta in questo modo i suoi iscritti che propongono idee, aldilà di quanto siano valide, è molto poco Democratico) si aprisse alla possibilità di vivere l’essere di sinistra in modo più contemporaneo con quelli che sono le realtà odierne,forse ne trarrebbe giovamento.
    Io sono stato un D’Alemiano convinto e trovo Bersani una persona degnissima e validissima, ma mi sembra di sentire D’Alema che parla bolognese…e a distanza di vent’anni coronati da poche vittorie elettorali per altro rovinate da personaggi discutibili come Bertinotti e Mastella e molte sconfitte sia giusto far provare a qualcun’altro a dire la propria opinione o indicare una strada alternativa.
    Privatizzare non è una parolaccia o qualcosa di cui aver paura, ma una forma di aiuto al pubblico che in un contesto di capitalismo imperante (piaccia o no è cosi e ce lo dobbiamo tenere fino ad una rivoluzione mondiale)deve essere controllata ma può essere sfruttata.
    Dire o far capire che il pubblico è pieno di sprechi e scansafatiche non è un Brunettismo tanto per far polemica, ma sottolineare un difficoltà che paghiamo tutti.

    Io sinceramente sono un ammiratore del coraggio,della voglia, della passione del sindaco Renzi e credo che se lo aiutassimo invece che combatterlo a priori per i modi in cui si propone (frutto della enorme capacità di comunicazione di cui fra l’altro la sinistra è completamente sprovvista!!!),che se quantomeno lo ascoltassimo e valutassimo cio che a Firenze ha fatto…non dico che lo apprezzeremmo tutti come un guru o un nuovo Messia,ma almeno avremmo la possibilità di scegliere.
    Temo che il Partito Democratico invece eviterà le primarie che tanto ha sbandierato quando i candidati erano Veltroni, Topo Gigio, e Rockerduck…fiutando la possibilità di una clamorosa sconfitta interna….e quindi in per non essere messi in mano alla destra mi toccherà votare questo poco convincente e per nulla vincene Partito (Non) Democratico

     
  5. Igor Ruffinengo

    6 novembre 2011 at 14:55

    Se c’è una cosa da rottamare in Renzi, è la (sua) forzatura di restare nel PD, e di etichettarsi come uomo di sinistra.
    Non lo è, non è di sinistra: ma non è di destra, e neanche di centro.
    Questa vetustà di inquadrare le persone come sx-dx-centro è talmente sorpassata che mi domando ancora perché se ne parli.

    La legge italiana ci obbliga (tralasciando gli apolitici) a schierarci in una di quelle tre posizioni, ma ormai si sa: destra, certo e sinistra, sono termini vuoti, che non hanno alcun valore. Io pensavo che i miei nipoti sarebbero stati polvere già da anni prima di vedere un bel ex-fascistone stile Fini andare a braccetto con un ex-“oliva” come Rutelli. In Italia i politici cambiano schieramento con la disinvoltura con cui tu ti cambi le mutande al mattino.

    Pertanto, mi sento di affermare che è assurdo dire “Renzi non ha comportamenti da sinistra” oppure “C’è qualcosa di strano in lui perché piace anche a gente di destra che non sia un cerebroleso conclamato”…

    In ognuno dei 3 poli che abbiamo in Italia c’è (potenzialmente) del buono e (innegabilmente) molto marciume.

    Quello che cerca di fare Renzi, imho, è di recuperare il buono da tutte le parti e lasciarsi alle spalle il marcio. Questo ovviamente, siccome non è superman o Goku o Kenshiro, non gli può riuscire al 100%, e di sicuro non così in fretta.

    Ma il suo è un inizio maledettamente buono, cerchiamo per favore di rendercene conto.

    PS: quella delle compagnie telefoniche mi sembra una liberalizzazione che è stata molto vantaggiosa per tutti, visto che le tariffe sono crollate, i costi di ricarica sono scomparsi, ed ora le compagnie si permettono persino il lusso di regalarti telefoni da 779 € per la sola sicurezza di averti come cliente per 30 mesi.

     
  6. Angelo

    6 novembre 2011 at 15:34

    Le liberalizzazioni di cui parli io non le ho mai viste. L’unica di cui sono a conoscenza in tutta la storia della repubblica è quella del mercato telefonico, che ha portato ad un ottimo servizio a prezzi oggettivamente bassi. Per il resto noi viviamo in una società corporativa, dove larghi settori della società sono preclusi alla concorrenza.
    Sulle elementari ti do ragione e infatti io non ne avevo parlato, ma per il resto i tuoi ragionamenti sono convicenti solo in superficie. Chi non sarebbe d’accordo con chi dice che gli ospedali devono essere tutti ottimi? Un altra faccenda è come realizzare questo assunto. Cerco di spiegarmi con un esempio pratico: una regione ha 4 ospedali, tutti e 4 hanno performance scadenti; se ne chiude uno, e concentrando le risorse solo su 3 si ottengono ottimi livelli, perchè la distribuzione delle risorse era fortemente inefficiente. Invece secondo te si dovrebbe investire fondi su tutti e 4 gli ospedali per farli raggiungere un buon livello, cosa che si può senz’altro fare, ma che ha il difetto di fare esplodere la spesa sanitaria. Sarebbe bello avere un ospedale ottimo per ogni provincia, ma lo stato deve pagare anche altre cose e non ha risorse infinite. Facendo competere le strutture pubbliche avremo due risultati: spingeremo verso una migliore qualità e avremo il numero giusto di strutture. Lo stesso discorso può valere per università e un sacco di altre cose.
    Quanto al liberismo becero delle proposte di lavoro, non l’ho capito. La causa più profonda dell’esistenza dei contratti precari è l’estrema rigidità dei contratti di lavoro a tempo indeterminato. In Italia è più facile divorziare che rescindere un contratto di lavoro, secondo me è bizzarro. E quanto è ingiusto il sistema attuale con due trattamenti diversi e separati, precari da una parte e ipergarantiti dall’altra? Quanto sarebbe più giusto un unico tipo di contratto con delle tutele progressive, come ha proposto Ichino?
    Per l’uguaglianza delle opportunità è vero, non esiste, infatti non ho detto che esistesse. Ma è la meritocrazia l’unico modo per superare le differenze sociali. Non me ne vengono in mente altri, quali sarebbero?
    Se questo ti sembra poco di sinistra, non mi interessa, le ricette di sinistra semplicemente non esistono, almeno la sinistra che tutti hanno in mente. Le alternative sono tra conservazione del regime attuale o profonda revisione della società in senso più liberale. Poi sul liberismo globale ti posso dare ragione su un mucchio di cose.

     
  7. Igor Ruffinengo

    6 novembre 2011 at 17:11

    Tra l’altro, a oggi parlare di INAIL e cose simili equivale a parlare di assicurazioni sulle autovetture gestite dallo stato. Obbligatoriamente dallo stato. Esclusivamente dallo stato. Con prezzi – ovviamente – imposti dallo stato.

    Lasciamolo pure in piedi l’INAIL, ma diamo la libertà di avere una libera concorrenza su questo.
    Mi ci gioco i marroni che salterebbe fuori un’assicurazione concorrenziale, con conseguente guadagno dei lavoratori ma soprattutto dei datori di lavoro.

    Che poi si debba avere tutti lo stesso trattamento a livello contrattuale, qui mi faccio una grassa risata… io ti assumo per un anno a tempo determinato, poi sono obbligato ad assumerti a tempo indeterminato o a lasciarti a casa.
    Certo, tu lavori benino per un anno, e poi sei libero di non fare un cazzo dal mattino alla sera perché sei tutelato dal tuo bel pezzo di carta. Eh sì, proprio quello che ci vuole per far riprendere le imprese italiane!!!

    Sul settore sanità, inoltre, Andrea, pensavo che non potessi scadere in un’ingenuità di così bassa lega: ma se già oggi devi fare code semestrali per una lastra (nel dubbio che magari ci sia un tumore, mi fai aspettare sei mesi??? vabbé…) cosa succederebbe se non ci fosse il settore privato?
    Code annuali?
    Biennali?
    Ah, no, giusto… assumiamo tutto il personale del settore privato alla ASL così almeno i tempi si velocizzano e la gente non deve spendere…

    Peccato che le ASL (che sono aziende a tutti gli effetti) dichiarerebbero bancarotta nel giro di quanto? Due mesi? Probabilmente meno.
    Alternativamente bisognerebbe aumentare a dismisura le imposte sui consumatori per generare un gettito in grado di sostentare una macchina sanitaria di quelle dimensioni.

    Con il rischio, ovviamente, di incrociare il problema della gigantesca struttura creatasi con l’inconveniente dei contratti di lavoro ferrei.
    Una sorta di ASL-Zilla che brucerebbe miliardi su miliardi dei nostri soldi, riservandoci solo servizi ancora più scadenti e lenti, dato che le tempistiche delle istituzioni statali sono quelle.

    Ogni tanto mi piacerebbe possedere il manuale di ambientazione per gdr in cui tutto funziona e tutto va bene come dici tu.
    Ma occhio, però.
    E’ un u-topos nel senso più stretto del termine.

     
  8. Andrea

    7 novembre 2011 at 11:44

    Quanta roba… andrò con ordine (inverso) per cercare di rispondere a tutti.
    Igor & l’INAIL: liberalizzare l’assicurazione sul lavoro è il peggior danno che si possa immaginare. Aprirà la strada a mini-assicurazioni a basso costo che attireranno quei poveri lavoratori disperati disposti a rischiare pur di tenersi 50€ extra nella busta paga. L’attività unica & univoca dello stato è la sola possibilità capace di mantenere saldi i diritti, che vengono ben prima dei doveri.
    Il che ci rimanda al discorso sui contratti, che risolve anche il “problema ASL”: un conto è consentire il “libero licenziamento”, un conto è il “giusto licenziamento”. Se sei uno scansafatiche, giusto che il datore di lavoro possa licenziarti, su questo c’è da lavorare. Ma le modifiche attuali consentono anche il licenziamento senza alcun motivo vero e proprio, magari solo perché c’è una congiuntura negativa del mercato… e tu non puoi farci niente. Fa parte del rischio imprenditoriale del datore di lavoro, secondo me: se non ha voglia di sobbarcarsi quest’onere, che cambi lavoro. Se vuole fare l’imprenditore deve prendersene anche gli svantaggi, non solo i vantaggi. Troppo comodo…
    L’ASL? Stesso discorso. Se il personale è lento e non produce, a casa. Se l’ASL non produce per problemi strutturali, la si modifica. Il discorso del numero di ospedali non ha senso: si stabilisce un numero di servizi necessari per esprimere un ottimo servizio pubblico e quello si mantiene. Abbiamo voci di spesa pubblica da tagliare per così tanti miliardi di euro che basterebbe mettersi d’impegno per eliminare ogni problema di istruzione & sanità.
    Angelo & le liberalizzazioni: te ne cito due lampanti, se vuoi. Autostrade & Ferrovie. Servizio peggiorato, prezzi maggiorati. E, per giunta, liberalizzazione finta. Sono queste le liberalizzazioni di cui non c’è bisogno… infatti guarda come funziona bene il trasporto pubblico locale (non solo Trenitalia, anche autobus e simili) e quanto sono aumentati i prezzi.
    Io non credo nella necessità di modificare la società in senso liberale, anzi: sono fermamente convinto che si debba porre un freno all’imprenditoria selvaggia, punendo tutti quelli che si arricchiscono sulle spalle altrui. Ci deve essere maggior equità – in stipendi, servizi, educazione – e questo si raggiunge solo con l’intervento calmierante dello stato. Senza dover fare dello statalismo, è ovvio. Però, come sosteneva Popper, dobbiamo saper fermare la piena libertà non solo quando commette un danno diretto ma già quando provoca ingiustizia sociale.
    Francesco & il capitalismo: è lì che si cade e non si dovrebbe cadere, invece. La rassegnazione al capitalismo. Finché ci disponiamo proni alle forzature del capitalismo, non ne usciamo vivi e continuiamo a galleggiare… probabilmente facendo affogare altri. Se crediamo che il capitalismo faccia schifo – e io lo credo profondamente – è ora di lavorare per uscirne. Senza ricorrere alla violenza o a una rivoluzione fisica, ma prendendo in mano le redini e iniziando a erodere definitivamente il sistema che lo sostiene. I primi passi dell’Islanda, nel suo piccolo, sono un esempio; la struttura socialdemocratica delle nazioni scandinave di qualche decennio fa, un altro; alcuni aspetti funzionanti della Cuba castrista, anche; persino il sistema – teorico – del corporativismo fascista è una strada valida per abbandonare il capitalismo. Bisogna crederci, però, e impegnarsi su questa via. Rassegnarsi e “scendere a patti con il nemico” come fa Renzi porta solo a maggiori problemi a lungo termine. Prima o poi il sistema è da cambiarsi, non c’è dubbio (il capitalismo di oggi non può reggere alla massa di umanità del pianeta e non possiamo credere che la grande maggioranza della popolazione resterà ancora a lungo completamente ininfluente sul piano decisionale, dobbiamo prepararci): già a inizio ‘900 il sistema capitalistico è stato profondamente modificato – infatti le teorie di Marx non sono più strettamente applicabili proprio perché la situazione attuale è profondamente diversa – adesso potrebbe essere l’ora di implementare ulteriori modifiche.

    Chiudo con un chiarimento: non ho segnalato tutti i punti del programma su cui sono scettico o che non condivido. Ne ho scelti alcuni, i più lampanti, che rendessero l’idea (dopotutto è un blog, non posso scrivere paginate). Soprattutto li ho scelti in base a quanto si distanziano – a volte radicalmente – dalla mia idea di giustizia sociale. Chi conosce le mie fonti di ispirazione può facilmente immaginare le connessioni. Altri punti sono contestabili… ma questi sono quelli che, più direttamente, rendono l’idea della distanza che c’è tra me e Renzi.

     

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