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La tortura del non abortire

25 Nov

Segnalato da questo articolo de La Bussola Quotidiana, si viene a sapere che l’ONU, attraverso la sua Commissione contro le Torture, avanza delle rimostranze all’Irlanda per il suo atteggiamento troppo restrittivo in materia di aborto. L’Irlanda è quindi un mostro, colpevole di rendere difficile l’aborto alle sue donne, mettendo in pratica in questo modo una sistematica tortura su di loro. Un’argomentazione francamente folle.
Non ci trovassimo in tempi di gravissima crisi economica, la notizia dovrebbe rimbalzare ben più che sulle pagine web di un piccolo marginale sito d’informazione cattolica. La crisi, a suo modo, è un’eccellente giustificazione per far sparire questo fatto dai notiziari: sarebbe meritevole di maggior attenzione, senza il governo Monti?
Analizzando la questione con maggior freddezza, emergono due problemi di ampia portata dalle letture di queste righe. Il primo è relativo al rovesciamo dell’ottica: la difesa del debole diventa difesa del forte, difesa del diritto acquisito. Il secondo è quello, strettamente politico, della sovranità nazionale – e popolare. Analizziamoli.

La possibilità della donna a interrompere la gravidanza si è così tanto consolidato da sembrare un vero diritto. L’embrione, in tutto questo, è trattato solo come un oggetto sgradito, un segmento del problema che ha gli stessi diritti di un paio di scarpe. Quando non le si vuole, le si butta. Non è diverso dall’uso degli schiavi in alcune società del passato: oggetti senza diritti, semplicemente strumenti a disposizione del padrone. Quello di vita o di morte era un diritto pienamente accettato anche all’epoca, probabilmente un diritto per cui alcuni si erano battuti. D’altronde, si può dire, quelli non erano esseri umani: erano schiavi! Spesso neppure avevano i tratti somatici – colore della pelle, forma del naso e delle labbra – di un essere umano, perché mai avrebbero dovuto essere trattati in modo diverso da una comune proprietà?
L’abominio di questo trattamento ci è oggi palese e conduce un senso di nausea a disgusto per il passato che ha pochi termini di paragone. Però ci vantiamo della conquista preziosissima della donna di poter uccidere suo figlio quando ancora è in divenire, quando è una debole creatura completamente dipendente da lei. Quando non fa tenerezza, perché non lo vediamo; quando non ha una voce con cui piangere i suoi ultimi respiri.
Quando non ha modo di farsi sentire.
Provocatoriamente, noto che i deboli sono difesi da certi partiti solo in misura del loro diritto di voto e della loro visibilità: la sinistra – i radicali? – che hanno lottato per certe “conquiste” sono ampiamente favorevoli a queste pratiche omicide. Chiedono più diritti per gli immigrati, lottano contro i soprusi commessi dal “ceto padronale” sugli operai… un essere umano ammazzato quando è un embrione, invece, pesa solo pochi grammi, non voterà mai, non finisce in prima pagina sul giornale, non da alcun fastidio. Molto semplice sbarazzarsene.
Vorrei che a questa provocazione rispondesse davvero qualcuno di sinistra, più di sinistra di quanto io sarò mai. Se ci si appella alla ragione e alla scienza, allora l’aborto deve essere rifiutato in ogni nazione dove l’omicidio è reato. Sappiamo benissimo che la scienza è fallibile, che torna sui suoi passi, che cambia idea. La scienza medica che oggi ci garantisce che un embrione al terzo mese non è abbastanza umano – e può quindi essere ucciso – magari fra due secoli sosterrà l’esatto opposto e stabilirà l’inizio della vita con la fecondazione dell’ovulo.
Ha cambiato idea su questioni che sembravano più semplici e dirette – come dubitare che il Sole gira attorno alla Terra? Diamine, lo vedo muoversi tutti i giorni! – perché dovrebbe rimanere salda su questa?

La seconda è più sottile. C’è un limite oltre il quale le organizzazioni internazionali – anche l’ONU – devono fermarsi; al momento, lo “stato nazionale” è la forma di governo che ci siamo dati e la sua indipendenza deve essere rispettata.
Sono anch’io dell’idea che lo stato com’è oggi concepito non possa funzionare e che debba perdere i suoi privilegi, a vantaggio di una struttura più modulare e più estesa, che fornisca garanzie, diritti e servizi identici in tutto il pianeta. Purtroppo siamo ancora lontani dal realizzarla, non c’è traccia di questa volontà – se non nel controllo economico di poche mani.
Allora che l’ONU si occupi di problemi veri, non di proteggere e propugnare l’omicidio sistematico di milioni di esseri umani. Dovrebbe avere un ruolo di garanzia, è nato per lavorare alla pace su tutto il globo: che si dedichi a questa grande missione. E che si occupi di torture vere, di occasioni in cui i diritti umani sono realmente svuotati e violati.
Descrivere l’Irlanda come un cattivo soggetto per le sue restrizioni in materia d’aborto – ben poco limitanti, in verità, e non così punitive – suona come un vero affronto a quanto stiamo cercando di garantire ai deboli. A tutti i deboli.

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15 commenti

Pubblicato da su 25 novembre 2011 in Sproloqui

 

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15 risposte a “La tortura del non abortire

  1. jackilnero

    25 novembre 2011 at 08:50

    “Ha cambiato idea su questioni che sembravano più semplici e dirette – come dubitare che il Sole gira attorno alla Terra? Diamine, lo vedo muoversi tutti i giorni! – perché dovrebbe rimanere salda su questa?”

    curioso sentire una critica come questa rivolta alla scienza, in genere è ribaltata. Ma ribaltata suona meglio perchè la scienza non vuole dare, in genere, soluzioni assolute e permanenti. La ricerca le appartiene, il Metodo anche.
    Piuttosto sono le religioni, le chiese, le morali ad essere messe in crisi perchè non sono teorie quelle che propongono, che io sappia.

    sull’argomento non saprei, perchè non conosco la legislazione. Il tuo punto di vista è chiaro comunque ^_^

     
    • Andrea

      25 novembre 2011 at 10:02

      Io credo che il dubbio dovrebbe impedire di prendere decisioni irrevocabili, soprattutto quando sono in ballo altre persone. Le conoscenze scientifiche sono in costante evoluzione: basarsi su queste nel compiere un gesto irrevocabile come l’aborto – che è un omicidio a tutti gli effetti – è un gesto irresponsabile e, per me, incomprensibile.
      Al di là di qualsiasi fede religiosa uno possa avvertire come propria: è una questione di metodo scientifico. C’è in gioco una vita e una possibile sofferenza: urlare ai diritti umani e poi fregarsene nel dubbio perché “è comodo così” non mi suona bene.

       
  2. Igor Ruffinengo

    25 novembre 2011 at 10:06

    Attenzione, segnamo questa data sul calendario perché… accidenti, siamo d’accordo! E non è evento comune, lo sappiamo bene.

    Per quello che riguarda l’aborto, oggi la gente lo vede quasi alla stregua di un CONTRACCETTIVO, e questo è umanamente, moralmente inaccettabile.

    “Non vuoi figli?
    E’ facile, sai? Basta non farsi montare da ogni cosa che si muove e ha una protuberanza semi-rigida in mezzo alle gambe.
    E in ogni caso ci sono preservativi e pillole.
    Hai avuto sfiga e non hanno funzionato? Peccato, sapevi con cosa stavi giocando.
    Mi chiedo, cara assassina che non sei altro, se avresti gradito che tua madre, una volta scoperto di essere incinta, si fosse fatta mettere un aspiratore nell’utero e ti avesse strappato da lei facendoti risucchiare in un bel cestino della spazzatura in alluminio luccicante.
    Per poi, ormai ridotta ad una poltiglia di sangue e carne a grumi, essere buttata nel sacchetto dell’umido.”

    Spero di essere stato abbastanza crudo nel mio commento, d’altronde quello era lo scopo!
    Concepisco l’aborto solo in casi estremamente rari, che comunque andrebbero ragionati volta per volta.
    – la gravidanza rischia di uccidere la madre e di conseguenza il feto: non si perdono due vite quando si possono “limitare i danni”
    – il feto è gravemente malformato o malato
    – la gravidanza è frutto di violenza (ma anche qui ci sarebbe da parlarne… che colpa ne ha lui?)

    Per il resto ribadisco che l’aborto non è un contraccettivo, come pare invece ormai sia di moda.
    Se sei abbastanza grande da farti mettere incinta (o da mettere incinta, per i maschietti) allora lo sei anche per tenere un figlio e allevarlo avendo rispetto della sua vita.
    E’ la SUA, non la TUA.
    E il fatto che tu gliel’abbia data, non ti da il diritto di togliergliela.
    Ammazzeresti mai tuo figlio di sei anni?
    Sappi che la risposta alla domanda “ho diritto di abortire solo perché non voglio seccature?” è la stessa di quella.

    Buon concepimento a tutti.

     
    • Andrea

      25 novembre 2011 at 10:10

      Concepisco l’aborto solo in casi estremamente rari, che comunque andrebbero ragionati volta per volta.
      – la gravidanza rischia di uccidere la madre e di conseguenza il feto: non si perdono due vite quando si possono “limitare i danni”
      – il feto è gravemente malformato o malato
      – la gravidanza è frutto di violenza (ma anche qui ci sarebbe da parlarne… che colpa ne ha lui?)

      Concordo, è la mia stessa linea.
      Stupefacente, per te, è che sia anche la linea della Chiesa!

       
  3. jackilnero

    25 novembre 2011 at 10:14

    Devo essere sincero, non sono un fan dell’aborto… posso capirlo in certi casi limite (violenza, pericolo di vita della mamma etc) , ma non condivido sicuramente l’uso scellerato che a volte se ne fa.
    Il perchè , è una motivazione mia, e mia soltanto, che non mi sento di imporre a nessuno.
    Sempre molto sinceramente, non tollero chi vuole imporre il proprio pensiero come limitazione della libertà altrui e tristemente (in questi argomenti) e un comportamento tipico del cattolico medio.

    Io dico che posso essere contrario a qualcosa, ma ad esempio l’obiezione di coscienza non è tollerabile che produca un disservizio. L’ideale sarebbe il tutelare la persona che richiede il servizio (se è cosi per legge, ne ha diritto) e anche tutelare le credenze dell’operatore (ad esempio con il sostituto obbligatorio). Altrimenti credo sia necessario piegarsi alle esigenze della legge e del diritto per tutti. Ma sto divagando…

    Aborto, cosa penso ? penso che gestire queste scelte con delle imposizioni sia più sbagliato che lasciarle libere alla coscienza della persona.
    Ammetto che l’aborto sia un caso moooolto complesso, perchè c’è di mezzo anche una potenziale futura persona. Ma rendere più difficile l’aborto è lo rende solo più rischioso.

     
  4. jackilnero

    25 novembre 2011 at 10:15

    scriviamo tutti la stessa cosa alla fine ? ^_^

     
  5. Igor Ruffinengo

    25 novembre 2011 at 10:20

    La Chiesa dice tante cose. Ma proprio tante.
    E’ normale che nel mucchio ce ne sia qualcuna buona.

    Polemiche a parte: non la vedo (e non intendo farlo) come una questione di fede, ma neppure di scienza.

    E’ una questione di legalità e moralità.
    Di diritti umani!
    Di maturità, di consapevolezza.

    Un assassinio è un assassinio.
    Non dipende certo dal peso del morto, né dalla sua età.
    Porre una linea di confine in questo senso è quantomeno ridicolo e criminale.

     
  6. scrivo blasfemo perchè sono un troll ma serio

    25 novembre 2011 at 13:59

    Se siete tutti d’accordo, c’è bisogno di una voce fuori dal coro 🙂

    Chi di voi, se fosse donna, sarebbe felice di dare la vita ad un bambino che vivrà senza un padre perchè figlio di uno stupro?
    Chi di voi, se fosse donna, sarebbe felice di dare la vita ad un bambino se sia il padre che la madre sono dei bambini?
    Chi di voi, se fosse donna, sarebbe felice di dare la vita ad un bambino che vivrà nella povertà, nell’inadeguatezza sociale, in un mondo dove non si può vivere per mancanza di possesso di materiale necessario e vitale, come il cibo?
    Chi di voi, se fosse donna, sarebbe felice di dare la vita ad un bambino, figlio di un errore di gioventù, condannandolo a vivere senza amore e con la colpa di aver negato la giovinezza?

    Purtroppo, anche la contraccezione, a cui la Chiesa è sempre contraria, costa, e non voglio fare della contraccezione una questione di soldi, ma se fossi donna e non potrei permettermi di mangiare/comprare un contraccettivo, ma amassi mio marito e vorrei farci l’amore, non vedo perchè non posso farlo. La vita inizia al concepimento, il feto non è una persona. Il feto è solamente una futura vita e rimuovere il feto in caso non sia voluto, nel caso sia impossibile mantenerlo. Inutile parlare di etica, negare l’aborto è una discriminazione della donna, vera “danneggiata” dalla nascita di un figlio non voluto. E quindi vi chiedo:

    E’ più giusto far nascere un bambino, portarlo in orfanotrofio e farlo vivere senza genitori?

     
    • Andrea

      25 novembre 2011 at 14:34

      Si, assolutamente. Meglio vivo che morto, dopotutto.

      Hai scritto

      La vita inizia al concepimento

      suppongo sia una gaffé linguistica. 😛
      Sullo stupro è l’unica caso che condivido (come condivido le situazioni di gravi malformazioni e quelle di pericolo di vita per la donna): sono scelte gravi ma spesso inevitabili. L’autodifesa è un istinto troppo forte per dimenticarlo e non tenerlo da conto.
      Per il resto… che il feto non sia una persona ce lo dicono solo delle convenzioni (la legge) e delle teorie non provabili (la scienza): non mi sembra abbastanza per decidere di vita&morte di qualcuno, senza interpellarlo. Ben diversa è l’eutanasia: che sia contrario al suo uso, non significa che altri possano farlo. E’ un problema che riguarda loro stessi, alla fine. Ma l’aborto tocca qualcuno che non ha voce in capitolo.
      Come diceva Igor, se ti senti abbastanza adulto da andare a letto con qualcuno, sentiti anche abbastanza adulto da comprenderne le possibili conseguenze.
      E la motivazione “economica” non tiene: se anziché spendere denaro negli aborti lo si investisse in educazione e prevenzione (contraccezione), il problema sarebbe risolto senza dover massacrare degli innocenti.

      Non sono antiabortista perché lo dice la Chiesa: sono antiabortista perché, da cristiano favorevole alla contraccezione e da uomo di scienza, trovo stupido violare diritti che potrebbero essere preservati con minimi sforzi economici (e grossi impegni sociali).

       
  7. scrivo blasfemo perchè sono un troll ma serio

    25 novembre 2011 at 14:50

    Gaffè, pardon 😛

    Vero, che il feto non sia una persona lo dice solamente la legge, ma del resto nemmeno la religione o la morale o l’etica possono dare una risposta certa: questo è un dubbio filosofico a cui si risponde con la propria propensione e la propria visione del mondo e quindi nessuno può dire la verità. La visione del feto come bambino o meno è un opinione, null’altro. Per l’eutanasia la questione è più semplice, ognuno fa ciò che vuole, a mio parere.

    Il problema non si risolve con l’educazione, al massimo lo si limita ma non cancella.

    In correlazione alle tue risposte, pongo a tutti voi un nuovo interrogativo: non credete che l’aborto è anche una misura di equità sociale, nel senso che permette a tutti di amarsi, che siano essi poveri e impossibilitati a mantenere un bambino, o ricchi che possano mantenere la nuova vita?

    So che non sei abortista perchè dogma cattolico, sei troppo intelligente per limitare così il tuo pensiero 🙂

     
  8. jackilnero

    25 novembre 2011 at 14:54

    Anche io non sono d’accordo sulle motivazioni, ne di maturità ne economiche… come ti ha già risposto Andrea su , semplicemente non sono coerenti e sono proprio quelle a cui mi riferivo con “l’uso scellerato” che se ne fa oggi: semplicemente capricci, mascherati da motivazioni più o meno sentite.
    L’unico argomento delicato resta scegliere il punto in cui inizia la vita… nessuno puo’ pretednere di aver ragione credo, e nessuno credo ce lo potrà mai indicare con esattezza.
    Per quello una specie di compromesso temporale come quelli indicati dalla legge mi sembra saggio.

    Per l’eutanasia invece l’ingerenza degli altri nella vita di qualcuno mi suona inammissibile, prevaricatrice, indelicata. Mi manda fuori di testa.

     
  9. scrivo blasfemo perchè sono un troll ma serio

    25 novembre 2011 at 17:52

    Vabbè, ripeto, queste sono opinioni soggettive: la mia è un opinione di ateo convinto ed anticlericale e quanto di più blasfemo e opposto a voi ci sia; la vostra è un opinione di credenti e persone che si rifanno ad una certa morale. Non ci si può “scontrare” sulle opinioni, non ne risulterebbe nessuno vincitore 😀

     
    • jackilnero

      28 novembre 2011 at 08:38

      Preciso solo che sono un qualcosa di agnostico e tendenzialmente anticlericale … forse più moderato di te, ma sicuramente non un papista ^_^
      Conosco persone non religiose che hanno rischiato la vita per dare alla luce la figlia, quindi non credo si possa limitare al cattolico/noncredente come una scelta di tifoserie.
      Come dici tu sono questioni di coscienza, ma non etichettiamole 😉

       
  10. Andrea

    25 novembre 2011 at 18:27

    Non credo c’entri più di tanto la religione, eh. Vedo la cosa più collegata alla difesa della vita.
    Se per la donna – e anche per l’uomo – è un diritto poter evitare una gravidanza, per l’embrione è un diritto giungere al parto (se possibile).
    Il termine attuale dei “tre mesi” è indicativo e abbastanza arbitrario: non sappiamo di preciso quando avvengano le connessioni neurali che generano la coscienza e non sappiamo cosa provi un feto nell’utero durante questo primo periodo. Non c’è alcun cambiamento radicale allo scattare del terzo mese, nulla di chiaramente identificabile.
    Ci sono invece due momenti che fungono da spartiacque: la fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo e l’adesione dell’ovulo fecondato (già embrione) all’utero. Secondo me si deve intervenire prima di questi due momenti: sono ampiamente favorevole – a prescindere da quel che dice Ratzy – alla contraccezione (e ne sono un utente continuo :P) e alle politiche che sensibilizzino sull’argomento e insegnino a praticare “sesso sicuro”.
    L’aborto, invece, lo ritengo un omicidio.

     
  11. Fedele

    30 novembre 2011 at 03:07

    Mi hai chiarito le idee!

     

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