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Serendipity!

01 Dic

Finalmente: dopo mesi di attesa, ecco per voi – e solo per voi – il mio post sulla serendipity!

La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino.
Julius Comroe Jr.

Partiamo da qui: serendipity! Si tratta del termine connesso alla scienza che per primo colpì la mia fantasia con tale potenza da rimanere impresso nel tempo e, ancora oggi, essere un chiaro riferimento nella mia lettura – quotidiana – dei fatti di scienza.
Serendipity. Evoca immagini di vera ricerca. Evoca quel processo di costante avventura che deve caratterizzare l’essere scienziati ricercatori.

Credo che la definizione di Comroe dica abbastanza sulla serendipity da non dover aggiungere nulla per definirla. Piuttosto, mi piace raccontare come e quando è entrata nella nostra storia e come l’ha cambiata.
Partiamo da lontano e dai viaggi: la “scoperta” dell’America di Colombo è un caso di serendipity. Colombo non cercava l’America, cercava le Indie (orientali); cercava una via, più veloce, sicura ed economicamente redditizia (era genovese, mai dimenticarlo) per il Catai e paesi circostanti. C’era da aggirare il blocco musulmano, d’altronde, e quella via occidentale poteva essere foriera di interessanti sviluppi economici e politici. Ci sono stati, gli sviluppi, ma di tutt’altro tipo rispetto a quelli che Colombo si aspettava.
Passiamo poi alla medicina: senza “casualità”, niente penicillina. Non da Fleming, almeno. La sua scoperta, dovuta a un provino non disinfettato a dovere, ha cambiato (e allungato) la vita di milioni di persone sul pianeta. Eppure deriva dal caso…
Anche la radiazione cosmica di fondo a microonde è stata scoperta cercando ben altro; e, per rimanere nell’astrofisica e nelle particelle elementari, la scoperta recentissima dell’eccessiva velocità dei neutrini deriva da misure pensate per tutt’altro. L’elenco comprende anche i raggi X, il web, il teflon, i neuroni specchio… ma penso possiate trovare un elenco ancor più completo in rete.
Interessante è per me, invece, l’aspetto filosofico di queste scoperte. Penso ci guidino su posizioni decisamente “anarchiche”, lontane dalla metodologia popperiana. Feyerabend nel pensare che non esiste un metodo scientifico ci guida fin qui: la scoperta causale – l’importanza delle scoperta casuali – si aggiunge ai già molti indizi dell’inesistenza di un metodo scientifico efficace. Un po’ per Popper mi dispiace, il suo sistema è così… rassicurante. Eppure dobbiamo constatare, dati alla mano, che la scienza reale non funziona così.
Credo che, tutto sommato, sia rincuorante: l’epistemologia funziona allo stesso modo della scienza. Teorie che sembrano convincere ma poi crollano davanti a  nuove verifiche. Eppure rimane il loro inestimabile contributo.

Tuttavia non è solo la casualità a guidare queste scoperte. Un caso rimane un caso, a una mente poco allenata, non pronta, inadatta. Può invece essere uno stimolo, uno spunto vincente per la mente giusta: solo un vero genio sa coltivare un risultato inatteso in un successo storico e non si può che premiare tale merito. Solo i più attenti sanno sfruttare fino in fondo le possibilità che offre loro il caso: sarà che possiamo chiamarlo “destino”?
E quindi, tanto vale chiudere con le parole di Shakespeare: “All things are ready if our minds be so”.

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1 Commento

Pubblicato da su 1 dicembre 2011 in Divulgazione scientifica, Sproloqui, Teoria

 

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