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Ritorno all’ICI…

07 Dic

Ne ho già parlato in numerose occasioni (qui e qui, soprattutto), chi ha seguito il blog ormai conosce la mia posizione sull’argomento. Speravo fosse questione accantonata almeno per un po’ ma è tornata a galla con la finanziaria e con il solito tam-tam di menzogne su internet (Facebook docet).

Il problema che affronto oggi è diverso: più che la questione dell’ICI – avendo già dimostrato che la Chiesa paga, e paga come un banco, direi che posso fermarmi qui – credo sia di interesse analizzare il problema della comunicazione e dell’attacco laicista al mondo del no profit.
Eh si, tutto il no profit, ovviamente: perché se il sistema viene modificato e la Chiesa paga le tasse su ciò che ora non è tassato – chiese, oratori, ospedali, case d’accoglienza – a collassare non sarà la Chiesa ma il sistema del volontariato, quella cosa che bene o male manda avanti il wellfare nazionale in periodo di crisi. Perché, signori miei, quando una famiglia non arriva a fine mese, dov’è che va a chiedere un chilo di pasta, tre euro per il pane o un aiuto per l’affitto?
Il rischio del gioco di questi anticlericali è che si ritrovino in mezzo al casino che essi stessi promuovono: oh, certamente non il rischio che corrono i fautori generali di queste iniziative di disinformazione, ovviamente. A rischiare seriamente sono tutti quelli che ripetono su Facebook concetti demagogici senza informarsi un minimo sulla questione, senza andare a leggere i testi di legge, senza approfondire l’argomento: tra costoro sicuramente ci sarà qualcuno che, mi spiace per lui, perderà il lavoro, sarà in difficoltà o avrà bisogno di un sostegno economico/sociale. Non è un augurio, intendiamoci: è un’asserzione in forza della statistica!
Spero per questo signore – e per tutti i poveri d’Italia, sempre troppi – che nulla delle sue follie sia poi realizzata (e sinceramente Monti sarà anche un capitalista, ma non è scemo). Nel malaugurato caso che lo fossero, capirà sulla sua pelle quanto è facile parlare e smontare una reputazione senza avere prove, e quanto doloroso possa essere per molti un cieco assalto d’ira insensata come questo.

In questi mesi in cui mi sto dedicando a fare comunicazione – di nuovo ma in veste diversa – un po’ mi vergogno di appartenere a una certa categoria: preferisco ritenermi “più corretto” di certi aulici e superiori colleghi, servi però di interessi di parte e, in quanto tali, al livello dello stesso Minzolingua che tutti detestano (a ragione, eh!).
Credo che il vice-direttore di Avvenire abbia scritto con le sue parole tutto quanto si potesse scrivere sull’argomento:

Chi dice il contrario mente sapendo di menti­re. E chi riaccende ciclicamente la campagna di mistificazione sull’«Ici non pagata» non lo fa per caso, ma perché intende creare confusio­ne e, nella confusione, colpire e sfregiare un doppio bersaglio: la Chiesa e l’intero mondo del non profit. Non sopportano l’idea che ci sia un «altro modo» di usare strumenti e beni. Vor­rebbero riuscire a tassare anche la solidarietà, facendo passare l’idea che sia un business, un losco affare, una vergogna. E vogliono farlo nel momento in cui la crisi fa più
male ai poveri, ai deboli, agli emarginati, alle persone comun­que in difficoltà. Sono militanti del Partito ra­dicale
e politicanti male ispirati e peggio in­tenzionati. Battono e ribattono sullo stesso fal­so tasto, convinti che così una menzogna di­venti verità. E purtroppo trovano anche eco. Ma una menzogna è solo una menzogna. È questa la «vergogna dell’Ici

Chiaro, conciso, efficace. Bravo Tarquinio.
Mi limito a monitorare questo fenomeno di disinformazione, confidando che l’Italia migliori in materia e riesca a uscire dal tunnel in cui Craxi e Berlusconi l’hanno gettata, con l’abile collaborazione altrui. Come mi auguro che riesca a contenere in via definitiva le iniziative laicistiche – e non laiche: il linguaggio ha sempre peso e valore – i Radicali e i loro scioperi della fame ci hanno portato l’aborto, mi auguro non peggiorino ancora la la situazione.

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6 commenti

Pubblicato da su 7 dicembre 2011 in Politica, Religione, Sproloqui

 

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6 risposte a “Ritorno all’ICI…

  1. jackilnero

    7 dicembre 2011 at 15:16

    Ho letto questi due articoli e se me li smonti mi fai un favore, visto che non sono cosi pratico.
    In particolare, FINALMENTE, qualcuno ha fatto un nome (albero delle Brigidine).

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/santa-ici-basta-chiedere/175738/

    “[..]nuovo governo (Prodi), modificò di nuovo la legge sostenendo che l’imposta fosse dovuta, tranne che per quegli edifici a carattere non “esclusivamente” commerciale. Su quell’avverbio si conduce tutta la battaglia. Che vuol dire? Nessuno lo sa e così l’albergo delle Brigidine a piazza Farnese, centro di Roma, non paga l’Ici e solo metà dell’Ires”

    l’altro è più una critica, ma onestamente la condivido in più punti…
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/piazza-grande-la-chiesa-non-fa-sacrifici/175705/

    Non saranno i radicali ad aver ragione, ma non riesco a dire “bravo” al piangersi addosso di Avvenire.

    ..che poi senza fondamentalisimi assurdi, come ho scritto da altre parti, se non mi sembra nell’accordo che prevedeva l’introduzione dell 8xmille si diceva che era modificabile nel tempo … e allora non ci potremmo trovare tutti d’accordo , Stato & Chiesa, mangiapreti e papisti e fare un bel 5permille? una bella figura per una via di mezzo che, come spesso accade, è un compromesso che ha dei fondamenti.

     
  2. jackilnero

    7 dicembre 2011 at 15:16

    edit: albergo* delle Brigidine ovviamente 😉

     
  3. Andrea

    7 dicembre 2011 at 15:48

    Come sempre il casino è nell’italianità di certi provvedimenti, confusi e incomprensibili nel linguaggio.
    Per fortuna – visto che la legge è scritta malissimo, forse volutamente – è intervenuta la Cassazione a porre una sentenza che “fa legge”, ancor più perché recepita subito dopo da una circolare ministeriale, il tipico strumento che determina come interpretare la legge.
    La circolare spiega a chiare lettere che “l’esenzione non può essere riconosciuta nei casi in cui l’immobile sia destinato, oltre che ad una delle attività agevolate, anche ad altri usi”.
    Il testo, che si trova qui (http://www.dossier.net/guida/norme/c092.htm) è estremamente chiaro.
    Questo per dire: se c’è chi non paga le tasse pur essendo un’attività commerciale… è evasione. Ma l’ha detto anche Bertone quest’estate.

     
    • jackilnero

      7 dicembre 2011 at 16:00

      Su quello siamo d’accordo, è scontato e va detto a gran voce, anzi.

      Per tutto il resto ci sono diversi spunti interessanti

      – 8xmille da ridurre?

      – rivalutazione dell’attribuzione delle quote inespresse per l’8xmille? (questo è scandaloso per me… so che lo dice l’accordo, dico proprio che l’accordo definito cosi è da voltastomaco e andrebbe cambiato)

      – insegnanti di religione?

      – difficoltà di farsi valere, anche se in nome della legge? (di seguito:)
      “I sindaci dovrebbero dunque chiedere il pagamento dell’Ici agli enti ecclesiastici e i giudici dargli ragione in caso di ricorso. Purtroppo non è così: il comune di Verbania, per dire, lo ha fatto e, dopo aver ottenuto il via libera dalla commissione tributaria provinciale, s’è visto dare torto da quella regionale, sempre per via dell’avverbio. Difficoltà confermata dal presidente dell’Anci Graziano Delrio: “Noi non abbiamo la possibilità di interpretare quali immobili siano palesemente commerciali e quali no: saremmo anche felici di farlo visto che continuano a tagliarci i finanziamenti, ma tanto poi le commissioni tributarie ci fermano…”. E così i Comuni si perdono un bel gettito: a Quartu hanno fatto i conti e scoperto che gli mancano 148 mila euro l’anno. In generale, tra Ici e Ires, si stima che l’erosione del gettito potrebbe arrivare a 1, 5 miliardi, un po ’ troppo per chi contesta la non equità della manovra. D’altronde, nemmeno i sindacati pagano l’Ici”

      Come dicevo sopra, va bene non calare la scure su tutto al 100%, ma non cedere nemmeno un millimetro su qualsiasi questione mi sembra molto poco … cristiano.
      Sembra una manovra berlusconiana dire che sono gli anticlericali a strillare, e non la situazione da rivedere. Capovolgimento della realtà.
      Non sono io a rubare. sono loro che sono comunisti…

      Insomma… non mi sembra un bel modo di argomentare (non parlo di te ovviamente, altrimenti non verrei ad importunarti qui 😉 )

       
  4. Andrea

    7 dicembre 2011 at 16:10

    Non credo che l’8xmille vada rivisto… se non per aumentarlo! E’ uno strumento che, alla fine, rende molto più di quello che costa. Perché con quei medesimi soldi lo stato farebbe molto meno di quello che fanno le confessioni religiose: come tutti i privati, sono molto più efficienti. Non è che togliendo i soldi all’8xmille ottieni soldi altrove: ottieni semplicemente servizi in meno, che dovrebbero essere suppliti dallo stato. A prezzo maggiore per le sue casse.
    Certo, in una nazione perfetta non c’è bisogno di wellfare parallelo: l’Italia è imperfetta.

    In quanto alla quota inespressa… a chi andrebbe? Non allo stato, perché è una delle possibili scelte (essendo “beneficenza statale”, non può decidere di prendersi quello che la gente destina a esso E quello che nessuno destina). La scelta della quota inespressa è l’unica cosa sensata: la distribuzione proporzionale. Fare diversamente sarebbe come eleggere solo i parlamentari in ragione dei votanti, escludendo la quota degli astenuti.

    La materia tributaria, poi, è un delirio per tutti: questa norma è solo più “pubblicizzata”, ma tutti quelli che hanno problemi nel settore impazziscono… tra l’altro non ci sono grosse soluzioni: la Chiesa (e simili) paga già l’ICI sui beni commerciali. L’unica è riscrivere la legge in maniera più chiara, ma cambierebbe di nuovo poco… perché c’è già la circolare interpretativa. Il problema è che la definizione deve essere per forza di cose un po’ “lasca”, normare nel dettaglio tutte le attività di volontariato è impossibile. Restringendola, più che danneggiare la Chiesa si distrugge il resto del no profit italiano.

     
    • jackilnero

      7 dicembre 2011 at 16:56

      “rende molto più di quello che costa” in molti non la pensano cosi … io tra quelli, ma addentrarsi su cifre per un nulla di fatto non è costruttivo, stiamo bene ognuno con la sua idea.

      Per la quota inespressa, tu parti già un passo avanti … ovvero che “ormai l’8xmille è li in mano, scegli dove metterlo”.
      Se conti la disinformazione , l’80% del gettito che torna alla chiesa sarebbe sicuramente minore. E qui non parlo per “sentito dire” visto che un operatore delle acli interrogato in merito mi ha detto (spero in buona fede) “Guardi che il campo 8permille se non lo vuole destinare puo’ lasciarlo vuoto, torna allo stato”. Basito. E non so se è peggio la buona fede , perchè denota ignoranza che come dicevo è piuttosto diffusa.
      io parto un passo indietro e mi sembra intellettualmente un ragionamento più corretto, che salva dalla disinformazione e da qualsiasi tipo di errore.
      ” vuoi dare una parte del gettito a qualcuno? SCEGLI a chi” Cosi le persone consapevoli potranno continuare ad usufruire di questo strumento.

      Se una via ammette un margine di errore ed una no, perchè porsi il problema? E’ questo che mi da fastidio quando dico che la Chiesa è abbarbicata anche alle briciole. E non è un bel vedere.

       

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