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Debolezze governative

16 Dic

Ieri lo psiconano è tornato a parlare, cogliendo nuovamente un’occasione per tacere. Ancora una volta si è espresso sulla debolezza dell’esecutivo, portando l’esempio di Monti che, dopo aver approvato via decreto una manovra, se l’è vista criticare dalle forze politiche e ha dovuto modificarla perché il Parlamento la approvasse.
Nella mentalità imprenditoriale e personalistica dell’ex inquilino di Palazzo Chigi, assolutamente inaccettabile. Non è pensabile, per lui, che un governo debba scendere a patti con un Parlamento: chi mai sono questi tizi oscuri, seduti in un emiciclo, per permettersi di contrastare le opinioni del Capo? Dopotutto, sono stati nominati da lui, mica eletti… è normale che debbano solo ossequi al governo in carica.
Così, almeno, sembra pensarla l’uomo che molti – troppi – hanno votato in questi anni. Complimenti vivissimi!

Il problema è su più livelli; il primo, strettamente istituzionale, è la mancanza di una coscienza reale del mandato costituzionale. L’Italia è una repubblica parlamentare, non presidenziale; il potere legislativo – le Camere – hanno l’espresso compito di vigilare sull’operato del governo, di indirizzarlo e di approvarlo. Dopotutto, il governo è l’esecutivo: esegue quel il legislativo decide. Non il contrario.
Berlusconi vede la cosa in maniera radicalmente differente, non mi stupisce affatto: ma la Costituzione al riguardo è chiara. E di cambiarla non se ne parla! Non in questo, almeno (cambierei un paio di altre cose, ma c’è un post in preparazione da mesi al riguardo).

Il secondo livello di lettura è l’abbrutimento istituzionale in cui viviamo: l’ultimo ventennio ci ha abituati a storture istituzionali dovute a forzature comunicative, al desiderio d’imperium di un singolo uomo. E c’è da dire che buona parte della colpa è della sinistra, che non ha saputo metterlo a tacere e riparare ai danni fatti (vedi legge elettorale incostituzionale).
Si, perché vent’anni di berlusconismo hanno sia sopito le coscienze, sia scavato idee malsane nella testa della gente.
L’idea malsana, ad esempio, che spetti al popolo eleggere il presidente del Consiglio dei Ministri; l’idea malsana che sia questo presidente il protagonista della vita politica del paese e che si trovi a capo del governo, di cui, invece, ne coordina e indirizza l’operato; l’idea malsana che il governo abbia pochi poteri e che gliene si debbano dare altri, mentre è vero l’esatto opposto, che andrebbero segati i decreti leggi (previo sveltimento delle procedure parlamentari). L’idea, poi, che i giudici siano tutti comunisti.
L’idea che la politica sia una barzelletta e non una questione seria, da gente seria – a volte noiosa. De Gasperi aveva un eloquio pomposo, Moro era sonnolento, Togliatti sopra le righe: nessuno di loro raccontava barzellette ai comizi, tutti erano statisti. La vedete anche voi la differenza?

La difficoltà maggiore sarà ripulire le menti italiane da queste storture: e abbiamo bisogno di farlo, prima che sia troppo tardi. Prima che qualcuno non metta veramente mano all’impalcatura dello stato e rovini equilibri sottilissimi – già devastati dalle leggi elettorali – mettendo a repentaglio la democrazia del paese.
Non dobbiamo ascoltare Berlusconi: dobbiamo, invece, ascoltare chi ha scritto la Costituzione all’alba di un nuovo giorno, dopo la notte del fascismo. Dobbiamo preservare il parlamentarismo, potenziarlo se necessario, indebolire ancora l’esecutivo, perché la democrazia funziona dove a decidere ci sono organi collegiali, rappresentativi.
E non pensiate che altre riforme, meno istituzionali e più sociali come il noto articolo 41, siano meno dannosi: dare spazio eccessivo alla libertà d’impresa, consentendo apertamente tutto ciò che non è espressamente vietato, ad esempio, è un vero suicidio. Già ora l’Italia è… legalmente creativa… figuriamoci dopo un provvedimento del genere. Dopo un inserimento del genere nella Costituzione! Guardiamocene bene…

C’è un testo da preservare, soprattutto ci sono valori e concetti che non dobbiamo toccare: semmai dobbiamo proseguire il cammino lì indicato. Dobbiamo rendere il lavoro un diritto riconosciuto ed effettivo, non un privilegio per pochi. E quel lavoro deve essere riconosciuto con un emolumento che consenta di mantenere lavoratore e famiglia con dignità. Perché la Repubblica è fondata sul lavoro. Non sull’impresa… sul lavoro di chi quell’impresa la manda avanti. Certo, compreso il proprietario: ma è uno fra tanti e conta quanto ciascun suo dipendente. Perché, appunto, non è la forma di lavoro a fare l’Italia ma il lavoro stesso.
E al diavolo il Nano: lui passerà, noi non vogliamo vivere fra le macerie che ci lascerà.

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1 Commento

Pubblicato da su 16 dicembre 2011 in Politica, Sproloqui, Teoria

 

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Una risposta a “Debolezze governative

  1. icittadiniprimaditutto

    16 dicembre 2011 at 22:55

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

     

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