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Odifreddi e il Metodo Storico: due sconosciuti

04 Gen

Cade a proposito con i miei studi un articolo di Messori datato 18 dicembre e indirizzato al “simpaticissimo” Pier Giorgio Odifreddi, professorino di matematica con la passione per la religione altrui. PGO non smentisce la sua competenza e si dimostra, ancora una volta, personaggio dotato della capacità di combinare le uscite a sproposito più inverosimili della storia.

La disquisizione mi riguarda da vicino non per motivi di fede ma per questioni di metodo storico; proprio mentre mi sto preparando per un esame di “fonti e metodi della storia contemporanea”, assistere a un brevissimo dibattito di metodo – seppur monocorde e giornalistico – fa bene e tiene accesa la spia sulla necessità di verificare le fonti.
Cos’è successo a PGO? Un errore comune a chi non è del mestiere – e il problema è che spesso lui fa tutt’altro che il suo mestiere, il matematico – e non ha pratica con il metodo della ricerca storica: non ha verificato le fonti.
Nello scrivere l’introduzione a un libro su Lourdes e sulle apparizioni, si è limitato a convenire che Bernardette sarebbe stata “imboccata” dal parroco Peyramale; peccato che quel parroco di campagna non ne volesse sapere delle apparizioni della Madonna, che fosse stato avvertito solo dopo la tredicesima di queste, che accettò il miracolo solo due anni dopo. L’ostilità iniziale di ogni gerarchia ecclesiastica locale per i toni miracolistici è nota a tutti coloro che si occupano della materia, atei, laici e sacerdoti; dubito che PGO abbia dimentica tutto ciò che ha imparato negli anni trascorsi in seminario. Il caso di Lourdes al riguardo non si è distinto affatto; a convenirne non sono i cristiani o i matti, ma gli storici, anche quelli di professata fede marxista. Non serve credere alle apparizioni per affermare che quel parroco non voleva saperne niente e che le apparizioni furono a lungo un elemento di devozione popolare, senza alcuna ratifica ufficiale della Chiesa. Si tratta, in verità, di fare solo un buon lavoro da storico, senza emetter giudizi; limitarsi a questo neppure significa riconoscere la soprannaturalità del fenomeno o appoggiare la linea credente.

Lo storico non si erge a giudice e non emette pareri; ricostruisce, basandosi sui documenti – che cambiano in base al periodo – e cerca di dare una spiegazione razionale, scientifica. Non è un teologo e neppure un giornalista: non deve forzatamente destar scalpore nel lettore e neppure ribadire posizioni teologiche di partenza. Deve narrare “l’uomo attraverso il tempo”.
PGO – che storico non è, come neppure teologo – è caduto nell’errore più marchiano di chi si diletta con la storia senza padroneggiare gli strumenti del mestiere; ha pensato che il contrasto diretto con l’opinione a lui opposta fosse l’unica linea percorribile, sempre e comunque. Non ha riflettuto sulla possibilità che quell’evento non avesse alcuna relazione specifica con la validità (cristiana) dei fatti di Lourdes: ha preferito, come suo solito, criticare tout court la fede cristiana, senza usare un criterio razionale.

Questo mi preoccupa più del resto; se a muovere un docente universitario di matematica è l’astio e non la razionalità della scienza, tanto più quando si professa seriamente e completamente razionale, abbiamo a che fare con un bel problema. Di coscienza, di serietà, di coerenza. E di mentalità adattabile: perché chi contesta l’irrazionalità della fede non può poi scadere nell’agire sul presupposto dell’odio irrazionale e lasciarsi trascinare da quel sentimento nello scrivere. Si troverebbe a peccare quanto ciò che avversa, anzi, di più: perché chi ha fede non si ripara dietro lo scudo della razionalità, a differenza del finto razionale.

Simmetria storiografica grandiosa.

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1 Commento

Pubblicato da su 4 gennaio 2012 in Curiosità, Teoria

 

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Una risposta a “Odifreddi e il Metodo Storico: due sconosciuti

  1. icittadiniprimaditutto

    4 gennaio 2012 at 23:12

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

     

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