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Ora aspettiamo la Consulta

08 Gen

Mercoledì sapremo come andrà a finire la nuova puntata della storia del referendum sulla legge elettorale.
Dopo la conta della Cassazione, era giunta la comunicazione: il mezzo milione per ciascun quesito è stato raggiunto e superato. Conclusa quell’operazione, hanno smesso di contare: per sapere quante firme sono state raccolte, almeno per avere una stima, sarà necessario attendere ancora un po’, fino a quando la Cassazione non avrà comunicato anche il tasso di “bocciatura” dei promotori, cioè la percentuale di firme non valide. Fatto quello, basterà una semplice proporzione.
Interessante che a contendersi il record in firme siano due referendum sulla legge elettorale, distanti quasi vent’anni: quello del 1993 – ancora non votavo – e quello che potrebbe tenersi nel 2012. Affascinante davvero: forse il popolo vuole avere qualche voce in più nella gestione di molte cose, invece di sopportare decisioni altrui. Peggio, di sopportare decisioni prese da chi dovrebbe rappresentarlo ma, causa legge elettorale fatta da un leghista, non può neppure scegliere. La legge elettorale ideale nell’era del Nano, l’era delle menzogne, l’era del finto presidenzialismo in una repubblica parlamentare.

Non è un caso che l’Italia sia una repubblica parlamentare; l’assetto istituzionale emerse dalla costituente e fu il frutto del Ventennio fascista. Meno poteri in mano alle singole persone, più poteri agli organi rappresentativi e collegiali: una lezione che dovrebbero imparare tutti. In fin dei conti, unificare poteri in una singola persona è alquanto stupido, meglio dilazionarli su organi plurimi, oltre che dividere i poteri, classicamente, su organi distanti.
Mi piace, senza dubbio, la corresponsabilità dei parlamentari molto più del direttivismo univoco del presidente.

I discorsi dei prossimi giorni saranno senza dubbio incentrati su cosa deciderà la consulta mercoledì; l’11 gennaio sembra essere una data spartiacque non solo per il referendum ma per buona parte dei partiti. Di conseguenza per il governo Monti.
L’approvazione del referendum, infatti, potrebbe far precipitare velocemente la situazione verso nuove elezioni – con vecchia legge. Il motivo principale risiede nella volontà di alcuni leader politici: ci sono partiti partiti – PdL e PD in primis – non gradiscono il ripristino del mattarellum; il Nano, in particolare, detesta tutto ciò limita il suo controllo sulla vita del paese. Una legge elettorale che introduca – sia mai – le preferenze popolari rischierebbe di impedirgli di far pagare a noi lo stipendio dei suoi avvocati, lacché, escort e simili. Non che le segreterie di altri partiti siano di idee molto difformi, purtroppo.
Le strade per bloccare il referendum – a parte creare una nuova legge elettorale, ma se non andasse nella direzione dei quesiti sarebbe una vigliaccata talmente grave che dubito passerebbe – sono due e passano entrambe per lo scioglimento delle Camere:
la più veloce consiste nello scioglierle al più presto, in modo che si voti subito (marzo?) senza neppure che la macchina referendaria passi
la più lenta, che darebbe tempo a Monti di stabilizzare ancora un po’ il paese, forse nostro malgrado, consiste nell’attendere e, poco prima del referendum, sciogliere le camere, bloccando de facto la consultazione popolare. Un referendum, infatti, non può tenersi nello stesso anno dello scioglimento delle camere… un bell’inghippo, anche se le elezioni fossero fissate in data successiva al referendum.

C’è poi da valutare la vacatio legis, ovvero la risposta alla domanda: con quale legge si voterebbe se nel referendum vincesse il si? Sarebbe automaticamente ripristinato il Mattarellum o ci troveremmo in assenza di una norma che diriga la questione?
Nel caso non fosse dato per scontato il ripristino della legge che abolisce il Mattarellum – nota come Porcellum, quale fantasia – la Corte Costituzionale darebbe sicuramente parere negativo: s’è sempre espressa contro la vacatio legis, non a torto, e in materia elettorale sarebbe estremamente inopportuno non avere sempre una legge pronta all’uso.

Lascerò per un prossimo post la mia valutazione su come dovrebbe essere un sistema elettorale saggio per l’Italia, rappresentativo, democratico, parlamentare.
Per questa domenica, invece, accontentatevi del post di attesa della decisione della Consulta: mercoledì sapremo, mercoledì scriverò ancora. Però un consiglio: pregate le vostre divinità che ci liberino del porcellum perché un paese civile non può andare a votare con un sistema senza preferenze, a liste bloccate, con premio di maggioranza e con indicazioni incostituzionali su cariche non elettive.
Ci deve essere un limite allo schifo.

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1 Commento

Pubblicato da su 8 gennaio 2012 in Politica, Sproloqui

 

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Una risposta a “Ora aspettiamo la Consulta

  1. icittadiniprimaditutto

    9 gennaio 2012 at 09:17

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

     

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