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Costituzione: cantiere in corso?

19 Gen

Sentiamo di frequente parlare dell’opportunità di mettere mano alla nostra Costituzione per apportare delle migliorie; a seconda della voce ascoltata, si percepiscono intenzioni di “semipresidenzialismo” o di “federalismo”, di “accentuazione liberistica”, senza voler discutere le follie proposte da soggetti privi di buonsenso, come l’eliminazione del riferimento al lavoro nell’Articolo 1. La modifica della Costituzione suona come l’unica possibilità per dare una svolta al paese, quasi fosse una panacea universale per i nostri problemi. Tutto questo ampiamente circondato da pareri sulla “vecchiaia” del nostro testo costituzionale, quasi la sua età lo rendesse inadatto ad affrontare le sfide del presente.

Condivido appieno la necessità di rinnovare il paese ed effettuare riforme sostanziali – e sostanziose – in molti campi sensibili e centrali della nostra vita sociale. I problemi sono, a mio parere, evidenti e avviarli a una soluzione decisa rimane un’urgenza della nostra fragile democrazia, intaccata vieppiù da vent’anni di berlusconismo.
Tuttavia non credo che riformare la Costituzione sia la strada da seguire; penso, piuttosto, che sia opportuno mettere in pratica quanto il dettato costituzionale già predica da sessant’anni. Molti passaggi della Costituzione restano carta scritta priva di messa in opera, disegni intellettuali splendidi ma sconnessi dalla realtà; non è rimuovendoli ma ponendo all’opera i dovuti provvedimenti legislativi e sociali che si affrontano i problemi a essi connessi. Oggi mi dedicherò a una breve carrellata di questi “passaggi oscuri” che, in verità, sono veri traccianti per la via della democrazia e della piena modernizzazione del paese. Non a caso, la nostra è una Costituzione solida e invidiata da molti che, se modificata da personaggi incompetenti o in malafede come quelli che abbiamo visto al lungo al governo, rischia di veder destabilizzati i delicati equilibri istituzionali.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
L’Articolo 4 è la nostra base di partenza. Attuare questo sarebbe il massimo successo per il paese. Diritto al lavoro: parole miracolose che, unite a dignità del lavoro, cancellerebbe le trovate di Marchionne e le sparate di Tremonti e di Confindustria. Certo, il problema è anche nei lavoratori: i sindacati hanno perlopiù svenduto le mutande ai “padroni” – e non solo le mutande – accettando proni le politiche insensate dei governi che si sono succeduti in questi anni.
Applicare questo comma è la principale urgenza del paese: si tratta di combattere il lavoro in nero, di consentire a tutti i cittadini di vivere del proprio operato. Si tratta, in ultima analisi, di dare dignità a tutti, a prescindere dalle loro capacità relative. Perché la dignità non ha a che fare con il mio essere ingegnere, laureato, medico, cubista compositore. La dignità è un quid che qualifica l’uomo e la donna per il loro stesso essere. E solo il lavoro consente quelle conquiste che definiscono una persona dignitosa.
Finché asseconderemo Marchionne & C., il diritto al lavoro sarà solo un diritto allo sfruttamento: qui deve intervenire il governo, anche se ho seri dubbi sulla capacità di un governo neo-liberale di fare qualcosa di sensato in materia.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali.
Vogliamo parlarne? Vogliamo accennare all’imbecillità di quelle persone che scendono nell’agone politico supportando fantasiose teorie circa l’esistenza di paesi immaginari (non serve scomodare il formaggio)?
Oppure vogliamo affrontare veramente i problemi delle autonomie, la necessità di decentramento, l’esigenza fortissima di perequazione e uguaglianza delle realtà locali?
Una e indivisibile significa anche che i servizi e le strutture sono eguali su tutto il territorio: che la qualità della vita – compreso il prezzo della vita – non avverte soluzioni di continuità. Che la qualità dell’assistenza medica, dell’approvvigionamento idrico, delle infrastrutture è costantemente elevato su tutto il territorio, in egual modo. Che se pago l’autostrada sulla Genova-Ventimiglia, pago anche sulla Salerno-Reggio Calabria. Che entrambe le vie veloci sono servite e assistite con analoga qualità e intensità.
Che le regioni più forti aiutano quelle più deboli e quelle più deboli si impegnano per raggiungere quelle più salde.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Si torna in un campo minato tipico del razzismo. Perché se a domandare l’apertura è una comunità cristiana, nessun problema; però appena si vocifera la possibilità di una moschea, si sollevano insurrezioni. Nessuno intende avere come vicini di casa gruppi organizzati di fedeli musulmani, perdipiù immigrati (magari clandestini). Si sa, i musulmani sono tutti pericolosissimi terroristi, non dobbiamo lasciar loro spazio e modo di organizzarsi! E se sull’altare della nostra paura insensata dobbiamo sacrificare quello che è un diritto – il diritto a praticare la propria religione, una fede di amore per Dio e per gli uomini – non c’è problema: tanto sono solo immigrati.
Ovviamente ci riserviamo di scagliare strali contro i paesi arabi, quelli dove i cristiani sono perseguitati o, semplicemente, è vietato praticare apertamente gesti di cristianesimo. Loro sono dei barbari medievali, noi siamo saggi che si difendono da un nemico subdolo e malvagio.

Oh si, la Costituzione ci darebbe molti altri spunti, ma ho già scritto troppo. In ottemperanza alla brevità che ho proposto – e imposto – a me stesso, mi fermo qui, già oltre il limite.
Mi sono occupato di alcuni dei diritti fondamentali, non sono sceso negli aspetti tecnici: tengo molto anche a quelli e li affronterò a tempo debito. Penso che la Costituzione ci indichi una via – parlamentare – dalla quale non dobbiamo scostarci, pena gravi scompensi e innumerevoli ingiustizie. I Padri fecero un ottimo lavoro, ora preserviamolo.

 

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1 Commento

Pubblicato da su 19 gennaio 2012 in Politica, Teoria

 

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Una risposta a “Costituzione: cantiere in corso?

  1. icittadiniprimaditutto

    19 gennaio 2012 at 19:02

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

     

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