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Saviano e la sinistra

28 Feb

Torno dopo un lungo esilio, frutto di impegni, di stanchezza e di riflessione.
Torno perché il blog continua, nonostante tutto

Che cosa significa essere di sinistra? È possibile ancora esserlo? Sentire nel profondo di appartenere a una storia di libertà, a una tradizione di critica sociale e di sogno, a un percorso che sembra essersi lacerato, reciso. Con un immenso passato e un futuro incerto? E soprattutto di quale sinistra parliamo e di quale tradizione?

Saviano – quello che rovinava l’immagine del paese perché parlava di Camorra, secondo quel tizio basso che presideva una farsa di Consiglio dei Ministri fino a pochi mesi fa – ha aperto così un suo articolo per Repubblica.
Si tratta di una riflessione interessante, che mi trova partecipe del cammino di questa sinistra italiana sempre più snaturata: dopotutto, guardando al PD, sembra tanto di vedere una politica scarsamente sociale e fortemente liberale. Uno schifo, diciamocelo.
Eppure non si tratta di essere massimalisti anziché riformisti, di porsi fuori dagli schemi della nostra contemporaneità, anzi.
Condivido pienamente quando Saviano ricorda:
Ma c’è invece, fuori dal Parlamento, una certa sinistra che vive di dogmi. Sono i sopravvissuti di un estremismo massimalista che sostiene di avere la verità unica tra le mani. Loro sono i seguaci dell’unica idea possibile di libertà, tutto quello che dicono e pensano non può che essere il giusto. Amano Cuba e non rispondono dei crimini della dittatura castrista […] non rispondono dei crimini di Hamas o Hezbollah, hanno in simpatia regimi ferocissimi solo perché antiamericani, tollerano le peggiori barbarie e si indignano per le contraddizioni delle democrazie. Per loro tutti gli altri sono venduti“.
La sinistra sta veramente perdendo il suo orientamento: credo, in verità, che l’abbia perso da un pezzo e che solo oggi raccogliamo questi ultimi frutti, questa devastazione solitaria, questo silenzio della coscienza.
Avevo parlato tempo fa della relazione tra cristianesimo e sinistra, però credo che il discorso non sia affatto limitato al solo cristianesimo, anzi: penso che buona parte della sinistra abbia problemi di buonsenso. Sano, radicato, buonsenso.

Sembra, allora, di tornare a Popper e al suo senso comune criticato. Non male come regressione, senza neppure bisogno di essere liberali per criticare la sinistra. Anzi, se Renzi ce lo invidia la destra, dobbiamo fermarci a riflettere.
Riflettere a lungo, diciamocelo…
Credo che la parola chiave dell’articolo precedente sia, appunto, dogma: fa molto sovietico e abbiamo visto che fine ha fatto il socialismo dittatoriale. Sappiamo anche in quale povertà ha vissuto la gente in quel socialismo.
Dogma perché si tratta di posizioni d’origine, non discutibili, non rimovibili, non mutabili neppure al cambiare delle condizioni. La sinistra italiana attuale in larga parte è schiava di questi dogmi: pochi si salvano, pochi sanno parlare davvero dei problemi del paese analizzandoli tramite valori di sinistra ma con obiettività e senso critico, pochi sanno attualizzare questi valori a un mutato contesto.
Attualizzare non significa tradire, bensì leggere nell’ottica del tempo che è passato: il marxismo classico affronta problemi ormai passati – spesso passati grazie al marxismo, in qualche modo, eh – e devono essere estrapolate alcune chiavi di lettura per impiegarle oggi, rendendosi conto che la struttura generale ha ampie validità ma anche che come teoria scientifica è una frana.
Solo i valori restano in piedi: uguaglianza reale, libertà, bassa suddivisione sociale. La nostra Costituzione, in pratica. Perché restino in piedi, quindi, è fondamentale che ci rendiamo conto proprio di questo: sono i valori a dover essere preservati, non i dogmi formali.

Spero di esser stato chiaro e non confusionario: il messaggio è abbastanza importante, forse è fondante per il cammino futuro della sinistra.
Dobbiamo svegliarci, passare oltre a certe immagini-tipo, certi eroismi che di eroico hanno ben poco, e riflettere sulla storia: solo analizzando ciò che è stata possiamo provare a delineare ciò che vogliamo sia domani la sinistra.

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9 commenti

Pubblicato da su 28 febbraio 2012 in Politica

 

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9 risposte a “Saviano e la sinistra

  1. Igor Ruffinengo

    29 febbraio 2012 at 13:18

    La sinistra “vera” – se tutto il mondo fosse di sinistra – genererebbe IMHO un mondo talmente bello che ben pochi guarderebbero all’alto dei cieli invocandone l’arrivo…

    Peccato che nella realtà ci si debba scontrare con il consumismo globale sfrenato, talmente sfrenato che sembra impossibile fermarlo.
    I beni di consumo (sui quali si regge l’economia) necessitano di essere consumati e ricomprati ad un ritmo sempre più veloce, altrimenti non staremmo dietro all’aumento del costo del denaro, delle spese, dell’inflazione, dei tassi di interesse e quant’altro.
    Insomma, se i prodotti non diminuissero la loro longevità sul mercato, si creerebbe una situazione di crisi economica globale molto peggiore di quella attuale, e sarebbe una discesa a spirale continua, senza possibilità di essere frenata.

    Seguendo una logica lineare, quindi, questa velocità di ricambio dei beni di consumo andrà sempre aumentando.
    Arriveremo ad un punto in cui l’arrivo sul mercato di un prodotto e la necessità economica di rinnovarlo coincideranno, giungendo così all’azzeramento totale della ricchezza. (per assurdo, per mandare avanti l’economia, dovrò comprare simultaneamente tutti i prodotti sul mercato, rimpiazzandoli e pagandoli allo stesso istante con la nuova versione, il tutto che si ripete per infinite volte in un tempo pari a zero, azzerando quindi la mia disponibilità economica… stessa sorte che toccherebbe persino al sultano del Brunei, non solo a me)

    E questo cosa c’entra con la sinistra ed il post originale?
    Uhm… nulla…
    Ma mi andava di dirlo ^_____^

     
  2. jackilnero

    29 febbraio 2012 at 16:36

    “La nostra Costituzione, in pratica”

    Quindi la nostra Costituzione è di Sinistra?

     
  3. Andrea

    2 marzo 2012 at 09:39

    Per Igor:
    Uhm… forse ho afferrato ma, davvero, non c’entra nulla. E, se fosse vero, testimonierebbe soltanto che il sistema-consumismo non funziona e deve essere sostituito al più presto da un’economia di nuovo tipo.
    Cosa che mi farebbe felice.

    Per Jack:
    No, è la sinistra a essere costituzionale.
    Intendiamoci, potrebbe essero anche la destra, la Costituzione non è d’ala. Il problema è che l’attuale destra – Forza Italia, PdL, Lega Nord, etc – non ha davvero nulla a che vedere con la Costituzione e i suoi principi, anzi; tra “lodi”, forzature e quant’altro la Costituzione l’ha calpestata in lungo e in largo.
    Mi preoccupano, al riguardo, due questioni:
    – che stia continuando a farlo
    – che ci sia anche il PD ad appoggiarla
    La possibile riforma costituzionale attualmente in corso – ne parlano tutti i giornali – comporterebbe, secondo le voci, uno stupro costante del nostro assetto costituzionale. Uno stupro contro il quale dovremmo scendere in piazza e manifestare.

     
    • jackilnero

      26 marzo 2012 at 09:54

      Si, ero provocatorio 🙂
      Il fatto appunto è che se la Destra attuale (povera destra storica) è una bolgia di idee che più si adattano alla definizione di Guzzanti della allora Casa delle Libertà (facciamo un po’ come c… ci pare), non sento tutta questa filocostituzionalità dal PD, che è un altra bolgia di “facciamo un po’ quel che c… ci tocca, a caso”.

      Mi sembrava parlassi più di sinistra ideale, e a quel punto chiedevo “e allora di Destra ideale non puo’ essere?”.
      E infatti hai risposto sopra 😉

       
      • Andrea

        2 aprile 2012 at 10:41

        Il mio parere sulla sinistra, però, era legato solo alla Costituzione, non al resto: certo, PD &C sono un’accozzaglia non molto migliore del PdL (infatti si scorderanno il mio voto). Però nel mucchio vedo un maggior rispetto per certi fondamenti basilari della nostra istituzione democratica che nella coalizione berlusconiana non ho visto. Potrebbe sempre essere che, ovviamente, queste posizioni siano state prese per puro spirito di antagonismo anti-berlusconiano: non mi meraviglierebbe. Ma l’uso personalistico della giustizia mi suona un ottimo esempio.

         
  4. Igor Ruffinengo

    2 marzo 2012 at 09:45

    certo che è un sistema da cambiare.
    ma temo che prima del collasso nessuno riuscirà a cambiare nulla.

    ps: la teoria non è mia, ovviamente, ma di un tizio molto accreditato di cui non ricorderei il nome nemmeno se mi mordesse i garretti.

     
  5. Andrea

    2 marzo 2012 at 09:51

    Se si ritiene che un sistema sia da cambiare, bisogna sbattersi per cambiarlo.
    Altrimenti ci ritroviamo a essere i soliti italiani: ci lamentiamo perché c’è l’evasione fiscale, ma poi siamo disposti a lavorare in nero/farci fare uno sconto senza ricevuta/non dichiarare dei redditi.

    La crisi ancora in corso era l’occasione per cambiare completamente paradigma socio-economico: ma ci siamo presi Monti, uno dei sovrani dell’attuale paradigma.
    Io l’avevo detto…

     
  6. Igor Ruffinengo

    2 marzo 2012 at 09:57

    eh sì… monti, lo schiavo delle banche… peccato che i primi a essere incazzati con lui sono proprio le banche.

    per il lavoro nero: se non ci fosse la necessità tanto meglio, ma se devi scegliere tra lavoro in nero e dare da mangiare a tuo figlio cosa fai?
    lo fai morire di fame perché non vuoi lavorare in nero?
    ti fai mangiare la casa dalle banche e lo lasci senza un tetto sopra la testa?
    non stiamo parlando di lavorare in nero per avere l’ultimo prodotto sbrilluccicoso di casa apple, ma di mangiare e avere un tetto sopra la testa.

     
  7. Andrea

    2 marzo 2012 at 10:09

    No, Monti il liberale e, quindi, sostenitore di un sistema capitalistico in cui è perfettamente integrato. Le banche c’entrano poco: ci sono molte formule di liberismo, molte strutture del capitalismo e molte teorie per entrambe: anche se lui seguisse una linea che oggi parrebbe “danneggiare” certe forze, non significa che sia avverso al capitalismo. O al liberismo.
    Anzi.

    Riguardo al lavoro nero, è tutta colpa nostra.
    Parlava di qualcosa di molto simile ieri Colombo alla presentazione del suo libro e mi ha trovato d’accordo. E’ un problema di natura culturale e ha a che fare con le regole: se tutti denunciassero i casi di lavoro nero che conoscono e se nessuno accettasse di lavorare in nero, si risolverebbe la questione.
    E questo significa, a grandi linee, che è un problema di educazione dei giovani: le agenzie educative – famiglia e scuola in primis – devono rendersi attive protagoniste nell’insegnare il rispetto delle regole/diritti ai ragazzi. Non perché le regole siano sacre in quanto tali, intendiamoci: perché le regole, se scritte bene, ci fanno vivere meglio.

     

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