RSS

19 marzo

19 Mar

Oggi è il diciottesimo anniversario dell’omicidio di don Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe ammazzato dalla Camorra per il suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata.
“Per amore del mio popolo non tacerò” è il titolo del testo che ne sancì la condanna a morte da parte della camorra locale; è anche uno scritto che racchiude, in poche righe, la profonda realtà della vita civile sottomessa alle organizzazioni criminali, particolarmente in un territorio complesso e storicamente schiavo delle associazioni camorristiche. Ne consiglio la lettura, è rintracciabile con facilità su Wikipedia e veramente tratteggia con poche parole il dolore di una terra non libera, sotto un giogo ingiusto e immorale.

Giuseppe Diana era un sacerdote che, per amore del gregge assegnatoli e della sua stessa terra, non ha taciuto l’urlo di denuncia contro il sopruso e l’ingiustizia. Dovrebbe essere annoverato tra i martiri della Chiesa – ci si sta lavorando – e dovrebbe esser portato a esempio per noi cristiani in materia di impegno sociale. Perché essere cristiani non può essere slegato in alcun modo da “essere legali”. Essere cristiani significa, in primo luogo, rispettare gli altri – amarli – e non c’è amore nel sopruso, nella violenza e nella violazione della convivenza civile.

Credo sia opportuno ricordare don Giuseppe come un eroe contemporaneo, una persona che ha saputo donare la vita perché quella degli altri potesse essere migliore.
Non parlo del martirio – il brutale omicidio di stampo camorristico – ma della scelta di parlare, di non tacere: il dono don Giuseppe l’ha compiuto in quel momento. Anche se la sua storia avesse avuto un diverso epilogo, comunque quel giorno, con quelle parole, il cammino del dono sarebbe stato segnato.

Ci troviamo ancora oggi a combattere contro la criminalità organizzata di stampo mafioso; mentre la lotta prosegue dal basso, i piani alti della società civile orchestrano colpi di mano per semplificare la vita alle associazioni che infettano la nostra vita. Se non è questo il momento per farci sentire, non so quale altro potremmo attendere.
Non serve essere eroi e neppure altruisti per farlo; dobbiamo, però, compiere questo gesto per amore del nostro popolo. Che siamo anche noi stessi, dopotutto.

Annunci
 
3 commenti

Pubblicato da su 19 marzo 2012 in Politica, Sproloqui

 

Tag: , , , , , ,

3 risposte a “19 marzo

  1. icittadiniprimaditutto

    20 marzo 2012 at 08:02

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

     
  2. jackilnero

    26 marzo 2012 at 09:48

    “Perché essere cristiani non può essere slegato in alcun modo da “essere legali”. Essere cristiani significa, in primo luogo, rispettare gli altri – amarli – e non c’è amore nel sopruso, nella violenza e nella violazione della convivenza civile. ”

    Sarebbe bello fosse davvero cosi … ma cosi non è mai stato, dalle crociate agli insabbiamenti a chi in parlamento si dice cristiano palesemente per motivi elettorali.
    Peccato, il messaggio cristiano in se non sarebbe male. E’ l’applicazione che lascia a desiderare

     
    • Andrea

      2 aprile 2012 at 10:42

      Un po’ come Marx e il marxismo: il problema non è Marx e non è Cristo. Sono i marxisti e i cristiani.

       

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: