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Lo spiraglio della partecipazione

21 Mag

Non credo che il successo del Movimento Cinque Stelle a Parma sia una vittoria dell’antipolitica, come non lo credo della sfiducia nei confronti degli attuali partiti. Penso, invece, che si tratti di uno spiraglio di vera politica, incarnata nell’impegno sano e genuino di alcuni cittadini e nella noia verso le arcaiche forme partitiche di altri.
Nascondersi dietro l’astensione, che invece dovrebbe essere un ulteriore sintomo su cui riflettere, non può che depistare la riflessione all’indomani del voto amministrativo italiano.

L’antipolitica, semmai, risiede proprio nell’astensione di chi crede, rassegnato, che la politica non abbia più niente da dire: significa, essenzialmente, che non si riesce a immaginare un modo diverso di fare politica. Io, che ho memoria di uno stile esteticamente diverso – la “Prima Repubblica” – e che vorrei vederne un altro ancora all’opera nell’Italia di domani, mi sento in dovere di spiegare a molti che la politica che abbiamo vissuto negli ultimi vent’anni, politica spesso non lo è stata.

Sicuramente il cancro berlusconiano è stato un elemento importante nella costituzione dell’attuale sistema e della sua crisi. Non mi riferisco, ovviamente, soltanto alla coalizione politica radunata attorno al “papi” e tenuta assieme, in assenza di idee e ideologie, dalla brama di potere: penso soprattutto alla mentalità commerciale, di basso livello, “caciarona” costruitasi a partire dalle sue reti televisive e oramai imperante il tutto il paese. Non è una questione di moralità, si faccia attenzione: ben prima di preoccuparsi delle ragazze seminude in Tv, bisogna interrogarsi sul motivo per cui sono lì. Le menti si sono decisamente addormentate e sono state così addomesticate a un livello di discussione e pensiero preoccupantemente basso: una sorta di terapia dei “piccoli passi”, vincente nell’assicurare al Nano il potere per un ventennio, distruttivo per il futuro del paese, considerando anche che dalla sinistra e da tutti gli altri è stato seguito sul medesimo campo d’azione. Proprio la sinistra, infatti, che avrebbe dovuto denunciare e contestare con forza quest’azione di svuotamento valoriale del fare politica, s’è ridotta ad agire con strumenti perlopiù analoghi, spettacolaristici, vuoti di contenuti.
Ho creduto nel progetto del Pd ma ne esco oggi fortemente deluso: già l’inserimento di Radicali – partito secondo in follia solo alla Lega Nord – nelle liste delle ultime politiche mi ha tenuto lontano dal crocettarli, l’attuale situazione mi tiene lontano dal considerare qualsiasi collaborazione, o quasi.

E così si è giunti a una crisi radicale senza che la grande maggioranza del paese se ne accorgesse, mentre una manciata di persone più lungimiranti attendevano speranzose questo momento; ovviamente non si tratta di un passaggio indolore, giacché coincide con un’epocale crisi economica. La scossa serviva e doveva essere catalizzata da grossi problemi, purtroppo, non ce ne saremmo mai accorti in altre condizioni.

Servono, allora, ricette per il domani: dovranno essere sperimentali, per forza. Chi si presenterà sostenendo di avere tutte le risposte e tutte le soluzioni sarà un mentitore. D’altra parte, dovremo fidarci di chi vorrà indicare una strada e invitarci a intraprenderla, per costruire le soluzioni assieme.
I referendum del 2011 ci hanno dimostrato, dopotutto, che la democrazia partecipata ha possibilità di rivelarsi vincente: coltiviamola. Come è indispensabile coltivare una nuova moralità politica, che dia speranze e garanzie a chi vota. Non possiamo permettere che la democrazia collassi sotto i colpi del facile populismo degli estremi, dopotutto, come rischia di accadere in Grecia.

Che partecipazione sia, allora: senza andare a rifiutare le ideologie, però, perché un disegno generale entro il quale orientarsi serve. Credo, anzi, che sia fondamentale. Lasciamo che prenda forma, quindi, e che possa aiutare gli italiani.
Dal canto mio qualche idea – rifiuto del liberismo, uguaglianza sociale reale, attenzione ai deboli, spinta sul welfare – ce l’ho e intendo gettarla nel grande calderone, aiutandola a emergere. Questa è l’ora di infilare i guanti e mettersi al lavoro.

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4 commenti

Pubblicato da su 21 maggio 2012 in Politica, Teoria

 

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4 risposte a “Lo spiraglio della partecipazione

  1. Ale O.

    21 maggio 2012 at 23:26

    Ciao, ho letto questo tuo post.

    Ovviamente rispetto le tue opinioni sul PD, mi permetto di fare alcune osservazioni: i Radicali furono inseriti in lista (5 o 6 mi pare) in occasione delle elezioni politiche del 2008 da Weltroni.
    Considerati i loro comportamenti molto scorretti (votarono in difformità rispetto alle indicazioni del Gruppo parlamentare cui appartenevano) credo proprio che al prossimo giro non saranno in lista col PD.

    Per avere un’idea della crisi economica ma anche CULTURALE in cui ci troviamo, il ruolo delle élites, della Politica, della cosiddetta “società civile” che secondo alcuni media e circoli sarebbe migliore del ceto politico, ti consiglio questo video – molto lungo però denso di riflessioni… – in cui interviene un mio prof di Scienze Politiche a Torino, Alfio Mastropaolo

     
    • Andrea

      21 maggio 2012 at 23:49

      Domani, con tutta calma vista l’ora notturna, guarderò il video. Grazie del link.

      Riguardo i Radicali, purtroppo sono molto netto riguardo alle questioni di etica cristiana, come ben sai: certi comportamenti – che non esito e ritenere folli – dei Radicali mi hanno disgustato, anche se sono e rimango nella sinistra di oggi. L’appoggio, parziale ma reale, del PD alla loro causa e una certa anticristianità latente (ma neppure troppo…) in molti partiti della sinistra mi hanno sempre lasciato infastidito e sono il principale motivo per cui fino a oggi non mi sono mai seriamente impegnato in politica. Troppo a sinistra per l’UDC, troppo cattolico per il PD.

       
  2. jackilnero

    22 maggio 2012 at 09:02

    Non credo che il PD si spaventi o che colga chissa che segnali… i giovani come Renzi e Civati dicono che sarebbe meglio cambiare faccia ( con un pelo di conflitto di interessi, ma sarei d’accordo), le solite cariatidi dicono che hanno sostanzialmente vinto e , si sa, cavallo che vince non si cambia.
    E’ vero che il M5S ha vinto a parma per voti di “vendetta” … quindi se mai sarà alle poltiche mi aspetto al massimo un peso come la Lega (mica poco), a meno che i sindaci non regalino davvero delle sorprese.

    il tutto per dire, e ampliando la mia sintesi forse troppo coincisa dell’altro post, che di idee buone e liste civiche e movimenti ce ne sono a bizzeffe ogni tornata elettorale, spesso con ottimi presupposti, ma inevitabilmente finiscono nel dimenticatoio.
    Forse è il momento buono, è vero… ma un progetto simile per decollare dovrebbe avere almeno la stessa forza comunicativa e visibilità del M5S che è imponente, e se rapportata all’esiguo budget, di un’efficienza mai vista finora.
    Non meraviglia che per ottenerlo spesso ci si affidi a “sparate” in stile Grillo o Lega… l’unica vostra fortuna sarebbe appunto che ormai sta diventando una sparata dire “siamo onesti” e compagnia bella 😉
    in bocca al lupo comunque

     
  3. icittadiniprimaditutto

    22 maggio 2012 at 11:27

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

     

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