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Renzi, ovvero l’antitesi dello scoutismo

03 Ott

Mi sono soffermato sul programma di Renzi già un paio di volte e intendo mantenere la promessa: scriverò anche quel che del suo programma mi è piaciuto e non si tratta di poca roba.
Oggi però scrivo di un’altra cifra distintiva del sindaco fiorentino: lo scoutismo.

Matteo Renzi è cresciuto nell’Agesci. Non lo nasconde, anzi, ne fa motivo di vanto. In questo lo capisco, sono fiero anch’io del cammino scout che ho compiuto, conscio di quanto si tratti di un elemento determinante per la mia formazione personale.
Vorrei oggi soffermarmi su come il programma di Renzi in realtà non sia per niente scout, anzi: spiegherò come le idee portanti del sistema fiorentino, in realtà, stiano agli antipodi dei principi su cui si basa il movimento scout.

L’illuminazione mi è venuta parlando con un “compagno” della mia Comunità Capi: Renzi si basa sul premiare il migliore. Diamolo per consolidato, direi che non c’è nessuna difficoltà a trovare nel programma questa tendenza.
Lo scoutismo non si basa sul migliore! Lo scoutismo fonda la spinta alla crescita sul dare il massimo rispetto alle proprie possibilità.
Il motto dei lupetti – gli scout tra gli 8 e i 12 anni – è “del nostro meglio”: fin da quell’età sono esortati a impegnarsi ai loro limiti, a spremersi, a non fermarsi di fronte a difficoltà e piccoli limiti. Ma è anche loro mostrato come non conti tanto il valore assoluto del risultato finale quanto l’impegno profuso e il rapporto tra il risultato e le potenzialità del singolo.
Ciascuno è misurato rispetto alle proprie potenzialità, senza alcun criterio di valore assoluto.

Lo stesso criterio è adottato lungo tutto il cammino di progressione personale dei ragazzi, una sorta di succedersi di impegni che ciascuno prende, via via più consapevolmente e autonomamente, per migliorarsi.
Lo scoutismo non da premi ai migliori: da premi a chi si impegna di più. E se quello che si impegna di più ottiene un risultato peggiore di quello che, impegnandosi meno ma più dotato, riesce meglio, sarà comunque chi ha profuso maggior sforzo a essere additato per la sua bravura. Per l’impegno, appunto. 

Il motto e la struttura stessa del cammino di crescita non sono due elementi trascurabili: da uno scout mi aspetto che, nella sua azione nella società, quantomeno si ispiri all’approccio scout. Renzi fa l’esatto opposto: propone di premiare i migliori, tralasciando che i migliori non lo sono per bravura loro ma per dono di natura, per pura sorte.
Se può sembrare politicamente una critica leggera, è scoutisticamente un elemento fondamentale: il programma di Renzi è costruito su un principio antitetico a quello su cui noi capi educhiamo i ragazzi – e sul quale è stato educato lui, il che apre a un interessante dibattito sulla reale e profonda efficacia del metodo scout, che ha prodotto gente come Penati e Renzi.

Ovviamente si può sempre sostenere che non sia di rilievo quanto il programma di Renzi sia influenzato dallo scoutismo o aderente ai suoi principi.
Verissimo, se Renzi non facesse continuo riferimento a questo mondo nel definirsi.
Un politico che avvia la sua campagna per le primarie annunciando “prometto sul mio onore…“… beh, allo scoutismo non fa riferimenti vaghi bensì precisi e chiari. A chi conosce questo mondo, è chiara la strizzata d’occhio, la chiamata “alle armi” per l’amico in battaglia.
Il voltafaccia di Renzi, allora, diventa tema politico, perché usa per definirsi un sistema di valori che poi, sistematicamente, rinnega nel programma che vorrebbe delineare la sua opera politica. Questo per un politico è particolarmente grave, decisamente ingannatore e, per chiunque, completamente scorretto. Un po’ come se a capo del partito che chiama a raccolta i voti cattolici ci fosse un divorziato/risposato o come se il leader del partito che si appella al cristianesimo per combattere i “comunisti” fosse amante di orge, corruzione, minorenni, etc.

In Italia siamo abituati così e sono sicuro che il caso di Renzi – sollevato da me, poi, che son nessuno – non farà alcuno scalpore. Chi ha una coscienza, però, ci rifletta bene: ha senso appoggiare un candidato che predica in direzioni diametralmente opposte e non compatibili? Ha davvero credibilità una persona del genere? Può qualcuno che si pone con tale slealtà rispetto al suo elettorato e rispetto ai suoi “fratelli” scout essere un degno rappresentante delle nostre istituzioni?
So che abbiamo avuto cariche pubbliche assegnate a personaggi ben peggiori ma se Renzi intende incarnare il cambiamento… lo sta facendo nel modo peggiore, mantenendo le usanze di un tempo, le menzogne stile DC e PCI, la prassi del politico “moltefacce” che ha fin qui scritto la triste storia della politica italiana.
Se vogliamo un cambiamento, cerchiamolo onesto e leale. Se non lo troviamo, diventiamolo noi.

So che molti scout voteranno Renzi ma il suo programma, lo sappiano, è contrario al nostro approccio educativo e alla visione della società futura che ha la nostra associazione.
Usare lo scoutismo per raccontarsi e tradirne i principi mi sembra l’esito di qualcuno che ha meritato la nostra fiducia ma, poi, l’ha atrocemente delusa.

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6 commenti

Pubblicato da su 3 ottobre 2012 in Politica

 

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6 risposte a “Renzi, ovvero l’antitesi dello scoutismo

  1. Simone

    16 ottobre 2012 at 02:49

    Ciao, sono uno scout e mi sono imbattuto in questo articolo.
    Personalmente rispetto il fatto che non possa piacere Renzi. Non condivido però l’idea che il voler premiare il merito sia una qualcosa contro i principi scout. Credo che sia necessario contestualizzare il concetto. Se faccio fare un gioco ai miei lupetti è giustissimo valutare il risultato in relazione alle possibilità del bambino: anche se ha ottenuto pessimi risultati l’importante è che abbia fatto del suo meglio! Però parliamo di educazione…nella società il fare del proprio meglio è condizione necessaria, ma non sufficiente…è necessario un altro requisito che noi scout tutto sommato non disdegnamo: la competenza. Se domani dovessi subire un intervento chirurgico non chiederei in nome del mio essere scout un medico che fa semplicemente del suo meglio, ne vorrei uno capace! E in una società in cui troppo spesso conoscenze e cognomi fanno andare avanti le persone non trovo scandaloso chiedere che sia il merito il vero requisito per occupare posizioni. Inoltre il merito non è semplicemente un dono della natura. Lo può essere l’intelligenza, ma da sola non basta, è sempre necessario impegno, costanza, spirito di sacrificio ecc…anche questo mi sembra che sia qualcosa noto allo scautismo. Dire che “migliori” si nasce significa negare che l’educazione possa avere un ruolo determinante e negare uno principi su cui si fonda la nostra promessa. Con la nostra promessa ci impegnamo a “migliorare noi stessi”…significa che che per essere migliori serve impegno! E comunque non tutti nasciamo per diventare presidenti della repubblica. Lo scautismo ci insegna anche a conoscere i nostri limiti e i nostri punti di forza e quindi a trovare la nostra dimensione e a realizzare il nostro disegno di vita sulla base di ciò che siamo. La comunità insegna che ognuno con i suoi talenti è necessario.
    Renzi invece pone alla base del discorso del merito un concetto a mio avviso giustissimo: il dare a tutti le stesse opportunità di partenza. In poche parole se hai tutte le carte in regola per fare l’astrofisico, ma non puoi permettertelo, impegnandoti al massimo puoi diventarlo!
    Io nel mio gruppo, se ho un ragazzo che non può pagare uscite e uniforme faccio di tutto per permettergli di partecipare…e BP a Brownsea fece la stessa cosa portando ragazzi di differenti classi sociali!
    Quindi, per concludere ritengo che il programma di Renzi non sia assolutamente antitetico ai principi scout…

     
    • Simone

      16 ottobre 2012 at 03:00

      e comunque per vincere a palla scout, non basta l’impegno…serve fare più punti! proprio come in un concorso pubblico…noi educhiamo ad impegnarsi al meglio ed accettare che se qualcuno vince significa che è stato più bravo!

       
    • Andrea

      16 ottobre 2012 at 12:48

      Noto che il messaggio che volevo tramandare (o trapassare) non è stato colto. Riscriverò in futuro un post migliore, allora.
      Il problema non è la meritocrazia: è l’assenza di contrappesi laddove la meritocrazia non ha senso di esistere. Che, poi, è il problema tipico del liberismo.
      Un conto è dire “non tutti siamo in grado di fare il presidente della Repubblica”, concetto giustissimo. Un altro è dire che se non guadagni abbastanza per pagarti le medicine ti arrangi. Il liberismo ha esattamente questo secondo approccio: il successo dipende da te, il sistema ti da condizioni di partenza uguali, al limite.
      Ma noi che lavoriamo nell’educazione sappiamo benissimo che le condizioni di partenza non sono mai uguali! Ciascuna persona è diversa, ciascuno ha caratteristiche differenti, doni e talenti non uguali ai compagni di viaggio. Penalizzare chi non ha “talenti produttivi” è non solo sbagliato ma completamente opposto alla mentalità scout.
      Non si tratta, nel mio discorso, di far fare a tutti le stesse cose: si tratta di far arrivare a tutti uguali benefici a prescindere da cosa si faccia, almeno finché lo si fa con il massimo impegno, dando “del proprio meglio”!
      Questo è un discorso molto più materiale, molto più comunista se vuoi: la sanità, per restare nell’esempio, non dovrebbe essere in funzione del reddito – quindi non dovrebbe esistere quella privata.
      Come le idee di Renzi sulle università: dare più fondi alle migliori! Splendida idea… se si vuole avere un’università di serie A e una di serie B. Una visione scout della questione porta, semmai, a proporre di trasferire i migliori giovani ricercatori, dotati di fondi, nelle università peggiori per far si che, impegnandosi, innalzino il livello di quell’ateneo. E non è affatto un premiare il peggiore: è fare in modo che il peggiore non esista.
      Quindi il mio post non era contro la meritrocrazia: era contro la sua distorsione, tipicamente liberista e perfettamente abbracciata da Monti, che porta a una “scala gerarchica” tra le persone. Concetti contro i quali Renzi non solo non muove un dito ma che sembra apprezzare. Invece io penso che siamo tutti ugualmente importanti e che non debba esserci poi questa grossa differenza tra un manager e un operaio. Si, anche in termini di retribuzione.

       
  2. Simone

    19 ottobre 2012 at 03:04

    Ciao Andrea, effettivamente non avevo colto questo punto di vista dal primo post!Ovviamente quando dici che sanità e servizi devono essere garantiti a tutti, dici qualcosa che condivido pienamente, e che non mi sembra essere accantonata nel programma di Renzi…basti pensare agli asili nido. Il discorso secondo me si complica nel momento in cui lo si assolutizza perché ormai viviamo in un contesto globale in cui certe cose vanno in una certa direzione a prescindere da come funziona in Italia.
    Ad esempio parlando di università, non si può negare che di fatto già esistono università di serie A e di serie B, ma soprattutto che quelle italiane confrontante con il resto del mondo sono di serie C e di serie D (cerca la prima università italiana che comare nei world ranking). Allora, credo che, come lo scautismo ci insegna a fare, bisogna fissare degli obiettivi ben precisi e capire cosa si vuole. Se l’obiettivo è livellare le università italiane e rendere omogenee, il tuo discorso funziona. Se l’obiettivo è rilanciare la ricerca italiana rendendola competitiva a livello mondiale è necessario agire in modo differente a costo di accentuare differenze, ma non tanto facendo scendere alcune, quando facendone salire altre. In ambito universitario, piaccia o meno, il modello anglosassone è quello che comanda. E’ quello da qui dipendono i ranking, i parametri per poter pubblicare su riviste importanti, i brevetti e quindi è necessario adeguarsi…secondo me, se anche in modo disomogeneo, si riesce ad investire in ricerca, il risultato è comunque una crescita complessiva del sistema universitario italiano. Oggi un ragazzo di 30 anni, se vuole provare a fare ricerca nel 90% dei casi è costretto ad andare fuori dall’Italia. Non è forse meglio innescare un meccanismo che possa permettere di tenere qualcuno da noi in quelle che sarebbero università di “serie A”? infido lì dove le cose funzionano così, c’è più lavoro in questo momento…e purtroppo i conti con il resto del mondo li dobbiamo fare!
    Anche in termini di retribuzione, io non trovo scandaloso che possano esserci differenze nei salari di un primario e di un operaio, la questione è che l’operaio deve essere nelle condizioni di vivere dignitosamente e i suoi figli devono avere tutte le possibilità di poter diventare primari un domani, attraverso sostegni allo studio e attraverso concorsi veri in cui chi è più bravo vince!
    Poi sicuramente ci sono delle esagerazioni…c’è gente che guadagna veramente troppi troppi soldi…la ricchezza andrebbe ridistribuita, questo è vero…
    Evidentemente abbiamo due visioni diverse su alcune cose, però in questo non credo che sia così scontato dire che lo scautismo è più vicina all’una o all’altra. Continuo a non trovare Renzi lontano dal pensiero scout…

     
  3. fausto

    2 dicembre 2012 at 00:52

    Il dumping sociale operato tramite quella che chiamiamo “meritocrazia” è ormai piuttosto noto; si premia chi sta al vertice, gli altri che affondino pure. Probabilmente sono modelli figli di un’epoca di abbondanza nella quale fallire non era morire; adesso che siamo nei guai, proporre modelli simili significa spianare la strada alle rivolte di domani. Ah, ma dimenticavo: siamo già bene incamminati. Chissà se i signori candidati alle agognate poltrone hanno una mezza idea di quanto sarà spinoso il posto che sperano di ricoprire.

    Intanto nelle nostre università si procede a far sparire i precari, che sono poi quelli che fanno la ricerca per davvero. E’ un problema banalissimo di “stipendificio”: le risorse sono calate, ma chi comanda vuole continuare a guadagnare come prima. Non è retorica né populismo: è esattamente quello che accade da un paio di anni. Il problema è stato affrontato licenziando i più deboli: piccolo risparmio, grande demolizione del servizio. Per uscire da questo pantano bisognerebbe per l’appunto polverizzare parte delle paghe di vertice e girare i soldi alle formiche, ma nessuno dei candidati mi pare in grado. E quindi avanti verso l’iceberg, e come dicono gli italiani: io speriamo che me la cavo.

     

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