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ALBA – Alleanza Lavoro Beni comuni Ambiente


Scusate il silenzio, ancora una volta la vita là fuori ha chiamato. E ho risposto.
Torno, però, con una carica di partecipazione civile e politica d’altri tempi; ammetto di aver sviluppato una certa passione per il “soggetto politico nuovo” della sinistra italiana (ma è davvero solo una sinistra, questa? Non è, forse, comune buonsenso?).
Vi dedico, allora, in anteprima il mio contributo al nascente soggetto, che spero sia poi pubblicato sul sito nazionale nei prossimi giorni.

La progettazione di un qualsiasi “soggetto politico nuovo” deve radicarsi in una serie di scelte di base che ne costituiscano l’ossatura. Credo indispensabile in questa prima parte dell’insorgere di ALBA dare ampio spazio alle riflessioni che possano condurci a individuare quei temi e quei meccanismi da identificare come irrinunciabili e sui quali lavorare nel brevissimo termine.

– Credo che sia necessario partire dagli esiti, espliciti e impliciti, dei referendum del 2011.La difesa dei beni comuni, la tutela dell’ambiente come uno di essi sono quelli espliciti, che ci ricordano l’esito implicito: la partecipazione popolare. Senza l’impegno delle persone che, nonostante il boicottaggio dei media, hanno lavorato per spingere i cittadini alle urne, senza i cittadini che effettivamente hanno preso parte al voto, gli altri esiti non sarebbero stati possibili. Nel costruire i progetti per il domani non possiamo quindi fare a meno di ricordarci questa parola chiave: partecipazione.

– Credo sia necessario partire dalla Costituzione: quella dei Padri, quella dei principi fondamentali. Quella senza pareggio in bilancio, quella senza modifiche distorcenti.
Abbiamo già un programma politico, a ben vedere: l’attuazione dei principi della Costituzione. Ce n’è per qualche decennio prima che si esauriscano quegli spunti. Diamo loro corpo, allora, non lasciamo che restino parole e carte.

– Credo sia necessario partire dalla constatazione che il sistema liberistico e il capitalismo hanno fallito: il liberismo sociale e il capitalismo economico/finanziario sono uno dei peggiori mali della nostra società, è giunto il momento di “andare oltre”. Raccogliamo pure quel che di buono ci hanno donato e costruiamoci un futuro che si basi sulla solidarietà sociale e non sul denaro e sulla concorrenza.

– Credo sia necessario, infine, partire dalla radicazione sul territorio: non possiamo essere un “partito dei professori” e, a dispetto degli alti principi che ho scritto prima, non possiamo fermarci a teorizzare e a dire alla gente come dovrebbe andare e cosa dovrebbe fare. Quest’era politica è giunta al capolinea.
Come l’attuale sinistra non sa fare – ma come ha fatto benissimo la Lega Nord, purtroppo – dobbiamo andare fra la gente: raccogliere le istanze della base, coordinarle, dare risposte puntuali e precise, non evitare i problemi. Ascoltare anche chi la pensa diversamente da noi, perché possiamo sempre imparare e perché il nucleo della democrazia è il confronto sereno.

Allora, da tutto questo, possiamo dirci cosa ci aspetta, quale deve essere il nostro compito: agire. Credo che, al di là delle linee guida che condividiamo a partire dal manifesto fondante, ci sia del lavoro da svolgere sul nostro territorio. Lasciamo che sia questo lavoro con le persone a delineare i dettagli: ma mettiamoci al lavoro, senza tergiversare. Se penso alla mia terra, vedo moltissimo da cambiare, da migliorare, moltissime persone che chiedono aiuto e che non ricevono risposta dalla politica: credo sia così per tutti noi. Prima che siano vittima della demagogia o del populismo del La Pen di passaggio, rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci al lavoro: abbiamo molta strada da fare.  

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Pubblicato da su 17 maggio 2012 in Politica, Sproloqui, Teoria

 

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