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La ragionevolezza del Male (in Grecia, in Europa, ieri, oggi e domani)


Alexis Tripras

Alexis Tripras

Non c’è casualità nel comportamento spietatamente capitalista dell’Unione europea di questi mesi, ma un piano preordinato, che affonda le sue radici nei preamboli e nelle preparazioni alla crisi globale. Ciò a cui stiamo assistendo in Grecia è solo un tassello del racconto, intessuto dalla Troika – Bce, Fmi, Commissione europea – attorno al sistema per preservarlo, una rete di salvataggio per il neoliberismo in cui l’intera Unione è immersa, addirittura sul quale si fonda l’idea che costoro hanno dell’Europa. 

SALVARE LE BANCHE. In questi giorni il sistema si sta difendendo: quello greco è un vero assalto, un tentativo di dare “scacco matto” all’Unione che difende e salva le banche anziché difendere e salvare i cittadini più poveri. In fin dei conti, a volerlo riassumere davvero in poche parole, il dilemma è proprio questo.
Se da una parte una minoranza accumula sempre più ricchezza, dall’altra la maggioranza della popolazione soffre un po’ di più, con settori sociali realmente in ginocchio e disperati. Le soluzioni proposte si appoggiano sul convincimento comune che, dopotutto, potrebbe andare peggio e che queste scelte, fatte sulla loro pelle, siano il male minore.

AUSTERITY. Dietro a un comodo anglicismo è stata nascosta una pratica al limite del disumano, che ha fatto ricadere sui cittadini una crisi causata da una finanza arrivista e deresponsabilizzata; i tagli alla spesa hanno così riguardato perlopiù le persone più deboli, i comuni cittadini dal reddito medio e basso, senza toccare privilegi e ricchi. Il succo del liberismo, lo stesso che caratterizza il “sogno americano”, ha invaso, contagiato e devastato l’Europa, convincendoci che il pareggio di bilancio fosse qualcosa di buono, un parametro reale per prendere le decisioni, dimenticandosi che persone sono anche coloro che non hanno avuto successo e non guadagnano stipendi a sei zeri.

RAGIONEVOLEZZA. Nasce così la ragionevolezza di Mario Monti e del “Salvaitalia”, i cui effetti – potenziati – vediamo oggi all’opera in Grecia. A differenza nostra, però, la Grecia ha dato una risposta: Alexis Tsipras e Syriza. Mentre l’Italia ha dato continuità all’opera bancaria e finanziaria di Monti, spolverandola con la giovanile esuberanza di Matteo Renzi, i cittadini ellenici hanno dato fiducia a un progetto alternativo al capitalismo sfrenato, capace di tutelare i deboli senza per forza passare da una rivoluzione sovietica (lo spettro ancora oggi agitato con una certa ignoranza) e, soprattutto, perfettamente in grado di rispondere ai problemi sociali ed economici, tanto più quanto più venisse adottato da un buon numero di paesi dell’Unione.

CONTRO IL MALE. Per tutti questi motivi, non possiamo tacere di fronte allo scempio della nostra terra europea: c’è modo di cambiare il modo in cui facciamo le code, ma dobbiamo comprendere i danni della cura proposta. Ben più che “effetti collaterali”, l’indebolimento delle persone, la loro dipendenza dal “padrone borghese”, la distruzione delle contrattazioni collettive e del sistema scolastico, l’abbattimento del welfare, sono l’obiettivo che la Troika, controllata da interessi bancari e finanziari, si è prefissata. Scegliamo insieme ai greci, scegliamo di dare la priorità alle persone e non al denaro.

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Pubblicato da su 3 luglio 2015 in Politica

 

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Moggi & Monti


Monti sarà presto nominato Presidente del Consiglio dal buon Napolitano.
Moggi condannato per i fatti di Calciopoli 2006.

Il collegamento sottile è di pura contrapposizione: ammesso che Moggi sia colpevole dei reati a lui ascritti, in proporzione avrebbe dovuto essere nominato presidente della FIGC, se si fosse seguita la stessa filosofia adottata dal Presidente della Repubblica per la scelta del successore dello Psiconano.
Se vogliamo trovare delle colpe per l’attuale crisi, infatti, non possiamo che frugare nel sistema economico, tra le banche, tra i liberali, tra gli economisti. Monti è uno dei maggiori signori di questo sistema malato che viene chiamato “capitalismo” ma che, a tutti gli effetti, è una forma di schiavismo e sfruttamento del 95% della popolazione mondiale, a vantaggio di un’esigua minoranza di signori e padroni che sul capitalismo si arricchiscono e costruiscono le loro fortune. Nominare Monti alla guida di un governo incaricato di risolvere la situazione di crisi è analogo a mandare Moggi a presiedere la FIGC nel bel mezzo di Calciopoli. Altro che lupo a guardia del pollaio.

Non è che Monti mi sia antipatico a prescindere, anzi: lo ritengo eccellente nel suo campo, probabilmente è anche una brava persona. A essere indigeribile è la politica economica che prevedibilmente proporrà al parlamento e propinerà a noi poveri mortali. Trovo che questo, più che risolvere i problemi veri e propri, trascinerà oltre la crisi i soliti difetti di un sistema che, ormai, è inadatto a gestire un pianeta. Quantomeno senza portarlo sull’orlo di un conflitto veramente globale e decisamente pericoloso. Il liberismo – il liberismo che ci propinano oggi, quantomeno – è la risposta sbagliata, è la risposta peggiore che si possa trovare alle necessità di equità e uguaglianza che tanti avvertono.
Vedremo e valuteremo una volta che sarà davvero al governo – se ci sarà. Ma non mi aspetto veramente nulla di buono da un governo tecnico a guida liberale: per un paese che ha bisogno di prelevare da imprese e, soprattutto, imprenditori, per garantire un wellfare e un futuro agli strati sociali più deboli, un paese che chiede una profonda revisione del mercato del lavoro che dia maggiori garanzie ai lavoratori e maggiori rischi a chi già è pieno di soli, un paese che necessita di un refit assoluto del sistema formativo, dell’istruzione, della ricerca… non è il liberismo la risposta adatta.
Le riforme che intendono farci subire non sono affatto l’unica via di uscita da questa crisi: sono l’unico sistema, semmai, che l’attuale struttura economica mondiale può tollerare per preservarsi. Ma questo sistema economico si è condotto sull’orlo dell’autodistruzione, forse oltre, e ora intende farci pagare i suoi errori per restare a galla.

A sentire Servizio Pubblico di questa sera i miei dubbi si confermano: non sono il solo a vedere un enorme problema per tutti noi con un governo Monti. Sinceramente il debito pubblico è solo un sintomo da curare, non il vero problema. La malattia è la disuguaglianza sociale, l’impossibilità di una società realmente aperta e libera per tutti.
Mi sto trasformando in un liberista alla Popper: credo anch’io, realtà alla mano, che una società libera si raggiunga solo lasciando all’individuo il compito di impegnarsi e alla società/lo stato il compito di impedire che l’impegno di uno ostruisca o danneggi un altro, anche indirettamente, anche con l’inazione. Lo stato, quindi, porta equilibrio ed uguaglianza con il suo lavoro.
Speriamo. Preghiamo. Preghiamo perché, purtroppo, non possiamo fare altro. E questa è democrazia…

Come ha appena detto Travaglio: “continuiamo ad affidare la soluzione dei problemi a quelli che li hanno creati?”.

 
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Pubblicato da su 10 novembre 2011 in Politica

 

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