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Inchiavabile maschilismo


Culona inchiavabile.

Fosse riferito a una centralinista della Mondadori sarebbe egualmente inaccettabile.
Il problema, questa volta, non è il macchiettistico comportamento in politica estera del Presidente del Consiglio dei Ministri quanto la sua sessistica visione della vita. Una donna, secondo lui, è da valutarsi solo secondo il metro del piacere sessuale. La capacità amatoria e la piacevolezza sessuale sono gli unici parametri validi per emettere un giudizio sulle signore di cui si circonda. da qui l’opinione su Angela Merkel: poco importa se sia una politica abile o scadente, poco importa se guida un governo con efficienza o incapacità, poco importa se si tratta di una presidente onesta o corrotta. Neppure pare aver rilievo la sua posizione in politica estera/europea/internazionale. Ciò che veramente interessa al coordinatore dell’operato governativo in Italia è che ha il culo grosso e, quindi, non può portarsela a letto.

Non fatico ad ammettere che la leader tedesca perda il confronto diretto con Carfagna & Minetti; è un cappotto indiscutibile. Quel che mi lascia perplesso – al di là dell’esternazione, che è privata – del nanerottolo di Arcore, è la mentalità che cela.
Berlusconi incarna quanto di più detestabile possiamo trovare nell’archetipo milanese capitalistico e questo è ben più preoccupante delle sue opinioni da cafone ineducato o bifolco arricchito che di si voglia. Il nostro adorabile Presidente del Consiglio dei Ministri è un soggetto fondamentalmente legato allo stereotipo dell’uomo dominatore che si pone di fronte alla donna oggetto e al servo-oggetto (non dimentichiamo fede, Minzolini, Belpietro & C.: è prostituzione anche quella!). Drive In e le sue TV degli anni ’80 raccontano di lui molto più di quanto vorremmo: il simbolismo dell’estetica fine a se stessa, del divertimento grossolano, volgare, sessuale, è entrato nella nostra cultura e hanno trovato terreno fertile. Coltivare su questo terreno le ambizioni di potere, sfruttando un tessuto nutrito a criteri di imitazione dei comportamenti televisivi è stato, poi, un colpo di genio. Oggi assistiamo solo a quello che mi auguro sia il tramonto del suo regno dorato – per lui – e infernale – per noi.
Resteranno però ruderi ovunque e faticheremo a liberarcene, ammesso che sia possibile riuscirci. La mentalità che ora definisco “berlusconiana” lo supera e lo trapassa, dopo averlo innalzato a esempio eterno del successo dell’italiano furbo. Avremo a che fare con questo approccio alla realtà – donne nude disposte a tutto, servi slinguanti ai piedi del potere, uso personalistico del potere politico, asservimento delle telecomunicazioni, stortura delle istituzioni, menzogna elettorale sistematica e spudorata, politica come guerra contro l’avversario – per lunghi e tristi anni e ne cogliamo già risultati in figure come Renzi che, in tutta onestà, mi lasciano interdetto (in misura minore anche in Vendola, ma vedo in lui una maggior profondità analitica e serietà politica rispetto a molti altri soggetti).

Non voglio allontanarmi troppo, però, dal culona inchiavabile.
Credo però che la generalizzazione sia legittima; la frase riferita alla povera Merkel è senza dubbio sintomatica per quanto riguarda la mentalità della nostra leadership politica. Trovare persone intelligenti che, poi, lo difendono e mettono sull’ironia quel che ironia è, pur gravissima e becera, fa rabbrividire, perché significa che il seme è giunto su un terreno fertile e si riprodurrà.
Diciamolo chiaramente: Berlusconi vede nella donna un mero oggetto di piacere sessuale ed edonistico. Questo, però, non lo mantiene nel suo privato ma ne fa filosofia di vita, ne esterna il simbolismo e fa in modo di indottrinare – si, indottrinare – la popolazione a seguirlo in questo fosco cammino. Altro che selva oscura! (peraltro le preferirà depilate).
Il passaggio, che non dovrebbe lasciarci inerti, è di una gravità estrema perché rivela l’atteggiamento al governo di questo signorotto prossimo agli ottanta che, evidentemente, scaccia i fantasmi dell’età con sane dosi di fanciulle all’apice della bellezza. Le circuisce, le utilizza, le concupisce e le inserisce nei meccanismi di potere dello stato (ammissione sua è che uno dei criteri di valutazioni delle ministro debba essere l’aspetto estetico, comportamento asimmetrico visto che se lo applicasse anche per i ministri quantomeno ci saremmo liberati di Brunetta e La Russa): questo a prescindere dalle loro reali abilità per il ruolo che andranno a ricoprire. Tutto questo, ovviamente, messo in relazione con la palese incapacità del 95% dei ministri – yes, Mary Star, penso proprio a te – lascia quantomeno supporre che la pratica non sia così distante anche dai più alti vertici dello stato.

Perché mai dovrebbe scandalizzarci questo? Già, quantomeno il governo funzionasse e non fosse il peggior governo dai tempi dell’Impero Romano (Caligola?), potremmo chiudere un proverbiale occhio. Potremmo, ovviamente, come no. Dopotutto in politica essere integerrimi è importante quanto essere governati efficaci. Quando poi la perla di saggezza è sintomo di un malessere più profondo che si espande con metastatica proditorietà in tutti i livelli della società civile, lì si, mi preoccupo.
La donna-oggetto è un retaggio culturale che dobbiamo abbandonare, non ribadire. Come dobbiamo combattere la politica-spettacolo americaneggiante e le menzogne spudorate di fronte al pubblico. Non sono particolarmente interessato alla vita privata del nano arcoriano, sinceramente, ma diventa mio dovere contestarla quando privata non è più. Quando il suo agire coinvolge e stravolge l’opera del suo governo; quando le scelte politiche sono basate non sui bisogni della nazione ma sulla preservazione del potere del singolo; quando l’azione di governo è imperniata sul tenerlo fuori dal carcere; quando impone figure palesemente inadatte in cambio di favori (sessuali e non); quando il suo atteggiamento e la sua mentalità sono prese ad esempio; quando lo schifo che trasuda disalberano la nostra malconcia nazione, uccidendone la credibilità internazionale ed economica; quando è disposto a tutto – anche alle più becere scelte razziste – pur di restare sulla poltrona. Quando tutto questo prende forma, quello è il momento in cui alzare la testa e dire “No!”. Abbiamo il dovere di farlo, come cittadini, come italiani, come elettori.
E’ un’opera di Liberazione che deve essere al di là e al di sopra degli schieramenti politici, come avvenen per il fascismo. E’ un’opera di rinnovamento.

Facciamolo, per tutte le culone inchiavabili. Per dimostrare che una donna non è valutata sul metro della sua trombabilità ma sulla sua intelligenza e onestà.

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Pubblicato da su 15 settembre 2011 in Politica

 

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