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Renzi, ovvero l’antitesi dello scoutismo


Mi sono soffermato sul programma di Renzi già un paio di volte e intendo mantenere la promessa: scriverò anche quel che del suo programma mi è piaciuto e non si tratta di poca roba.
Oggi però scrivo di un’altra cifra distintiva del sindaco fiorentino: lo scoutismo.

Matteo Renzi è cresciuto nell’Agesci. Non lo nasconde, anzi, ne fa motivo di vanto. In questo lo capisco, sono fiero anch’io del cammino scout che ho compiuto, conscio di quanto si tratti di un elemento determinante per la mia formazione personale.
Vorrei oggi soffermarmi su come il programma di Renzi in realtà non sia per niente scout, anzi: spiegherò come le idee portanti del sistema fiorentino, in realtà, stiano agli antipodi dei principi su cui si basa il movimento scout.

L’illuminazione mi è venuta parlando con un “compagno” della mia Comunità Capi: Renzi si basa sul premiare il migliore. Diamolo per consolidato, direi che non c’è nessuna difficoltà a trovare nel programma questa tendenza.
Lo scoutismo non si basa sul migliore! Lo scoutismo fonda la spinta alla crescita sul dare il massimo rispetto alle proprie possibilità.
Il motto dei lupetti – gli scout tra gli 8 e i 12 anni – è “del nostro meglio”: fin da quell’età sono esortati a impegnarsi ai loro limiti, a spremersi, a non fermarsi di fronte a difficoltà e piccoli limiti. Ma è anche loro mostrato come non conti tanto il valore assoluto del risultato finale quanto l’impegno profuso e il rapporto tra il risultato e le potenzialità del singolo.
Ciascuno è misurato rispetto alle proprie potenzialità, senza alcun criterio di valore assoluto.

Lo stesso criterio è adottato lungo tutto il cammino di progressione personale dei ragazzi, una sorta di succedersi di impegni che ciascuno prende, via via più consapevolmente e autonomamente, per migliorarsi.
Lo scoutismo non da premi ai migliori: da premi a chi si impegna di più. E se quello che si impegna di più ottiene un risultato peggiore di quello che, impegnandosi meno ma più dotato, riesce meglio, sarà comunque chi ha profuso maggior sforzo a essere additato per la sua bravura. Per l’impegno, appunto. 

Il motto e la struttura stessa del cammino di crescita non sono due elementi trascurabili: da uno scout mi aspetto che, nella sua azione nella società, quantomeno si ispiri all’approccio scout. Renzi fa l’esatto opposto: propone di premiare i migliori, tralasciando che i migliori non lo sono per bravura loro ma per dono di natura, per pura sorte.
Se può sembrare politicamente una critica leggera, è scoutisticamente un elemento fondamentale: il programma di Renzi è costruito su un principio antitetico a quello su cui noi capi educhiamo i ragazzi – e sul quale è stato educato lui, il che apre a un interessante dibattito sulla reale e profonda efficacia del metodo scout, che ha prodotto gente come Penati e Renzi.

Ovviamente si può sempre sostenere che non sia di rilievo quanto il programma di Renzi sia influenzato dallo scoutismo o aderente ai suoi principi.
Verissimo, se Renzi non facesse continuo riferimento a questo mondo nel definirsi.
Un politico che avvia la sua campagna per le primarie annunciando “prometto sul mio onore…“… beh, allo scoutismo non fa riferimenti vaghi bensì precisi e chiari. A chi conosce questo mondo, è chiara la strizzata d’occhio, la chiamata “alle armi” per l’amico in battaglia.
Il voltafaccia di Renzi, allora, diventa tema politico, perché usa per definirsi un sistema di valori che poi, sistematicamente, rinnega nel programma che vorrebbe delineare la sua opera politica. Questo per un politico è particolarmente grave, decisamente ingannatore e, per chiunque, completamente scorretto. Un po’ come se a capo del partito che chiama a raccolta i voti cattolici ci fosse un divorziato/risposato o come se il leader del partito che si appella al cristianesimo per combattere i “comunisti” fosse amante di orge, corruzione, minorenni, etc.

In Italia siamo abituati così e sono sicuro che il caso di Renzi – sollevato da me, poi, che son nessuno – non farà alcuno scalpore. Chi ha una coscienza, però, ci rifletta bene: ha senso appoggiare un candidato che predica in direzioni diametralmente opposte e non compatibili? Ha davvero credibilità una persona del genere? Può qualcuno che si pone con tale slealtà rispetto al suo elettorato e rispetto ai suoi “fratelli” scout essere un degno rappresentante delle nostre istituzioni?
So che abbiamo avuto cariche pubbliche assegnate a personaggi ben peggiori ma se Renzi intende incarnare il cambiamento… lo sta facendo nel modo peggiore, mantenendo le usanze di un tempo, le menzogne stile DC e PCI, la prassi del politico “moltefacce” che ha fin qui scritto la triste storia della politica italiana.
Se vogliamo un cambiamento, cerchiamolo onesto e leale. Se non lo troviamo, diventiamolo noi.

So che molti scout voteranno Renzi ma il suo programma, lo sappiano, è contrario al nostro approccio educativo e alla visione della società futura che ha la nostra associazione.
Usare lo scoutismo per raccontarsi e tradirne i principi mi sembra l’esito di qualcuno che ha meritato la nostra fiducia ma, poi, l’ha atrocemente delusa.

 
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Pubblicato da su 3 ottobre 2012 in Politica

 

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Tomorrow…


Domani saremo lì, è giunta l’ora. Ci saremo anche oggi, a dire la verità, ma domani Genova sarà invasa da coloro che manifestano per difendere (o per costruire) la legalità nel nostro paese.

Viviamo un momento difficile per la Liguria, su questo fronte. Due consigli comunali sciolti, indagini importanti a Imperia – un caso che tutto rientri nel “regno” di Scajola? – allarme su tutto il territorio per l’infiltrazione delle organizzazioni mafiose a ogni livello dell’economia locale. E non.
Dobbiamo svegliarci, dobbiamo combattere.
Le organizzazioni mafiose ritengono ormai un loro diritto influenzare l’economia del nostro paese – l’Italia – e non riconoscono minimamente i confini stereotipati che molti politici vorrebbero ancora tracciare tra “nord” e “sud”. Le mafie sono anche qui, eccome. Grazie alle connivenze, ai silenzi, agli accordi, alle negligenze, all’incompetenza della classe politica e dirigente. E grazie al silenzio – spesso autolesionista – dei cittadini, dagli imprenditori ai poveri afflitti dagli strozzini.

Dobbiamo svegliarci noi, dobbiamo combattere passo a passo, recuperare terreno.
C’è una sola possibilità ed è l’educazione, la sensibilizzazione culturale. Dobbiamo imparare il rispetto delle regole comuni e insegnarlo alle generazioni più giovani. Credo sia l’unica via, non possiamo non passare da questo lavoro di costruzione futura, in prospettiva. Dobbiamo iniziare oggi, però, per migliorare anche il futuro prossimo, immediato.
C’è da combattere una disoccupazione dilagante, e lo stato deve intervenire tarpando le ali a chi licenzia, assumendo egli stesso, tagliando spese inutili – armi – e reinvestendole in settori che forniscano maggior occupazione e servizi – istruzione, sanità. C’è da distruggere una mentalità furbesca che regna sul paese: l’evasione fiscaleva abbattuta, punita come danno alla collettività e analogamente deve essere perseguito il lavoro nero. C’è da rivoluzionare il mondo del lavoro, a partire dall’articolo 18 di cui si parla da tempo; anziché indebolirlo, deve essere potenziato, esteso, reso maggiormente vincolante. L’imprenditore deve accollarsi la responsabilità sociale dell’assunzione: se non è in grado dgestire un’azienda capace di sostenere le persone assunte, che fallisca e lasci spazio a imprenditori più capaci.
Si devono cambiare le regole del gioco economico, sicuramente.
E dobbiamo imparare a rispettare le regole, viverle non come punizione e limite ma come risorsa e civile confine per la convivenza pacifica con i nostri fratelli.

Ma ora in marcia; domani, prima ancora di tutto questo, sarà una giornata di memoria per vittime innocenti di assassini folli, incivili, viscidi. Saremo lì per far sentire la vicinanza alle famiglie e a chi oggi rischiano la vita, quotidianamente.
“Non dimentichiamo” è l’urlo che salirà dalla folla, domani.
E non dimenticheremo neppure tornati a casa: anzi, ricorderemo e faremo ricordare. Fino a che l’ultimo mafioso non sarà estinto, specie da museo dell’orrore, ricordo del passato.

 

 

 
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Pubblicato da su 16 marzo 2012 in Diari, Politica

 

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