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Tomorrow…


Domani saremo lì, è giunta l’ora. Ci saremo anche oggi, a dire la verità, ma domani Genova sarà invasa da coloro che manifestano per difendere (o per costruire) la legalità nel nostro paese.

Viviamo un momento difficile per la Liguria, su questo fronte. Due consigli comunali sciolti, indagini importanti a Imperia – un caso che tutto rientri nel “regno” di Scajola? – allarme su tutto il territorio per l’infiltrazione delle organizzazioni mafiose a ogni livello dell’economia locale. E non.
Dobbiamo svegliarci, dobbiamo combattere.
Le organizzazioni mafiose ritengono ormai un loro diritto influenzare l’economia del nostro paese – l’Italia – e non riconoscono minimamente i confini stereotipati che molti politici vorrebbero ancora tracciare tra “nord” e “sud”. Le mafie sono anche qui, eccome. Grazie alle connivenze, ai silenzi, agli accordi, alle negligenze, all’incompetenza della classe politica e dirigente. E grazie al silenzio – spesso autolesionista – dei cittadini, dagli imprenditori ai poveri afflitti dagli strozzini.

Dobbiamo svegliarci noi, dobbiamo combattere passo a passo, recuperare terreno.
C’è una sola possibilità ed è l’educazione, la sensibilizzazione culturale. Dobbiamo imparare il rispetto delle regole comuni e insegnarlo alle generazioni più giovani. Credo sia l’unica via, non possiamo non passare da questo lavoro di costruzione futura, in prospettiva. Dobbiamo iniziare oggi, però, per migliorare anche il futuro prossimo, immediato.
C’è da combattere una disoccupazione dilagante, e lo stato deve intervenire tarpando le ali a chi licenzia, assumendo egli stesso, tagliando spese inutili – armi – e reinvestendole in settori che forniscano maggior occupazione e servizi – istruzione, sanità. C’è da distruggere una mentalità furbesca che regna sul paese: l’evasione fiscaleva abbattuta, punita come danno alla collettività e analogamente deve essere perseguito il lavoro nero. C’è da rivoluzionare il mondo del lavoro, a partire dall’articolo 18 di cui si parla da tempo; anziché indebolirlo, deve essere potenziato, esteso, reso maggiormente vincolante. L’imprenditore deve accollarsi la responsabilità sociale dell’assunzione: se non è in grado dgestire un’azienda capace di sostenere le persone assunte, che fallisca e lasci spazio a imprenditori più capaci.
Si devono cambiare le regole del gioco economico, sicuramente.
E dobbiamo imparare a rispettare le regole, viverle non come punizione e limite ma come risorsa e civile confine per la convivenza pacifica con i nostri fratelli.

Ma ora in marcia; domani, prima ancora di tutto questo, sarà una giornata di memoria per vittime innocenti di assassini folli, incivili, viscidi. Saremo lì per far sentire la vicinanza alle famiglie e a chi oggi rischiano la vita, quotidianamente.
“Non dimentichiamo” è l’urlo che salirà dalla folla, domani.
E non dimenticheremo neppure tornati a casa: anzi, ricorderemo e faremo ricordare. Fino a che l’ultimo mafioso non sarà estinto, specie da museo dell’orrore, ricordo del passato.

 

 

 
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Pubblicato da su 16 marzo 2012 in Diari, Politica

 

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