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[Letture 3] Lista dei desideri…


Altro post a carattere personale, perdipiù estremamente breve.
Stasera ho creato la lista dei desideri su Amazon; pensavo di farne uno strumento per il mio compleanno ma mi ha aiutato non poco a mettere ordine nell’elenco dei miei desideri, soprattutto librari. Sono veramente troppi…

Ho inserito libri di storia, soprattutto contemporanea, pescati dalle liste degli esami, dalla bibliografia di altri testi, da autori di cui mi son piaciuti altri libri. Ho inserito un po’ di letteratura fantasy, ma neppure troppa. C’è un po’ di King, giusto un accenno. C’è moltissima storia del Concilio Vaticano II.
si, sono matto… lo so…

Che altro? Vedremo se servirà, di più non saprei cosa dire. Comunque, se leggete il post e volete farmi un regalo, vi consiglio di ordinare la lista in ordine di priorità!
Doppia versione: quella in italiano e quella per i libri in inglese (.com).

Buona settimana a tutti!

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2011 in Diari, Libri

 

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Il Tempo è Relativo! E la sveglia della scienza suona in orario?


Che il tempo non fosse esattamente una costante ce l’aveva detto già Einstein, un secolo fa (già passato così tanto tempo?); anzi, ci aveva chiarito che il tempo non è per nulla costante ma lo “subiamo” in funzione del nostro movimento relativo. Un po’ come se la lettura di questo articolo dipendesse dalla velocità con cui il lettore corre i cento metri; Bolt sarebbe avvantaggiato.
Ne abbiamo avuto una conferma men che scientifica in questi giorni, grazie ad alcuni eventi siciliani che definirei… pittoreschi. Vi link l’articolo che ha sollevato la mia curiosità, potete leggero a questo indirizzo: il Corriere ci rende noto che in Sicilia, soprattutto a Catania, gli orologi corrono veloci, più veloci della terra, e guadagnano dai cinque ai quindici minuti sull’orario ufficiale. Un bel dilemma e un problema anche di ordine pratico, basti leggere l’articolo e il riferimento alle difficoltà bancarie dell’isola; spero che le Poste non usino questo fatto per scaricare le colpe sul tempo relativo, visti i danni causati dai loro nuovissimi server. O forse che i nuovi server proprio a Catania sono stati attivati?

La notizia è curiosa e stimola la fantasia; possiamo immaginare i giganteschi campi magnetici del magma vulcanico che influenzano lo scorrere del tempo, se vogliamo una soluzione scientifica. Possiamo, se la nostra fantasia è più virtuosa, dar adito alle teorie circa spedizioni aliene e relativi rapimenti, con rilocazione imprecisa dei fortunati abitanti, quasi fossimo in un X-Files. E come nel telefilm, si inseguono voci, congetture, teorie strambe e incertezze.

Ciò su cui vorrei fermarmi a riflettere, questa volta, non è tanto il problema in se ma l’ignoranza: vorrei parlare non tanto della credulità popolare – così diffusa – quanto dell’ignoranza generale che coglie l’umanità di fronte a piccoli incidenti come questo.
La scienza ci ha abituati a vivere in un mondo ordinato, di cui si conoscono i meccanismi e che si fonda su diversi principi di azione-reazione. Alcuni di questi possono essere immensamente complicati e inarrivabili senza anni di studio alle spalle, ovviamente; eppure sappiamo che una spiegazione la scienza può darla a tutto e che nulla la lascia indietro perché, bene o male, una teoria che si adatti a spiegare un fenomeno si trova. O si troverà entro breve.
Fatti come questo, fatti che contraddicono non oscuri teoremi di fisica delle particelle noti a circa duecento persone su tutto il globo ma che urtano le più radicate convinzioni, l’esperienza quotidiana di miliardi di persone e lo stesso buonsenso (critico) di cui tutti usufruiamo, sono come un bagno di umiltà che dobbiamo accogliere con piacere. Non una doccia fredda fastidiosa come una secchiata d’acqua mentre arbitri una partita a dicembre ma una pioggerellina primaverile che ti rinfresca durante gli allenamenti estivi. Con questo spirito penso si debba accogliere ogni novità in scienza: lo sguardo della curiosità.
Qualcuno potrebbe rispondere che è ben questo lo sguardo dello scienziato: un bambino curioso che sbircia oltre il parapetto della finestra cercando di capire come sia fatto il mondo al di fuori della sua piccola casetta. Beh, si… è una bella teoria. Qualcuno la mette in pratica.
Eppure conosco molte persone che si rinchiudono nelle loro certezze – e parlo di studenti di discipline scientifiche, neo ricercatori, aspiranti ricercatori, etc – e professano l’inviolabilità della loro disciplina, la sua assoluta validità, l’immutabilità dei criteri e delle teorie. Insomma, fanno il contrario di quello che suggerisce Popper ed esattamente quello che teme Feyerabend, al quale forse andrebbe dato maggior credito; penso abbia descritto la comunità scientifica reale con un’accuratezza che altri autori hanno evitato, forse volontariamente, perché metteva in crisi la loro teorizzazione riguardante la scienza. Insomma, torniamo al discorso di prima

Abbiamo con questi piccoli fenomeni l’occasione per sfidare le nostre conoscenze, metterle alla prova e verificare se davvero le nostre teorie funzionano: io dico di usarli! Certo, sono “casi limite” ma è proprio su questi punti oscuri che una teoria prova la sua validità o decade. Le osservazioni più comuni possono essere spiegate da molte teorie, ne sono convinto, ma solo le teorie più salde e valide possono aggiungere ai loro successi anche questi tasti molto dolenti. Non sono occasioni da sprecare, non credete?
La peggior cosa che può capitarci, in fin dei conti, è scoprire che ci sono dei dischi volanti sotto l’Etna: o un fabbro di nome Vulcano.

 
 

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Letture


Questo è un post d’interludio, un po’ come quello sul Silvio nazionale e sulle scomuniche.

Mi devo dedicare a un po’ di sane letture, visto che da domani non avrò esami per un paio di mesi e che la ricerca di un lavoro non è osteggiata da questa attività (anche se, ovviamente, inizierò presto a dedicarmi ai libri per giugno).
Ho un po’ di libri in arretrato e un po’ di letture che vorrei acquisire nella mia biblioteca sempre più corposa, mi serve un po’ di aiuto per decidere. Vediamo di schematizzare la situazione attuale, tra letture in corso, letture già acquistate e letture papabili.

In corso:
Limit, di Schätzing, Frank: Non male anche se estremamente corposo (oltre 1300 pagine), almeno per quello che ho letto fn’ora (130 pagine). Spero però decolli e senza dubbio non è libro da portare in treno o nello zaino. Questo te lo leggi a casa…

Acquistati:
Dresden’s file 1, 2, 3, di Jim Butcher: Una bella saga fantasy contemporanea, da cui hanno anche tratto una serie TV, molto molto Mage. Ha il difetto di essere in inglese quindi non è il massimo del relax, nonostante il tema decisamente leggero. Ha il pregio fortissimo di essere magia.

Dietro quel delitto, Ian Rankin: Giallo scozzese con l’ispettore Rebus, di Edimburgo. Adoro la città, altri libri di Rankin mi sono piaciuti davvero molto, anche se risentono di una certa lentezza. Ammetto che se uno non ha visitato Edimburgo può trovarli un po’ ostici, ma se conosci i luoghi… son romanzi speciali!

La Ruota del Tempo vol. 2, la Grande Caccia, di Robert Jordan: Il primo volume mi è piaciuto davvero, un fantasy di qualità che non leggevo da tempo. A preoccupare è il timore che la saga mi piaccia troppo e mi ritrovi poi ad attendere che escano gli ultimi romanzi. Vero è che sono tutti colossali e me ne mancano 9…

Cose preziose, di Stephen King: Non credo serva una presentazione. Già il fatto che sia King basta e avanza per pensare di leggerlo. Adoro King e rivoglio la Torre Nera. Da capo.

Scende l’oscurità, di Harry Turtledove: Un fantasy un po’ diverso dal solito per un vero maestro, è il secondo romanzo di una saga di cinque. Ho apprezzato molto il primo anche se soffre della dispersione dei personaggi tipica di alcune opere diTurtledove… prima o poi questa saga è da finirsi.

Da acquistare:
La spada del destino, di Andrzej Sapkowski: Seguito de Il Guardiano degli Innocenti, si tratta di raccolte di racconti di un autore polacco, creatore del personaggio di Geralt di Rivia, uno strigo (witcher) ovvero un cacciatore di mostri, difensore dell’umanità. Da questi racconti il gioco per pc – secondo me splendido – The Wicther. Costano una fortuna, come quasi tutti i libri della Nord.

La società aperta e i suoi nemici, di Karl R. Popper: Uno dei saggi politici più importanti di Popper, indubbiamente liberista, fondamentale per capire il pensiero dell’autore. Uno di quei libri che non può mancare in una biblioteca, se ci si interessa dell’argomento. Da sospendere in attesa della scelta per la tesi? Troppo pesante per il relax? O da comprare per cavalcare l’onda dell’interesse?

La struttura delle rivoluzioni scientifiche, di Thomas S. Kuhn: Un libro che voglio leggere da quando avevo tredici anni – colpa di Ian Malcolm – e un testo centrale per comprendere le ipotesi riguardo i paradigmi scientifici. Nel best of… ma bisogna vedere quando.

Qualcuno vuole aggiungere o suggerire libri o temi? Ho un sacco di Gaiman arretrato, a dire il vero… per non parlare di King o Asimov. Considerate anche le mie scarse condizioni finanziarie, mi raccomando.

 
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Pubblicato da su 18 aprile 2011 in Diari, Libri, Sproloqui

 

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Post esame e pre Tesi: Popper o Feyerabend?


Oggi ho affrontato e abbattuto l’esame di filosofia della scienza; un 30 meritato sul campo dell’esposizione anche se dovuto a una buona stella nelle domande decisamente… fortunate! Mentre stavano timbrando e trascrivendo, ho avuto l’ardire di domandare al prof l’opportunità di lavorare su questa materia per la tesi (triennale): l’ho buttata lì e direi che ha abboccato, tanto che stiamo organizzando un primo appuntamento per fissare l’argomento reale.

L’argomento, già: tanto vale iniziare a parlarne.
Marsonet si occupa di filosofia della scienza ed epistemologia, ma non solo. Del suo esame due gli argomenti che davvero mi hanno colpito:
– la filosofia politica di Popper, legata alla sua profonda convinzione liberista ma anche profondamente innovatrice (vedi miseria dello storicismo). Popper è un forte critico del marxismo e, in generale di tutti gli olismi, utopie comprese; va giù duro su molti argomenti di politica e società, va così duro che mi trova quasi sempre d’accordo con lui. Strenuo difensore della democrazia, approda purtroppo alla necessità di una società aperta e liberale come attuale miglior forma di democrazia – per quello che ne sappiamo ora. Lui e Hayek, secondo me, sono troppo liberali per piacermi davvero ma l’argomento è ricco, stimolante ed… estremamente storico.
Feyerabend e la sua anarchia metodologica: ho letteralmente adorato quel libro e penso che tutti coloro che si occupano di scienza dovrebbero leggerlo almeno una volta. Ha cambiato il mio atteggiamento verso la scienza, l’ha letteralmente travolto. Leggerlo è stato come passare dalla geometria euclidea alla geometria riemmaniana senza passare dal via. Si, mi ha veramente colpito… e lavorarci sopra sarebbe bello.

Queste le due opzioni principali; penso possano essercene altre ma, dal mio piccolo angoli di debuttante nell’epistemologia, questi sono i giganti che riesco a intravvedere. Mi piacerebbe discostarmi un po’ dall’epistemologia che esemplifica sempre con la fisica: si, è bello e affascinante ma sa anche di “già fatto”. Vorrei sviluppare i due rami che ho toccato in questi ultimi anni, chimica prima e matematica poi: penso ci sia moltissimo da dire su entrambi gli argomenti e su come stiano influenzando la nostra percezione della realtà, senza che ce ne accorgiamo, per non citare come già l’hanno fatto in passato. Ovviamente il tutto in non più di 50 pagine, a quanto pare.
Quindi… contegno, umiltà e riduzionismo!
Vedremo, vedremo… qualcuno ha suggerimenti?

 
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Pubblicato da su 14 aprile 2011 in Diari

 

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Contro Popper e contro il Liberismo


L’altro ieri abbiamo parlato di scomuniche e politica, oggi ci avventuriamo nel complicato capitolo della filosofia e della politica. Avevo promesso di parlare di serendipity – terra misteriosa e distante – ma nello scrivere è emerso questo tema… e come tutti i fattori emergenti, non posso che dedicare alcune righe a esso. Popper è stato una lettura e uno studio estremamente interessante: ha sollevato questioni altrimenti sopite e ha dato il via a una serie di riflessioni nel mio intimo di non poco conto. Ho scoperto cose nuove sia leggendo lui sia leggendo Feyerabend (e questo blog ne è una prova).
Eppure non mi trovo affatto d’accordo con lui su alcune cose, soprattutto non condivido l’apprezzamento suo e di Hayek riguardo il liberismo. Ecco il motore non troppo immobile di questo post decisamente impegnativo.

Il primo avvertimento è che questo scritto è indubbiamente provvisorio; come per tutti, anche per il pensiero è in continua evoluzione, quindi non c’è un punto d’arrivo definitivo. Avverto anche che si tratta di una critica sia nell’accezione più comune del termine, sia in quella filosofica. Infine, vi avverto che potreste trovare il tema un po’… diverso da quello che ci si attende su un blog. Comunque sia, buona lettura.

Partiamo da Popper; pur non avendone letto tutte le opere, quelle già affrontate lo dipingono come uno strenuo difensore del liberismo e dell’economia di mercato. Le motivazioni che adduce sono varie e diversificate ma vedrò di riassumerle in poche righe.
Il processo mentale di Popper a favore del liberismo parte dal definire la democrazia un “valore”, un valore che possiamo perdere; direi che è una piattaforma decisamente solida che mi trova d’accordo. L’Italia è un ottimo esempio di come si possa perdere la democrazia: si baratta un diritto per una fantomatica “sicurezza”, se ne baratta un altro per tenere lontani gli immigrati o per evitare i comunisti approvino i matrimoni gay e in breve ci si ritrova con un leader politico che pensa di essere intoccabile in quanto eletto. Un processo lineare.
Proseguiamo la linea-popper (Popperline?). Un sistema socioeconomico che vincoli il singolo – un gruppo di singoli – limitandone di fatto la libertà viola la democrazia; tra non liberi, dice Popper, non c’è neppure uguaglianza e quindi manca la democrazia. Vero, profondamente vero. Questa è anche una bella critica e un ottimo assalto ai sistemi comunisti/socialisti, che di fatto limitano le libertà personali… anche nella loro versione ultima e utopica, quella cioè in cui il sistema è ormai omnicomprensivo (per limitazione, ovviamente, intendo quelle coercizioni legate al destino di un uomo che espandono oltre l’accettabile l’intervento “statale” nella realtà personale, fosse anche il lavoro): una critica che condivido e che userò più avanti. Torniamo, però al liberismo; Popper e Hayek ci dicono che un sistema di mercato è effettivamente libero ed eguale, se lasciato libero di svilupparsi senza influenze esterne. Se abbandoniamo tutto in mano al libero mercato, infatti, esso si organizzerà da solo, punendo chi commette soprusi – quindi danneggiando acquirenti, che non compreranno più, infine impoverendolo per questo – e premiando chi si dimostra meritevole. Un sistema che da a ciascuno in base a quanto riesce a raccogliere, in base ai suoi meriti.
In base a quanto riesce a influire sul mercato… e, aggiungono i liberisti, l’importante è che in questo sistema si sia tutti uguali e si abbiano tutti le medesime probabilità di realizzare il proprio destino per come lo si immagina.
Per me, qui cade il liberismo: già trovo discutibile che si dia a ciascuno in base ai suoi meriti e non in base ai suoi bisogni, il che mi sarebbe sufficiente, ma voglio spingermi oltre sul piano della trattazione e smontare quel che resta del liberismo.
Penso che non funzioni perché il presupposto fondante – uguali possibilità e uguali mezzi – è profondamente falso e non realistico: non trovo l’attuale struttura socioeconomica corrispondente a questo assunto. Economicamente e in materia di accesso all’istruzione le mie possibilità sono profondamente diverse da quelle di un giovane maori; culturalmente, le mie potenzialità sono diverse da quelle di un russo. Non siamo tutti uguali e non abbiamo tutti gli stessi mezzi di accesso e influenza al mercato; ad aggravare la questione, la divergenza può anche essere spaventosa e per niente basata sui meriti personali. Anche volendo riconoscere il merito personale come unico criterio di assegnazione del successo – cosa che mi guardo bene dal fare – l’attuale sistema di mercato è ben distante dal farlo. Un Piersilvio qualunque ha molte più potenzialità rispetto a un Della Rovere qualunque, che ha più influenza e possibilità di trarre profitto dal mercato di un ragazzino Hopi.
sono molto più anti-liberale e anti-liberista di quel che credevo; oltre a ritenere profondamente egoista un sistema che tenga conto in primo luogo dei meriti e non dei bisogni, lo accumulo assieme alle idiozie utopistiche dei secoli passati, marxismi compresi.

Fin qui credo che il percorso sia stato lineare, almeno lo è stato per me. Sono approdato a non fidarmi nemmeno un po’ del liberismo e questo è un bene; ritenevo di essere ben più moderato ma, evidentemente, non è stato possibile contenersi.
Il liberismo cade in due tipologie di errore formale che lo fanno decadere:

–          Nega ad altri sistemi un valore di realizzabilità perché si appoggiano su utopie che, in quanto tali non possono realizzarsi. Una visione utopica, infatti, pretende il controllo su ogni aspetto della società. Questo è impossibile perché prevede di reggere una quantità di variabili infinita – letteralmente – per ciascun elemento del sistema. Eppure, il liberismo cade nello stesso errore presupponendo condizioni di partenza utopiche e, come tali, non realizzabili.

–          Nuovamente, il basamento del liberismo è invalidato dalla pratica: non solo è teoricamente impossibile, ma è anche palesemente violato dalla realtà. I due fattori non sono così incompatibili come sembra, anche se va contro il senso comune: per quanto impossibile, la perfetta uguaglianza potrebbe avverarsi su un sistema ridotto o in una certa approssimazione, eliminando condizioni limite.

Insomma, anche accettandone per veri e validi i presupposti, il liberismo si trova a essere irrealizzabile tanto quanto il comunismo. In quanto a essere auspicabile una società liberale/liberista… andiamoci piano. Senza tirare in ballo le influenze calviniste in quest’ottica – ottica che, non mi stancherò di dirlo, aborro – penso che sia un posto davvero brutto dove vivere; immagino un luogo freddo, dominato dal raziocinio e dal valore dell’obiettivo raggiunto. Una vita come un lavoro d’azienda, con target e premi di produzione. Un luogo dove chi resta indietro non è aiutato ma cestinato e sostituito, dove si scalpita per scalare la piramide ciascuno calpestando gli altri. Un posto molto simile a come Il Nano vuole rendere l’Italia.

Mi ricollegherei alla scuola, se non fosse tardi; tra riforme e riformine, l’Italia dell’educazione e della formazione diventa sempre più un sistema di selezione del prodotto finito: l’uomo e la donna da porre sul mercato del lavoro, dove chi è più bravo ottiene di più e chi è più in difficoltà viene retrocesso. Mi si accetti l’orrore di fronte a un mondo del genere.
Ho smontato liberismo e marxismo in una bozza di pensiero politico, è vero, e non ho proposto alcuna soluzione, è verissimo: me ne rammarico. Prometto che ci sto lavorando come sto lavorando per affinare il resto del pensiero. Come avrete intuito è ancora tutto in divenire… e non si sa mai cosa ne venga fuori.
Vi consiglio di leggere anche prossimamente: sicuramente verrà fuori qualcosa da questo marasma di idee. Ovviamente le critiche, i commenti, le opinioni e gli insulti sono i benvenuti: sparate a zero. Prima ancora, diffondete e linkate: più ampio è lo scambio, meglio è.


 
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Pubblicato da su 13 aprile 2011 in Politica, Teoria

 

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