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Scisma austriaco e crisi ecclesiastica


In Austria stanno producendo un vero e proprio “scisma dal basso”, un incendio che si espande dalle braci del caso Wagner (2009), esempio di pessima gestione ecclesiastica e di scarso buonsenso gerarchico. Schönborn si ritrova così a dover gestire una situazione veramente pericolosa, per lui e per la Chiesa, ma anche ricca di stimoli interessanti.

La storia affonda le radici, come dicevamo, nella nomina di Gerhard Wagner a Lienz, un vescovetto poco raccomandabile e dotato di idee quantomeno strambe (sue le seguenti definizioni: «satanica» la saga di Harry Potter, «castigo divino» l’uragano Katrina e «malati psichiatrici» i gay): con vescovi del genere, capisco anch’io perché la Chiesa perda credibilità. Se ci si aggiungono le accuse di pedofilia contro Groër, il predecessore di Schönborn, la situazione peggiora ulteriormente.
Vienna e l’Austria sono un tasto dolente per Roma già da un pezzo: oltre agli scandali sessuali che hanno toccato addirittura alcuni seminari, i sacerdoti austriaci rivendicano da tempo libertà che da Trento in poi non sono più ammesse nella Chiesa. Principalmente hanno destato critiche le convivenze di numerosi sacerdoti, spesso non punite dai vescovi finché non eccessivamente palesi. Le rivendicazioni non si limitano solo all’abolizione del celibato e, anzi, si fanno più corpose e teologiche, sospinte dal movimento “Noi siamo chiesa” di Hans-Peter Hurka, fronda iper-progressista dei cristiani austriaci.
Se a scendere in campo è la teologia e non “solo” la rivendicazione di diritti civili da parte dei sacerdoti e dei fedeli, penso si debba aumentare la concentrazione e dedicare un po’ di spazio anche a questo argomento. Analizziamo le richieste, riprese dalla versione inglese del sito web, e proviamo a porre un certo ordine, Letture, buonsenso e tradizione alla mano.

1 – Riforma liturgica.
2 – Non negare più la Comunione ai credenti di buona volontà (includendo divorziati e cristiani non cattolici).
3 – Evitare i preti che girovagano da una chiesa all’altra per celebrare, preferendo anche alla domenica una Liturgia della Parola nella propria comunità.
4 – L’uso della terminologia “Celebrazione Eucaristica senza Sacerdote” per la liturgia della Parola con distribuzione dell’Eucarestia.
5 – Ignorare il divieto di predicazione per i laici.
6 – Che ogni parrocchia abbia un parroco, uomo o donna, celibe o spostato… una nuova immagine del sacerdozio.
7 – Abolire il divieto di accesso al sacerdozio per coniugati e donne.

Trovo alcuni di questi spunti estremamente interessanti. Ci sono riferimenti teologici importanti su questi temi, riferimenti che non si possono trascurare nell’analizzare la questione.
Il fulcro della celebrazione eucaristica è la comunità, non il sacerdote: lo ribadisce anche il Catechismo della Chiesa cattolica, a più riprese. Il sacerdote presiede, non celebra l’eucarestia: la celebrazione è compito dell’assemblea. Infatti la preghiera sul “nostro servizio sacerdotale” è riferita non solo al sacerdote ma a tutti i battezzati presenti: in essi, tramite Cristo, risiede la missione e il carisma sacerdotale.
Sarà teologia spicciola ma è efficace e rispondente a verità.
Il celibato è un altro nodo delicato: non è affatto una regola teologica di discendenza divina. È, invece, una sana norma e una “via speciale” scelta dalla Chiesa latina. Ha i suoi perché, pratici e teologici, ma non è un obbligo insuperabile. Gli ortodossi non si pongono questo problema, così come non lo fanno i cristiani cattolici di rito orientale. Solo l’ordinazione vescovile è limitata a chi professa voto di celibato: una possibilità da prendere in considerazione.
Parlandone con alcuni sacerdoti , ho constato con tutti l’estrema difficoltà che avrebbero a gestire una famiglia e una parrocchia: credo sia un problema vero, tangibile. Tuttavia credo spetti a ciascuno decidere per sé, non alla Chiesa. La Chiesa deve imporre norme teologiche, ricchezze divine, non scelte materiali. Peraltro, non vedo perché non possano esserci sacerdoti impegnati sia sul lavoro sia nella Chiesa: sarebbero comunque più efficaci di molti sacerdoti d’oggi e un cambiamento del genere aprirebbe le porte a tutti coloro che non se la sentono di abbandonare la loro vocazione familiare.
Sulle donne sono un po’ più scettico: penso, però, che sia una questione di abitudine. Le Scritture, però, non sono affatto chiare e, se predicano il silenzio della donna nelle assemblee, poi elencano diaconesse, apostolesse e profetesse, perlomeno nel Nuovo Testamento. Una questione da prendere con delicatezza.
Credo, in fin dei conti, che a lungo termine anche questo tabù cadrà: nel breve termine, preferisco puntare sull’abolizione del celibato dei sacerdoti. Oh, non con questo papa… ovviamente. Uno meno tradizionalista, speriamo nel prossimo.
Vero è che i tradizionalisti puntano sul peso della Tradizione: “s’è sempre fatto così” certamente importanza, soprattutto quando si parla di una Chiesa che è incarnazione di Cristo. Ma davvero si è sempre fatto così? L’occhio dello storico tende a smontare i conservatori, almeno quelli che vorrebbero tornare alle versioni tridentine di messa e riti. A Trento, infatti, più che ristabilire e codificare tradizioni millenarie, i padri conciliari si dedicarono a un’opera politica di invenzione della tradizione. Quel che è uscito dal Concilio non è tanto un’opera volta a mettere ordine ribadendo un’unicità tradizionale, quanto il sacrificio delle tradizioni millenarie sull’altare della latinità, l’uniformare forze divergenti per evitare che accogliessero il messaggio della Riforma. Un gioco politico, non religioso: dal mio punto di vista, lo stupro di quanto la Chiesa aveva costruito nei millenni. Non a caso, il Concilio Vaticano II ha compiuto un’ampia opera di riscoperta delle tradizioni, come quella del diaconato permanente. Il lavoro, però, deve essere portato avanti.
Dopotutto, se la Tradizione che molti invocano è in realtà datata cinque secoli fa, quella che chiedono molti altri risale alle origini della Chiesa, quando i giochi politici erano ancora distanti. Non sarà allora forse il caso di fare ritorno a quelle tradizioni, piuttosto che quelle dettate dai giochi di potere dell’era moderna?

Perché tutto questo colpisce l’Austria? Perché lì da tempo risiedono i semi mai coltivati del Concilio. Andrebbero analizzati pubblicamente, non taciuti; la Chiesa dovrebbe parlarne, non far finta che questi stimoli non esistano. E per “Chiesa” intendo la Chiesa: la comunità dei credenti, non quattro prelati sganciati dalla realtà. Anche questa è una definizione da Catechismo, tranquilli: pari pari da quel che tiene assieme la Chiesa cattolica.

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Pubblicato da su 30 novembre 2011 in Sproloqui

 

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Scomuniche, comunisti e Berlusconi


Purtroppo la preparazione degli esami rallenta ogni altra attività; tuttavia studiare filosofia (della scienza) aiuta indubbiamente a pensare.

Oggi post brevissimo, un po’ fuori tema ma di indubbio interesse personale; vi sottoporrò un sillogismo, un semplice passaggio logico al quale ho affidato un importante messaggio. Chiarisco da subito che è un gioco e che non intendo “far propaganda” a questo modo – la situazione è ben più tragica e suggerisce soluzioni ben più drastiche. Tuttavia è un gioco d’intelletto che vorrei analizzaste, contestaste e, magari validaste. Il solito processo scientifico popperiano, in pratica.

Tre dati di fatto:
La massoneria è stata scomunicata nel 1738 (bolla “In eminentiapostulatus” di Clemente XII); ribadita attraverso i secoli, apparentemente abolita nel 1983, riconfermata come interpretazione di un canone del Diritto Canonico più ampio con tanto di diffida dall’appartenervi ai cattolici (parola di card. Ratzinger: “Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione.“)
La scomunica ai comunisti, emessa il 1 luglio 1949, è rientrata proprio nel 1983 (il canone 6  del codice di diritto canonico prevede l’abrogazione di qualsiasi legge penale non espressamente ripresa dal Codice stesso e il Codice non riprende la scomunica ai comunisti (ma riprende quella ai massoni, stando all’interpretazione corrente): quindi tale scomunica risulta formalmente revocata).
– Silvio Berlusconi, noto anche come Lo Psiconano, è un noto massone

Ne consegue che, in termini logici

i cattolici possono votare Vendola ma non devono assolutamente votare Il Nano!

Egli, infatti, è un peccatore scomunicato, mentre Vendola è solo un comune peccatore – come ce ne sono tanti. Neppure la politica etica del partito di Silvio, in accordo con la dottrina della Chiesa, salva il cattolico dal peccato: egli, infatti, compie solo un bene minore, inficiato dal collaborare con una forza occulta che:
– intende rovesciare completamente la Chiesa e ogni istituzione religiosa (la massoneria è anticlericale, molto più del comunismo: quando ancora Marx doveva nascere, i massoni ostacolavano la Chiesa in ogni modo)
– riconosce il valore della rivelazione cristiana in quanto parte della verità dell’Architetto (una tragica eresia)
Il voto al Silvio, in realtà, è un voto a un potere occulto e, portando al governo questo soggetto, consente alla Massoneria – realtà scomunicata – di governare il paese, perseguendo i suoi piani anti-cristiani e pericolosamente relativistici.
Appoggia oggi le posizioni etiche della Chiesa? Possibilissimo, ma trama nell’ombra. Dopotutto, se è scomunicata è guidata dal Demonio e, quindi, cerca di ingannarci.
La sinistra ha posizioni etiche inconciliabili con quelle della Chiesa: verissimo. Eppure è un peccato ben misero rispetto al sostegno a un’entità ben più pericolosa.
Insomma, cari cattoconservatori, votate Vendola: ne va della vostra anima!

Spero che questo post sia preso con la dovuta dose di leggerezza, simpatia e buonumore con cui l’ho scritto.
Penso che i motivi per non votare Berlusconi siano ben altri, ovviamente, e tutti estremamente validi. Ma, da buono studente umanista part time e intrigato politico che sono, tentare la via del sillogismo non è poi così male.

 
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Pubblicato da su 11 aprile 2011 in Sproloqui

 

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