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Renzi: quel che non dovrebbe esserci


Riprendo a scrivere – per un po’ – su stimolo attento dell’attualità, perché di materia su cui scrivere ce n’è parecchia.
Qualche giorno fa Matteo Renzi è stato a Savona; il suo tour elettorale per le primarie della coalizione di centro(sinistra) l’ha portato in Riviera, con abbondante afflusso di pubblico, affascinato dall’orazione. Stimolato dalla questione, mi sono dedicato alla lettura del programma di Renzi: avevo già letto (e commentato) i suoi 100 punti, trovandoli drammatici come programma della sinistra. Ora mi son dedicato a una nuova analisi. Con risultati diversi, anche se altrettanto preoccupanti.

Devo dire che l’attuale programma, rispetto ai 100 punti, è un passo avanti. Leggendo bene le materie trattate e gli spunti si respira, finalmente una certa aria di sinistra, quell’aria di cui ha tanto bisogno il paese. Non abbastanza, secondo me, ma un passo avanti rispetto a novembre 2011.
Ovviamente le delusioni non mancano… e ve le elencherò tutte.

Il primo elemento, che già da solo basterebbe a far buttare Renzi, il programma e i suoi collaboratori nel primo depuratore per il riciclaggio è l’appoggio all’opera di Monti. Renzi – e la Bindi, che mi ha profondamente deluso per questo – intende porsi in continuità con l’operato del governo Monti.
Partiamo dal presupposto che Monti è l’esatto opposto di una politica sociale degna di un qualunque partito di centro-sinistra (per non dire cattolico, com’è Renzi). Il PD fino a ora ha condotto una politica becera al riguardo, appoggiando Monti perché, se fossero finiti loro al governo con nuove elezioni, non avrebbero saputo dove mettere le mani. Serviva uno strumento di distrazione. A farsi distrarre, però, sono stati i dirigenti del PD, che oggi intendono proseguire l’opera di Monti. Renzi in testa.
Anche se vorrei un sano partito socialdemocratico – non alla Berlusconi – che remi ampiamente contro l’intero sistema liberale made in Monti fin da subito, potrei tranquillamente accettare di supportare, di fronte a un programma valido, anche qualcuno che fin’ora l’abbia appoggiato in parlamento, quantomeno definendolo un “male necessario”. Un politico del genere, in assenza di seri soggetti di sinistra vera, mi andrebbe bene. Avere a che fare con un sindaco che intende proseguire sulla strada di Monti – vedrete cosa dirò in materia di previdenza – mi fa rabbrividire. Mi aspetterei, almeno, l’intenzione di smontare parte delle riforme montiane – almeno il pareggio di bilancio in Costituzione, vi prego – e l’idea di instaurare un serio sistema di welfare state alla scandinava. Almeno. Mica pretendo del socialismo reale, peraltro impossibile (Popper l’ho letto…).
Detto questo, che basterebbe per chiudere, torniamo al programma di Renzi. Oggi i punti dolenti, domani le positività. Sono indicati proprio con la numerazione del programma renziano, che trovate qui, in modo da avere una semplice consultazione sinottica.

1.b Allo stesso tempo, i cittadini devono poter scegliere un leader messo in condizione di governare per l’intera legislatura e di attuare il programma proposto alle elezioni
Un che? Un leader?
Perché mai?
Questa frase indica quanto profondamente abbiano inciso vent’anni di berlusconismo. Ora serve un leader. Peggio, questo deve poter governare dopo le elezioni. Magari pretenderà anche che nel governo ci sia il partito di maggioranza relativa, per forza, senza possibilità che a governare sia una maggioranza diversa.
Così possiamo buttare la repubblica parlamentare lasciataci dai Padri!
La struttura istituzionale del paese prevede espressamente che il governo possa cadere e possa formarsene un altro. Non è un difetto, è un pregio.
Significa che il centro del nostro paese è il Parlamento, non il governo. E va benissimo così: non lo voglio eleggere il Presidente del Consiglio dei Ministri (che non è il Primo Ministro). Voglio che lo nomini il Quirinale, sentiti i partiti. E voglio che sia un funzionario che dirige l’operato del governo, il quale, a sua volta, rende operative – esegue – le decisioni del parlamento.
Voglio che, come insegna la Costituzione, sia il Parlamento il fulcro democratico del paese.

3.a Ridurre il debito attraverso un serio programma di dismissioni del patrimonio pubblico
Ottimo. Non pensiamo alle generazioni future, freghiamocene di cosa lasciamo al paese di domani. Vendiamo tutto.

Il debito non si riduce svendendo le proprietà: si riduce soprattutto recuperando quel che è stato tolto e quel che cercheranno ancora di togliere (evasione fiscale, per esempio). Si riduce rendendo produttiva la popolazione con una sana – e onerosa – politica di sostegno sociale.
Vorrei dire che riduce cambiando radicalmente il sistema economico di riferimento… ma poi mi danno dell’utopista.

4.d.1 Mettere a punto un sistema di valutazione delle università e sostenere quelle che producono le ricerche migliori.
Ho sempre sognato anch’io che ci fossero università di serie A e università di serie B.

Davvero.
Era un incubo, certo, l’incubo dell’abolizione del diritto allo studio e dell’uguaglianza.
L’azione da compiere è l’esatto inverso: le università più deboli vanno riempite di docenti giovani e competenti, entusiasti, coperti di fondi affinché producano e portino all’eccellenza anche quegli atenei. L’offerta pubblica – a tutti i livelli – deve essere di qualità altissima e il più possibile di ugual qualità su tutto il territorio nazionale (con l’ovvia attenzione alle eccellenze: ingegneria navale a Perugia la vedo insensata).

4.d.3. Consentire a tutti gli studenti universitari di finanziarsi gli studi e le tasse. Obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia.
Quale gloriosa americanata! Dai, mettiamo il futuro dei giovani, il loro diritto a formarsi, nelle mani delle banche. Già più o meno ce l’hanno diamoglielo del tutto.

Se non si fosse capito, ho in mente una scuola pubblica eccellente e gratuita, che consenta l’accesso ai massimi livelli sulla base del merito, non su quella del denaro.
Il denaro non deve poter comprare nulla di fondamentale per la vita: solo i gadget.

5.a.2 Liberalizzare davvero per far scendere le tariffe.
Ottimo. S’è visto come sono scese le tariffe in materia energetica dopo le liberalizzazioni. O nel campo del carburante.

Non sono un genio dell’economia ma vedo anch’io – chi non lo vedrebbe? – che il liberismo non funziona. Crea delle enormi problematiche economiche dove c’è un welfare state (Europa) o delle disgrazie sociali dove il welfare state non c’è (Stati Uniti). Non sono un fan della programmazione quinquennale di sovietica memoria ma credo che in molte materie l’intervento statale sia fondamentale per evitare che i ricchi si arricchiscano di più e i poveri si impoveriscano. Possibilmente dovremmo studiare un sistema per ottenere l’effetto opposto, riducendo il gap di benessere (anche tra le nazioni, ma è un altro discorso).

6.f.La riforma previdenziale introdotta da Elsa Fornero non verrà messa in discussione
Questa è la chicca. Ne parlavo in apertura: ci sono alcune questioni sulle quali ogni programma sano di sinistra deve mirare a smontare al più presto l’operato di Monti. Uno è il sistema previdenziale. È tassativo e inderogabile.

Assieme ci metto la modifica dell’Articolo 18 (che andava modificato, certo: estendendolo a tutti i contratti e imponendo pene più severe) e il pareggio di bilancio in Costituzione.

Appena possibile tratterò i punti positivi del programma fiorentino, quindi passerò a ciò che manca.
Il vero problema, però, non è soppesare pro e contro: è capire qual è l’idea di base che muove il modello renziano. E questo modello a me sembra del tutto inadatto alla sinistra, al buonsenso, all’amore fraterno che muove i cristiani. Parlo di fondamenti, ovviamente, non di singoli provvedimenti.

Ora andiamo, si fa tardi.

 
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Pubblicato da su 17 settembre 2012 in Politica

 

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Renzi: punti & spunti… o punti spuntati?


Riprendo la retta via con un argomento di politica. Avrei potuto trattare la crisi e le sue conseguenze, ma credo sia qualcosa di così delicato e così centrale per il futuro del paese che voglio lasciarmi un po’ più di tempo per meditarla. Non mi allontano troppo, però: se la crisi è integralmente imputabile al sistema economico che ci controlla – non vedo come potrebbe essere altrimenti – e quindi al capitalismo/liberismo che lo Psiconano e molti altri ci propinano fin dagli anni ’80, la sinistra non fa veramente nulla per contrastare questo andamento.
Ci troviamo, quindi, a parlare di Matteo Renzi, il supergiovane sindaco di Firenze che ammalia le folle come un novello Cesare: un popolare-populista ventuno secoli dopo. Serve ordine, però, non si inizia con le conclusioni.

Mi sono documentato un po’ sul programma di Renzi, cercando di leggere soprattutto i suoi testi, le sue idee e pochissimi commenti altrui. L’elenco dei “100 punti” è stato la lettura serale che mi ha portato ieri sera tra le braccia di Morfeo (nessuna ironia, è stata una lettura interessante, anche se serotina) e ha chiarito le mie idee attorno a questo rampante ragazzo del PD (?). Ragazzo si, perché siamo quasi coetanei, solo cinque anni di differenza… e scelte un bel po’ diverse alla radice, secondo me.
Vero è che proviene dai ranghi dei giovani democristiani: ho il sospetto che le similitudini con Renzi si fermino qui, al decennio di nascita e allo scudocrociato come riferimento generale nelle scelte politiche.
S’è intuito che Renzi – al momento –  non mi piace: specifico con un complemento di tempo perché, giustamente, è giovane e può cambiare sensibilmente le sue posizioni con il passare del tempo. C’è sempre speranza: essendo poi un buon comunicatore, un soggetto come lui alla sinistra italiana farebbe sempre bene.

Veniamo a quel che davvero conta: Renzi, il Rottamatore, è stato analizzato e, a dir la verità, “rottamato” dal sottoscritto: se non Renzi, lo sono stati i suoi “100 punti”.
L’idea di un programma semplificato su cui aprire un’ampia discussione – una discussione che, tramite la Rete, coinvolga anche i giovani – è senz’altro valida: avvincente, mi spingerei addirittura a definirla. Potrei quasi impegnarmi in questo dibattito, a seconda di alcuni bivi che intendo studiare. Il contenuto del programma fin qui proposto, però, è quantomeno discutibile, se osservato con gli occhi dell’uomo di sinistra. Non a caso conosco più di una persona che, di centro o anche di estrema destra, è conquistata da Renzi e dal suo programma. Poiché non dubito della loro integrità mentale, è evidente che qualcosa non torni in Renzi.
Dicevo: mi son preso i “100 punti”, i testi del Big Bang e ho studiato come uno scolaretto elementare le posizioni di Renzi. Sono interessanti, innegabile, e molte sono veramente vincenti, sulla carta. Se devo rottamarlo, però, partirò invece dalle stonature in tema di “sinistra” che il sindaco fiorentino inanella lungo il suo percorso.
Ecco un excursus di ciò che nel suo programma mi ha colpito – negativamente: i numeri a fianco sono comodissimi per la consultazione volante del suo programma.

27. Liberalizzare i servizi pubblici locali. I servizi pubblici locali sono un monopolio d’inefficienza; bisogna liberalizzare i servizi, accorparli in poche società, abbassare i costi di gestione, ottimizzare l’uso del personale, rendere le gestioni trasparenti, allontanare la politica dalle decisioni aziendali.

Il secondo periodo lo abbraccio al volo, davvero: i servizi pubblici locali funzionano malissimo, devono essere rinnovati. Il primo no: se un servizio è pubblico, tale deve restare. Possibilmente il servizio pubblico deve estendersi ulteriormente, consentendo prezzi concorrenziali e gestendo servizi d’eccellenza per tutti. Per le tasche di tutti. Questa mania delle liberalizzazioni finisce sempre per gravare sulle tasche degli italiani, quelle già vuote: non ho ancora visto una liberalizzazione che abbia portato a un abbassamento dei prezzi.
Se liberalizziamo-privatizziamo i servizi pubblici, non accendiamo comunque la concorrenza (autostrade docet): non esiste la possibilità, tranquilli. Questo significa, in definitiva, solo meno garanzie per il cittadino medio.
Questa sparata me la aspetto da un liberale, non dal PD. Segnatevi questa frase perché tornerà.

29. Liberalizzare le assicurazioni su infortuni e malattie. Le attività svolte dall’Inail, il monopolio pubblico che si occupa dell’assicurazione per le malattie e per gli infortuni dei lavoratori svolge una funzione tipica di qualunque società di assicurazione privata. Bisogna allora aprire all’accesso dell’attività di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro da parte di imprese private di assicurazione o di riassicurazione.

Il primo pensiero a leggere questo è – scusate l’onestà – qualcosa di simile a “Ma questo si droga!”. Privatizzare l’INAIL o, in alternativa, eliminare l’obbligatorietà dell’assicurazione INAIL mettendola sul mercato assieme a tutte le altre.
Sono d’accordo sul fatto che l’attuale struttura funzioni male: è però progettata bene e deve restare intatta. La soluzione non è rivoluzionare l’assicurazione lavorativa, è far funzionare bene quella che c’è. Avete idea di cosa accadrebbe se decadesse l’obbligatorietà, vero? Fioccherebbero assicurazioni private che trufferebbero i lavoratori meno “scafati” o più disperati – toh, i giovani! – solo per abbandonarli sul più bello, quando dovrebbero tirar fuori soldi. Ottima idea Renzi, davvero.
Siamo alla seconda volta: “Questa sparata me la aspetto da un liberale, non dal PD.”

31. Mettere in competizione il pubblico con il pubblico. L’alternativa nella gestione di servizi non può essere solo o pubblica o privatizzata; è possibile creare una competizione fra una scuola e l’altra, fra sistema sanitario di un’area e sistema sanitario di un’altra area; tra un’università e l’altra, insomma all’interno di ciò che rimane pubblico. Quando l’offerta di un servizio pubblico specifico è al di sotto non solo della media, ma degli standard previsti per quel settore, bisogna trovare il modo di penalizzare il responsabile della struttura o addirittura la struttura nel suo complesso. Allo stesso modo, quando in uno specifico servizio, sia per il modo in cui il servizio viene condotto, sia per i risultati ottenuti, la situazione è di grande eccellenza bisognerà trovare il modo di premiare, economicamente e non solo con riconoscimenti, i responsabili e le strutture

Al di là di quant’è contorto questo punto, parte da un buon presupposto inespresso – porre rimedio all’inefficacia di certi servizi pubblici – e delira in una soluzione neo-liberista che farebbe gioire Reagan e rivoltare nella tomba Marx.
Immaginate per un istante la concorrenza tra ospedali: già così la sanità è mal presa, se poi tagliamo dove le cose non funzionano… o premiamo dove già funzionano… scaviamo un solco ineludibile che disgregherà irrimediabilmente la funzionalità pubblica. Il pubblico dev’essere eccellente – in campo sanitario non dovrebbe esserci privato, secondo me – senza alcun ribasso. Semplicemente dove le cose non funzionano, si segano teste e si rinnova la struttura, investendo ulteriori fondi per riprendere la situazione.
Non deve esserci concorrenza tra scuole: mica insegnano a smacchiare leopardi, a scuola! Si insegna a vivere. Cosa succede se non c’è più posto nell’eccelsa scuola pubblica n°2 per mio figlio? Lo iscrivo alla schifosa scuola pubblica n°5, sapendo che riceverà formazione scadente e che il suo istituto ha meno fondi? E questo è un sindaco del PD?
Il pubblico deve funzionare benissimo ed egualmente: non ci sono margini di spostamento da questo. Semmai penalizziamo le attività private doppioni del pubblico, deviando fondi e tasse sul pubblico per farlo crescere. E dove un’ente pubblico agisce in maniera scadente, lo si rinnovi e lo si finanzi per farlo ripartire. Costa? Certo che costa, però è l’unico modo per fornire un servizio giusto. Abbassarsi alla concorrenza apre porte drammatiche sulla differenziazione dei livelli di vita alla quale non voglio assistere. Non possiamo pensare al pubblico in funzione di un’azienda ma in funzione delle persone che ricevono un servizio da quel servizio pubblico: esso deve essere qualitativamente identico su tutto il territorio nazionale. Non c’è margine.
In altre parole: questo me lo aspetto da un pazzo liberale, non da un sindaco del PD! (e tre)

44. Esternalizzare, ma non per pagare di più. In via generale le esternalizzazioni aziendali servono sia per assicurare un servizio migliore rispetto a quello interno, sia per ridurre i relativi costi. Succede in sanità che l’esternalizzazione dei servizi troppo spesso si traduce non in un risparmio ma in un incremento dei costi, tanto che costa di più l’infermiera “esternalizzata” della infermiera interna. Allo stesso modo troppo spesso i beni e servizi acquistati dalle aziende sanitarie, hanno prezzi medi addirittura superiori a quelli di mercato, mentre sarebbe del tutto ovvio pensare che, dato l’ammontare delle quantità acquistate, si possano ottenere prezzi più bassi. inoltre l’esternalizzazione è troppo spesso gravata da attività professionalmente scadente. Occorre in questo caso strutturare e controllare l’iter formativo individuale

Esternalizzare per pagare di meno mi trova d’accordo: non in campo sanitario, ma mi trova d’accordo.In campo sanitario, per quel che mi riguarda, dovrebbe esserci solo il pubblico. Niente cliniche private, niente medici con studio privato, niente corsie preferenziali per chi ha più denaro: identico trattamento a costo zero per tutti i cittadini italiani (con ticket progressivi – anche ingenti per alti redditi).
Questo è sinistra. Pensare alle esternalizzazioni come soluzione no. E non è che sia da scartare perché non è di sinistra: è da scartare perché porta a una società che non ci piace.

75. Consentire a tutti gli studenti universitari di finanziarsi gli studi e le tasse. Obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia.

Mettiamo il futuro dei nostri ragazzi in mano alle banche, dai. Già hanno le nostre case, perché non dare loro anche la nostra vita?
Qui tocchiamo veramente il fondo… lo studio in Italia è un diritto: se costa troppo, deve scendere il prezzo. La soluzione “i giovani che vogliono studiare si indebitano” è pessima e ingiusta. Moralmente fa venir la nausea. Non venitemi a dire “Ma in America funziona così” perché gli Stati Uniti sono l’esempio del paese in cui non voglio vivere. Sia chiaro.
Grazie Renzi, ci sono orde di pidiellini convinti che ti adorano per queste trovate. Penso che sia così pessima che neppure a quelli veramente di destra piaccia – con la destra sociale posso anche trovarmi d’accordo su molte cose.

79. Diritto di voto a 16 anni. Permetterebbe di immettere circa un milione di giovani elettori nel processo politico, abbassando l’età media del corpo elettorale più anziano del mondo.

Questo non ha a che fare con destra e sinistra, solo con il buonsenso. No, non ci sto: un conto è dare spazio ai giovani – molto spazio – un conto è consegnare una scheda elettorale a ragazzi ancora ampiamente in formazione. Tutti cambiamo idea ma a sedici anni – lo so bene, fidatevi – il mondo appare sensibilmente diverso da come appare a venti. Radicalmente diverso.
C’è un’età per tutto: sedici anni non è l’età per votare.

95. Immigrazione intelligente. Occorre stabilire una politica attiva e molto dettagliata nei confronti dell’immigrazione legale. Si stabilisca un piano nel quale siano definite le competenze professionali che è più urgente per il Paese acquisire e si aprano le porte a queste competenze, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo.

Non so se sia peggio questo delle liberalizzazioni folli. Ho un amico di destra – veramente di destra – che è entusiasta di questa proposta: dovrebbe darci un’idea di quanto sia un punto strampalato.
L’Italia deve essere un paese accogliente – per me tutti dovrebbero essere accoglienti ma, direttamente, posso operare solo sull’Italia: dovrebbe esserci posto per tutti coloro che vogliono venire qui a migliorare la loro vita e che hanno intenzione di farlo con onestà e serietà. Non servono altre competenze.
Vogliamo misurare su queste “competenze” l’accoglienza in Italia? Ci sto. Vogliamo misurarla sul titolo di studio o sulle necessità di certe figure? No, grazie. Perché dovrei respingere mio fratello dalla nostra casa comune solo perché, al momento, sembra servire meno di un altro? Se sono entrambi fratelli onesti, che vengano entrambi.
Questo non solo non appartiene alla sinistra: è anche fascista. Veramente fascista!

Penso abbiate intuito cosa ne penso di Renzi – o quantomeno del suo programma.
Ci sono passaggi validi nei suoi “100 punti”, non lo nego. L’idea che mi trasmette l’elenco, sinceramente, è che sia una valida raccolta di quello che è piaciuto a Matteo dei programmi altrui. Non trovo nulla di nuovo, ma trovo moltissime idee di PD, UDC, IDV, Lega Nord, PdL e via elencando. C’è anche moltissimo di tipicamente “sinistrorso”, chiariamoci. Non abbastanza, però, soprattutto in campo economico e sociale.
Qui dovrei attivare una discussione su dove va la sinistra oggi: c’è chi dice che la socialdemocrazia d’un tempo è ormai bruciata, è materia vecchia e deve essere dimenticata. Io penso di no.
L’Italia è un po’ troppo grossa – e troppo abituata ad altri criteri di vita – perché possa funziona un esperimento scandinavo ma questo non deve impedirci di avviarci sulla strada di una società più giusta. Non più liberista, più giusta. Neppure Popper – che era un vero liberista del suo tempo ma aveva un profondo buonsenso e un enorme rispetto dei diritti di ciascuno e dell’uguaglianza sostanziale – sarebbe d’accordo a certe uscite del sindaco fiorentino.
Mi esce una sola parola di fronte a questo programma: Demagogia. Può per questo, essere un programma vincente per la sinistra italiana: il costo sarebbe però altissimo. La distruzione della sinistra stessa sarebbe il contrappasso da pagare per porre in essere queste idee: e se qualcuno pensa di usarle per vincere le elezioni e poi dimenticarle – un tipico approccio berlusconiano – allora la fine è ancora più vicina di quanto mi aspettassi.
Non sono veramente e del tutto a sinistra ma lo sono abbastanza da capire quando qualcuno esagera nel tirare i confini: anche come democristiano di sinistra Renzi è veramente fuori dagli schemi. Lo è così tanto che rischia di toccare la destra e, certe volte, sorpassarla.
Se questo è il suo programma, non voglio saperne della sua candidatura come leader di coalizione: se questo è il suo programma, piuttosto prendo la tessera del PD per fare campagna elettorale per la Bindi (lei si che mi piace) o quella di SEL per aiutare Vendola. Non dobbiamo andare dietro alla linea del rinnovamento-a-ogni-costo, solo per mettere una nuova faccia al posto di quella sonnolenta di Bersani. Servono i giovani ma, nel PD, servono giovani veramente di sinistra, gente che sappia prendere a cuore il bene dei deboli, non di chi sta già bene, scavando ulteriori solchi. Noi, a sinistra o cristiani di tutta la politica, siamo per una società di persone eguali. Capiamolo e mettiamoci in campo.
Questo Renzi, come Bersani, è da rottamare.

 
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Pubblicato da su 5 novembre 2011 in Politica, Sproloqui

 

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