RSS

Archivi tag: spese

TV democratica: il canone è mio ma (per fortuna) non decido io.


Santoro non mi è troppo simpatico; lo trovo spesso eccessivo e francamente troppo invadente verso chi non la pensa come lui. Tende troppo spesso a interrompere, più che a condurre.
Resta il fatto – dato di fatto non discutibile – che faccia veramente bene il suo mestiere e che il pubblico lo apprezzi. Gli ascolti sono matematica e, come si sa, è difficile che la matematica menta.
L’ultima puntata di Annozero ha avuto un seguito decisamente importante e ascolti che fanno svanire ogni altro programma d’informazione politica (talk show che dir si voglia): si parla di oltre il 33% di share e di circa 8 milioni di punta massima… numeri che dovrebbero far pensare.
La Rai può davvero liberarsi di Santoro, economicamente parlando, o ha ragione Bersani nel fare il paragone calcistico con la gestione-Garrone della Sampdoria? Credo che al riguardo i numeri dicano tutto.

Eppure i numeri non sono tutto: nel campo dell’informazione – ma non solo – l’etica ha una priorità sul guadagno. Vorrei fosse davvero così e lo fosse per tutti in ogni campo.
Ieri sera Castelli ha detto che Travaglio è di parte e fazioso. Premesso che non trovo Travaglio fazioso bensì di parte, cioè ha una posizione chiara, limpida, mai nascosta e sempre predicata, comunque educata e mai vile o subdola, il che non può che essere bene per uno che fa l’opinionista politico; secondo Castelli questo dovrebbe escluderlo dalla Rai in ragione del canone che tutti i cittadini italiani in possesso di sistemi di ricezione dovrebbero pagare.Infatti, poiché è di parte e quindi non corrisponde ai gusti di tutti gli utenti del servizio, dovrebbe andarsene.
Io spero che Castelli dicesse questa cosa sapendo che si tratta di un ragionamento privo di sensi; forse ripongo troppa fiducia nell’intelligenza di una persona che appartiene a un partito che crede nell’esistenza di nazioni fantasy (Cfr. Padania) ma oggi voglio essere quantomeno buono con lui.
Il (falso) sillogismo di Castelli è il seguente:

1) Travaglio è di parte, ovvero incarna posizioni parziali
2) La Rai è un servizio pubblico, quindi di tutti

–> Travaglio non può far parte di un servizio pubblico perché non può piacere a tutti, in quanto di parte.

Ora, il sillogismo ha una sua coerenza interna anche se manca di eleganza e di efficacia. Possiamo smontarlo per assurdo… o, quantomeno, ridurlo a un sillogismo formalmente corretto ma privo di vera valenza perché porta a conclusioni paradossali o sgradite al suo stesso autore.
Direi che da questo pensiero, infatti, discendono due possibili conclusioni (una delle quali disponibile in due versioni):
a,1) (versione Hard) La Rai, in quanto servizio pubblico, deve offrire solo prodotti che piacciano a tutti: un qualsiasi prodotto che non sia gradito anche a un solo utente deve essere rimosso dalla Rai proprio in virtù della natura pubblica della Rai. Ciao ciao X-factor, ma voglio vederlo un programma che piaccia a tutti e che non trovi un solo detrattore…
a,2) (versione soft) Come sopra, ma limitato alla sola informazione d’opinione, soprattutto politica. Minzolini, Vespa, Ferrara e Sgarbi quand’è che levano le tende dalla TV pubblica?
b) La Rai è un servizio pubblico: non potendo ogni frammento di questo servizio accontentare tutti, è importante che la programmazione sia estremamente varia, per quanto sempre professionale.

Direi che le prime due opzioni ridurrebbero la TV pubblica al nulla o a una noia mortale; insomma, niente che sia anche lontanamente capace di compiere il suo dovere di servizio pubblico.

Io credo che in un servizio pubblico non solo ci sia spazio per voci di parte ma anche che queste voci siano essenziali per la fruibilità di tale servizio. L’Italia non è un paese compatto, ciascuno la pensa a modo suo e questo dovrebbe essere per noi una grande forza; è dal confronto di idee diverse che si origina la crescita. Inoltre proprio ascoltando pareri differenti e contrastanti è possibile originarsi un’idea propria e indipendente, nata dalla critica dei dati e delle idee altrui. Insomma, un bel lavoro di metodo direbbe Bloch (o Popper).
Per questo non vedo che male ci sia nell’avere in Rai Travaglio, Santoro o Vespa: già potrei criticare di più Minzolini, non perché ha idee particolari ma per l’uso criminoso che fa della sua posizione. Un telegiornale dovrebbe fornire notizie: l’esistenza di un referendum, che si sia per il No o per il Si, non è notizia da nascondere per fare un favore al capo. Un conto è la posizione politica, un conto il servilismo, un altro il raggiro all’utenza. Etica professionale credo si chiami.
Torniamo però al tema principale: la Rai è un servizio pubblico e deve dare strumenti equi, quindi plurali. Questo non può portare però a programmi di informazione asettica; in primo luogo perché è impossibile comunicare senza trasmettere qualcosa in più della singola informazione, in secondo luogo perché farlo significherebbe appiattire l’offerta, annullare lo spirito critico.
L’opinione altrui è fondamentale nella formazione dell’opinione propria: fondamentale è non essere proni nella ricezione di tale opinione, anzi, criticarla e ascoltare opinioni diversificate. Ma è compito della Rai lasciare spazio a tutte queste opinioni diversificate. Proprio perché Pubblica.
Proprio perché la pago anch’io, deve esprimere palinsesti tali che tutti possano trovare al loro interno qualcosa che li stimoli, li soddisfi e faccia loro sentire la Rai come qualcosa di nazionale, pubblico.
Santoro fa questo per me; per Castelli, forse, lo fa Vespa. Per qualcun altro lo fa NCIS, X-Factor o Minzolini.
Non vedo il problema. Davvero.

Credo, in effetti, non ci sia alcun problema e sia solo un pretesto da parte del centro destra di liberarsi di personaggi scomodi: Fazio, Travaglio, Santoro, la Dandini, Saviano, la Gabanelli. Gente che fa audience ma anche non prona ai desideri del Leader Maximo di Hardcore, gente che pensa, gente che – destra, sinistra e centro, li si trova tutti – ha diritto e, anzi, dovere di parlare. Ancor più nel servizio pubblico: un privato non è tenuto alla massima pluralità, il servizio pubblico si.
In Italia, tuttavia, sappiamo come va a finire. Biagi, uno dei migliori giornalisti della storia della Rai, è stato accantonato perché non piaceva a Berlusconi. Questo lo ritengo non solo sbagliato ma decisamente vergognoso e disgustoso: provo disgusto per una struttura pubblica che si adegua a provvedimenti del genere, vere e proprie epurazioni politiche. Fortunatamente la presenza di La7 ha cambiato le carte in tavola: Santoro forse non farà 8 milioni di spettatori su La7 ma ne facesse anche solo 5 sarebbe un vero tracollo per la Rai, un aggravarsi di un deficit che tocca tutti noi proprio perché la Rai è di tutti. Non voglio che i miei soldi siano buttati per sostenere programmi che non hanno spettatori, soprattutto se l’azienda (pubblica) sperpera le sue risorse lasciando andare i veri cavalli di razza, coloro che a questo deficit possono porre rimedio. Santoro ieri sera ha detto che i programmi invendibili li paga tutti Annozero: ha ragione. Annozero costa, tutto compreso, molto meno di quanto incassa in pubblicità, per non parlare dell’immagine. Un vero affare per chiunque possa permettersi – o abbia la fortuna – di mandarlo in onda.
Che ci si faccia un pensiero… e che riflettano coloro che chiedono l’epurazione ma sono pronti a trattenere Vespa & Minzolini. O fuori tutti, e TV di stato morta, o dentro tutti, e viva il pluralismo.


A chiudere, vorrei ricordare che il comportamento di Castelli e Brunetta, che praticamente hanno incitato all’evasione fiscale, è qualcosa di assurdo e degno di una repubblica delle banane. Si tratta di un ministro e un vice ministro attualmente in carica; in paesi civili – veramente civili – dichiarazioni del genere comportano dimissioni, denunce e ostracismo. In Italia comportano il plauso del loro leader nonché Presidente del Consiglio. Una farsa di democrazia, una democrazia farsa.
Poi non venite a dirmi che non ve l’avevo detto.

Annunci
 
1 Commento

Pubblicato da su 10 giugno 2011 in Politica, Sproloqui

 

Tag: , , , , , , , , , , ,

Letture


Questo è un post d’interludio, un po’ come quello sul Silvio nazionale e sulle scomuniche.

Mi devo dedicare a un po’ di sane letture, visto che da domani non avrò esami per un paio di mesi e che la ricerca di un lavoro non è osteggiata da questa attività (anche se, ovviamente, inizierò presto a dedicarmi ai libri per giugno).
Ho un po’ di libri in arretrato e un po’ di letture che vorrei acquisire nella mia biblioteca sempre più corposa, mi serve un po’ di aiuto per decidere. Vediamo di schematizzare la situazione attuale, tra letture in corso, letture già acquistate e letture papabili.

In corso:
Limit, di Schätzing, Frank: Non male anche se estremamente corposo (oltre 1300 pagine), almeno per quello che ho letto fn’ora (130 pagine). Spero però decolli e senza dubbio non è libro da portare in treno o nello zaino. Questo te lo leggi a casa…

Acquistati:
Dresden’s file 1, 2, 3, di Jim Butcher: Una bella saga fantasy contemporanea, da cui hanno anche tratto una serie TV, molto molto Mage. Ha il difetto di essere in inglese quindi non è il massimo del relax, nonostante il tema decisamente leggero. Ha il pregio fortissimo di essere magia.

Dietro quel delitto, Ian Rankin: Giallo scozzese con l’ispettore Rebus, di Edimburgo. Adoro la città, altri libri di Rankin mi sono piaciuti davvero molto, anche se risentono di una certa lentezza. Ammetto che se uno non ha visitato Edimburgo può trovarli un po’ ostici, ma se conosci i luoghi… son romanzi speciali!

La Ruota del Tempo vol. 2, la Grande Caccia, di Robert Jordan: Il primo volume mi è piaciuto davvero, un fantasy di qualità che non leggevo da tempo. A preoccupare è il timore che la saga mi piaccia troppo e mi ritrovi poi ad attendere che escano gli ultimi romanzi. Vero è che sono tutti colossali e me ne mancano 9…

Cose preziose, di Stephen King: Non credo serva una presentazione. Già il fatto che sia King basta e avanza per pensare di leggerlo. Adoro King e rivoglio la Torre Nera. Da capo.

Scende l’oscurità, di Harry Turtledove: Un fantasy un po’ diverso dal solito per un vero maestro, è il secondo romanzo di una saga di cinque. Ho apprezzato molto il primo anche se soffre della dispersione dei personaggi tipica di alcune opere diTurtledove… prima o poi questa saga è da finirsi.

Da acquistare:
La spada del destino, di Andrzej Sapkowski: Seguito de Il Guardiano degli Innocenti, si tratta di raccolte di racconti di un autore polacco, creatore del personaggio di Geralt di Rivia, uno strigo (witcher) ovvero un cacciatore di mostri, difensore dell’umanità. Da questi racconti il gioco per pc – secondo me splendido – The Wicther. Costano una fortuna, come quasi tutti i libri della Nord.

La società aperta e i suoi nemici, di Karl R. Popper: Uno dei saggi politici più importanti di Popper, indubbiamente liberista, fondamentale per capire il pensiero dell’autore. Uno di quei libri che non può mancare in una biblioteca, se ci si interessa dell’argomento. Da sospendere in attesa della scelta per la tesi? Troppo pesante per il relax? O da comprare per cavalcare l’onda dell’interesse?

La struttura delle rivoluzioni scientifiche, di Thomas S. Kuhn: Un libro che voglio leggere da quando avevo tredici anni – colpa di Ian Malcolm – e un testo centrale per comprendere le ipotesi riguardo i paradigmi scientifici. Nel best of… ma bisogna vedere quando.

Qualcuno vuole aggiungere o suggerire libri o temi? Ho un sacco di Gaiman arretrato, a dire il vero… per non parlare di King o Asimov. Considerate anche le mie scarse condizioni finanziarie, mi raccomando.

 
1 Commento

Pubblicato da su 18 aprile 2011 in Diari, Libri, Sproloqui

 

Tag: , , , , , , , , ,