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Anarchia, gatto e gemelli: perché?


Il titolo – e l’indirizzo – del blog sono caratterizzati e composti da questi tre elementi: un gatto, alcuni gemelli e l’anarchia.
La scelta potrebbe apparire quantomeno originale, forse pittoresca, addirittura eccentrica. Probabilmente folle e inspiegabile. Credo che questi ultimi avrebbero completamente ragione, in effetti. Devo, però, delle spiegazioni a chi si vorrà addentrare nella lettura del blog, a partire dal suo titolo.
Eccovele!

Il Gatto: è proprietà di Erwin Schrödinger, una delle maggiori menti della scienza dello scorso secolo. Contrario alla visione della meccanica quantistica operata da Bohr e Heisenberg, ideò un esercizio mentale, una sorta di paradosso o di estremizzazione delle conclusioni dei due colleghi, che è passato alla storia come “Paradosso del gatto di Schrödinger”. Ne riporto una descrizione a opera dello stesso Schrödinger: Si rinchiuda un gatto in una scatola d’acciaio insieme con la seguente macchina infernale (che occorre proteggere dalla possibilità d’essere afferrata direttamente dal gatto): in un contatore Geiger si trova una minuscola porzione di sostanza radioattiva, così poca che nel corso di un’ora forse uno dei suoi atomi si disintegra, ma anche in modo parimenti verosimile nessuno; se ciò succede, allora il contatore lo segnala e aziona un relais di un martelletto che rompe una fiala con del cianuro. Dopo avere lasciato indisturbato questo intero sistema per un’ora, si direbbe che il gatto è ancora vivo se nel frattempo nessun atomo si fosse disintegrato. La prima disintegrazione atomica lo avrebbe avvelenato. La funzione Ψ dell’intero sistema porta ad affermare che in essa il gatto vivo e il gatto morto non sono stati puri, ma miscelati con uguale peso. Potremmo cioè dire che il fatto è, allo stesso tempo, vivo e morto. Un’assurdità del senso comune – Popper mi ringrazi – e una conclusione scarsamente accettabile dai fisici.
Ovviamente le motivazioni che spingevano il sig. Schrödinger a rigettare le conclusioni di Bohr, Heisenberg & C. erano un po’ più complesse e fisicamente consistenti di un paradosso su un gatto, ma spiegarlo in questo modo le ha rese più comprensibili anche a chi, come me, non si intende abbastanza di fisica quantistica. Non sono state sufficienti, però, a smuovere la comunità internazionale.

I gemelli: Siamo al secondo paradosso in pochi minuti e passiamo da un fisico quantistico al maestro della Relatività: Albert Einstein. Il paradosso dei gemelli è pensato per affrontare gli effetti che le alte velocità – le velocità relativistiche, quelle prossime alla velocità della luce – potrebbero ipoteticamente avere e che influenzano quotidianamente chi viaggia a tali velocità… almeno in via ipotetica. Proposto da Dingle, fu proprio Einstein a risolverlo con una trattazione affatto semplice del vissuto di un eventuale astronauta. Ma esponiamo questo paradosso: abbiamo due gemelli, e uno dei due parte su un’astronave, dotata di propulsori tali da spingerla a velocità prossime a quella della luce, verso una stella lontana, l’altro resta sulla Terra. A causa degli effetti relativistici, il tempo sull’astronave e sulla Terra scorre a velocità differente e quando il primo torna, è molto più giovane del suo gemello, perché il tempo per lui si è dilatato”. Ovvio che il sistema presenti dei problemi, altrimenti non sarebbe un vero paradosso: infatti nella relatività non c’è un sistema privilegiato, quindi non è solo il gemello in viaggio a muoversi rispetto al gemello sulla Terra ma è valido anche il contrario. Questo è il reale paradosso. Come lo ha risolto Einstein? Il Primo Postulato di Einstein dice che le leggi della Fisica sono simmetriche in tutti i sistemi inerziali; ma il gemello in viaggio non è stato sempre in un sistema inerziale, poiché ha accelerato e rallentato.  La soluzione si ottiene proprio a partire da questa considerazione. Quando in relatività Einsteiniana si hanno a che fare con decelerazioni la Relatività Ristretta non è sufficiente e si ha bisogno della Relatività Generale, un modello in cui sono inclusi i fenomeni di accelerazione e gravità. Questo ci porta a rifocalizzare altrove il paradosso, che paradosso non è: utilizzando una teoria più completa, la relatività generale, l’esperimento ideale dei gemelli è perfettamente coerente.

L’anarchia: qui andiamo davvero sul difficile e, soprattutto, sul meno noto. Anarchia… ovvero: contro il metodo! Al riguardo, oltre al link, vi dirò due parole su Feyerabend e come lui vedeva la scienza: anything goes, tutto va bene. Ho letto il suo libro per preparare un esame (filosofia della scienza) e lo consiglio a chiunque intenda occuparsi anche minimamente di scienza o sia interessato almeno in parte a capire come funziona. Da lui ho imparato un paio di cose importantissime:
– la scienza e il metodo scientifico, come ce li raccontano a scuola, sono una baggianata
– sono più anti-liberale/liberista di quanto credessi, pur senza finire nell’essere un marxista sfrontato
Come sia possibile collegare queste due nozioni può risultare arduo comprenderlo, ma basta riflettere sulla parola chiave: anarchia. Eppure anarchico non sono…
vi dirò che in campo scientifico penso che Feyerabend abbia pienamente ragione: non c’è una sola regola, norma, consuetudine o altra legge prefissata nella scienza/metodo scientifico che, prima o poi, non sia stata violata e che, nel violarla, non abbia condotto a una scoperta di una qualche importanza. Finiamo, insomma, nella serendipity più spinta. Splendido… altro che Kuhn… e, purtroppo, questo cancella Popper che mi era simpaticissimo. O almeno lo sovrascrive.
Ciò porta a concludere che, dopotutto, la scienza non ha alcuna differenza dalla stregoneria. Semplicemente… è scienza e non stregoneria, nessun valore assoluto e nessun altissimo legame con la verità (inconoscibile). Se pensate che stia delirando… forse avete ragione.

Ecco spiegato il perché del titolo di questo blog: tre elementi connessi dal filo della scienza, tre elementi fortemente connessi alla divulgazione. Tre elementi che, a ben vedere, raccontano un’unica storia, o almeno ci provano.
Apprezzare Feyerabend non vuol dire ricusare il valore pratico della scienza: per me significa assegnarle il giusto ruolo nell’esistenza di ciascuno di noi. Credo che questo sia veramente fondamentale; viviamo nel secolo in cui scienza e tecnologia hanno divorato la quotidianità, nel bene e nel male. Senza scienza le malattie mieterebbero più vittime, certo, e le nostre vite sarebbero più scomode. Ma assolutizzarne il valore è una tentazione troppo forte, una tentazione che potrebbe negare quel che di umano c’è in noi. Meno drammaticamente, assolutizzare il valore della scienza come unico cammino per la conoscenza e porta per la verità distrugge e sopprime le motivazioni per cui la scienza è nata e va contro le sue stesse radici. Non dimentichiamoci che, in fasce, ha dovuto combattere contro il pensiero chiuso di altre categorie di saggi: spero che gli scienziati desistano dal commettere l’identico errore. Come spero, sinceramente, che seguano almeno un po’ i suggerimenti di Feyerabend e mettano in crisi il sistema stesso della scienza, ridiscutendo le basi di ciascuna disciplina. Non ne avremo che vantaggi.
Il Sistema Scienza uccide il progresso; il Pensiero Scienza lo esorta.

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