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La caccia al bosone: società e scienza


Segniamoci questa data, 4 luglio 2012: è destinata a entrare nella storia della scienza e, forse, nella storia umana in generale. Oggi i ricercatori del CERN hanno annunciato in una conferenza stampa seguita sul web in tutto il mondo la confermata presenza nei loro rivelatori delle tracce relative a una particella con caratteristiche compatibili a quelle del bosone di Higgs: se ne era già parlato a dicembre ma oggi c’è una conferma definitiva, quella che mette una firma in fondo a una relazione e che invita a voltare pagine sui libri di storia della scienza.

Il bosone di Higgs è stata una particella elusiva e ricercata degli ultimi trent’anni: il riscontro avuto con questi ultimi esperimenti giunge quindi a coronare una lunga serie di test e lavori, compiuti da numerosi studiosi e da molti team, susseguitisi nella caccia più importante della fisica contemporanea.
Ma cos’è il bosone di Higgs? L’articolo di Repubblica linkato è abbastanza preciso, quindi non mi dilungherò troppo. Qui è sufficiente ricordare che si tratta della particella che conferisce la massa alle altre particelle, quando queste interagiscono con il campo di Higgs, formato appunto dai bosoni.
La vera domanda è: perché è così importante questa particella?

In primo luogo, Higgs era l’unica particella mancante tra quelle ipotizzate nel Modello Standard, l’attuale teoria di riferimento nel campo della fisica delle particelle. La sua presenza, oggi confermata, consolida il MS e indica ai fisici la strada su cui mantenersi, almeno per ora.
Inoltre la sua massa, 125 GeV, fornisce importanti indizi sulla natura dell’universo, sul suo destino e sulle sue proprietà. Insomma, si tratta di una pietra discretamente importante per la cattedrale della scienza.

Ora ci attendono, però, le reali conseguenze: pur consci che nessuna teoria può mai essere confermata, i fisici sanno che stanno lavorando in una direzione probabilmente valida e che le loro ricerche possono aprire ulteriori porte nella conoscenza della natura.
La scoperta è importante anche per ciò che non comporta: non ci sarà, al momento, alcun cambio di paradigma. Se fosse stata trovata una particella molto diversa, o non si fosse trovato nulla, il Modello Standard avrebbe subito critiche e cambiamenti tali da condurre a nuovi esperimenti e all’esplorazione di altre vie di ricerca. Questo, prima o poi, avrebbe portato a una nuova struttura teorica che avrebbe plausibilmente trovato appigli completamente diversi da quella attuale..
Intendiamoci, il cambiamento prima o poi avverrà comunque e Higgs non è certo un “ritardante negativo”: anzi, si tratta di una brillante conferma dell’intuizione umana nello spiegare la natura dell’universo di cui facciamo parte.

La ricerca si conferma così un elemento importante nel definire la società. La teoria della Relatività ha innovato profondamente l’immaginario comune e così ha fatto la meccanica quantistica. Oggi il bosone di Higgs, già parte di questo immaginario, irrompe sulla scena, donandoci un nuovo argomento che dovrebbe riempire le pagine dei quotidiani (ma noi saremo sicuramente più impegnati a parlare d’altro).
Credo che, ancora una volta, l’importanza della cultura scientifica per la nostra società sia stata confermata. Oltretutto le conseguenze indirette della scoperta saranno moltissime: già da tempo la ricaduta tecnologica delle ricerche del CERN sono nelle nostre case – i protocolli http ne sono un esempio – e anche la sfida di LHC porterà sicuramente novità utilizzabili per migliorare la vita di tutti. La conoscenza più approfondita dell’universo e dei suoi meccanismi, poi sicuramente ci insegnerà come sfruttarli al meglio.

Una parentesi di cultura e intelligenza: Higgs, genio indiscusso della fisica teorica, ha sempre rifiutato e condannato l’impiego del soprannome “particella di Dio” per il suo bosone, sostenendo che potesse essere offensivo per i credenti. Margherita Hack ha dichiarato, invece, che “quella particella è Dio”. Senza nulla togliere alla cara Margherita, lo spessore intellettuale – e intellettivo – tra chi probabilmente vincerà un nobel e chi, invece, di strada con la ricerca ne ha fatta poca direi che si vede anche dal rispetto per le opinioni altrui. D’altronde, si sa, i migliori scienziati sono quelli curiosi e aperti al confronto.

 
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Pubblicato da su 4 luglio 2012 in Divulgazione scientifica, Sproloqui

 

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Bioetica e costruzione della comunicazione


Questa notizia, abbinata alla recente sentenza della Corte Costituzionale (che non sentenzia affatto, ma rinvia), ha sollevato nella mia testa una riflessione sull’attuale situazione della bioetica e delle posizioni che attraversano il mondo cattolico di oggi.

Credo sia palese che la coscienza etica in campo biologico dei cattolici soffra una certa discrasia e frammentarietà. Potremmo quasi ritenere, a un primo sguardo, che ci sia una profonda scissione tra un sentire comune del popolo laico che compone la Chiesa cattolica da una parte, la struttura istituzionale-episcopale dall’altro. Ciascuna delle due sezioni sembrerebbe rappresentata da degni alfieri più o meno a ogni livello, però, mischiando le carte di una situazione altrimenti molto lineare.
La distribuzione reale delle forze in campo penso sia molto diversa. Tuttavia sussiste un fondato timore che buona parte degli attori e degli opinionisti riguardo questi argomenti parlino senza aver verificato fino in fondo la situazione pratica e le posizioni teologiche.

Incontrare un cattolico pro-aborto non sembra più strano: fatico a credere che una persona pro-aborto possa essere cattolico, un po’ come fatico a credere che lo sia un leghista.
D’altro canto discutere di aborto e dimostrarsi contrari conduce inevitabilmente a farsi coprire di insulti, senza possibilità di concentrare il discorso non tanto sulla decisione morale quanto su quello scientifico ed etico/epistemologico. Ci si trova così di fronte a un discorso perlopiù viziato da un cumulo di ignoranza, nella quale è spesso coinvolta anche la comunità scientifica che, invece, dovrebbe dimostrare una maggior competenza in certe materie.
Purtroppo agli scienziati non vengono mai insegnate due cose importantissime: la comunicazione e l’epistemologia!

Non serve concorrere al Nobel per comprendere a grandi linee il pensiero di Karl Popper, soprattutto se per lavoro lo si applica incoscientemente ogni giorno (tralasciamo Feyerabend per qualche riga, per favore). Serve, invece, trascorrere una manciata di ore a studiare come funziona il proprio mestiere. Se accadesse questo, avremmo sicuramente medici non meno abili tecnicamente e indubbiamente più competenti ideologicamente. sarebbe un guadagno su tutta la linea.
Popper ci dimostra come le leggi scientifiche non abbiano nulla di sicuro e definitivo: la nostra conoscenza scientifica è ipotetica e in attesa di falsificazione. Non sappiamo, si badi bene, quale parte sarà falsificata e in quale misura, non c’è modo di prevederlo. Però dobbiamo essere coscienti che non c’è nulla di certo.
L’attuale posizione pro-aborto si basa essenzialmente su una serie di evidenze scientifiche – alcune delle quali, peraltro, altamente discutibili e spesso dibattute anche tra veri esperti – che suggeriscono il noto termine del terzo mese – dodicesima settimana per l’applicazione dell’interruzione volontaria di gravidanza. Significa, a esser brevi, che affidiamo la scelta riguardo la vita e la morte di una forma di vita a una teoria scientifica, come tale non dimostrabile.
Qui credo dovrebbe entrare in campo più che altro il buonsenso, non certo l’esser cristiani, ma a voler tener in conto solo il secondo fattore, davvero stento come si possa lasciare la vita altrui in mano a una struttura teorica così debole, fragile e incerta.

Si può ora tornare al tema principale del post: la formazione attuale dei cattolici. Credo non sia rilevante basarsi solo sulla dottrina corrente della Chiesa: penso essenzialmente che sia inutile dire ai fedeli “si deve fare così perché l’ha deciso il Papa/la Chiesa”. Non si fa altro che esasperare il distacco già grave tra la struttura ecclesiastica istituzionale e il popolo di Dio che cammina su questa Terra. Non ne abbiamo davvero bisogno. Deve invece essere compito di ogni pastore e di ogni laico che se la sente il proporre riflessione e spiegazioni, l’indagare i motivi di queste posizioni. Analogamente agli scienziati, i preti dovrebbero studiare comunicazione… e mettere in pratica gli insegnamenti.
La situazione americana, che vede essenzialmente un profondo divario fra il sentire cattolico comune e le posizioni di un’élite, dipende in gran parte da questo difetto di comunicazione, amplificato ancor più verso l’esterno.

Ci troviamo, così, a vederci etichettati come retrogradi, quando invece la sensibilità cattolica si trova su questi temi molto oltre le barbarie dell’attuale comune posizione capitalistica. A dimostrarlo sta secondo me il fatto che non serve essere cattolici per apprezzare i passaggi logici che ho esposto prima sul tema dell’aborto: lo testimonia anche l’assenza di qualsiasi considerazione dottrinale o religiosa (tipo “la vita è un dono del Padre”, etc) dai sillogismi. Semplicemente non penso ce ne sia davvero bisogno. 

Cambia il tono quando parliamo di scelte strettamente personali, come l’eutanasia: con la Dignitatis Humanae è ampiamente riconosciuta una profonda libertà religiosa. Nessuno può essere oggetto di coercizione nell’aderire a una religione, quindi a seguirne i dogmi e le “usanze”, o a condividerne le opinioni etiche.
Credo che la scelta nell’accostarsi all’eutanasia sia all’interno di questa libertà di religione e di coscienza: è giusto che ciascuno possa scegliere come gestire la sua esistenza, nel rispetto della legge e della vita altrui. L’impedimento nel caso dell’eutanasia è veramente etico e profondamente legato alla natura religiosa della propria etica: perché, quindi, un cristiano dovrebbe imporre la propria opinione a un ateo?
L’aborto non rientra in questo discorso: la decisione del singolo – la madre – influenza direttamente non solo la sua esistenza ma anche quella di un soggetto diverso, non interpellato e privato di un diritto fondamentale.

Chiudo un lunghissimo post con una circolarità: serve una riduzione di questa frammentazione cattolica. Non fine a se stessa, per obbedienza romana, come piacerebbe ad alcuni: motivata, spiegata, illustrata ai fedeli, discussa dai pastori assieme al gregge. Sarebbe l’unico modo per rinsaldare questa Chiesa che rischia di essere sempre più traballante e meno certezza di riferimento nella costruzione delle nostre vite.
Mai come oggi ne abbiamo bisogno.

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2012 in Divulgazione scientifica, Religione, Sproloqui, Teoria

 

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Odifreddi e il Metodo Storico: due sconosciuti


Cade a proposito con i miei studi un articolo di Messori datato 18 dicembre e indirizzato al “simpaticissimo” Pier Giorgio Odifreddi, professorino di matematica con la passione per la religione altrui. PGO non smentisce la sua competenza e si dimostra, ancora una volta, personaggio dotato della capacità di combinare le uscite a sproposito più inverosimili della storia.

La disquisizione mi riguarda da vicino non per motivi di fede ma per questioni di metodo storico; proprio mentre mi sto preparando per un esame di “fonti e metodi della storia contemporanea”, assistere a un brevissimo dibattito di metodo – seppur monocorde e giornalistico – fa bene e tiene accesa la spia sulla necessità di verificare le fonti.
Cos’è successo a PGO? Un errore comune a chi non è del mestiere – e il problema è che spesso lui fa tutt’altro che il suo mestiere, il matematico – e non ha pratica con il metodo della ricerca storica: non ha verificato le fonti.
Nello scrivere l’introduzione a un libro su Lourdes e sulle apparizioni, si è limitato a convenire che Bernardette sarebbe stata “imboccata” dal parroco Peyramale; peccato che quel parroco di campagna non ne volesse sapere delle apparizioni della Madonna, che fosse stato avvertito solo dopo la tredicesima di queste, che accettò il miracolo solo due anni dopo. L’ostilità iniziale di ogni gerarchia ecclesiastica locale per i toni miracolistici è nota a tutti coloro che si occupano della materia, atei, laici e sacerdoti; dubito che PGO abbia dimentica tutto ciò che ha imparato negli anni trascorsi in seminario. Il caso di Lourdes al riguardo non si è distinto affatto; a convenirne non sono i cristiani o i matti, ma gli storici, anche quelli di professata fede marxista. Non serve credere alle apparizioni per affermare che quel parroco non voleva saperne niente e che le apparizioni furono a lungo un elemento di devozione popolare, senza alcuna ratifica ufficiale della Chiesa. Si tratta, in verità, di fare solo un buon lavoro da storico, senza emetter giudizi; limitarsi a questo neppure significa riconoscere la soprannaturalità del fenomeno o appoggiare la linea credente.

Lo storico non si erge a giudice e non emette pareri; ricostruisce, basandosi sui documenti – che cambiano in base al periodo – e cerca di dare una spiegazione razionale, scientifica. Non è un teologo e neppure un giornalista: non deve forzatamente destar scalpore nel lettore e neppure ribadire posizioni teologiche di partenza. Deve narrare “l’uomo attraverso il tempo”.
PGO – che storico non è, come neppure teologo – è caduto nell’errore più marchiano di chi si diletta con la storia senza padroneggiare gli strumenti del mestiere; ha pensato che il contrasto diretto con l’opinione a lui opposta fosse l’unica linea percorribile, sempre e comunque. Non ha riflettuto sulla possibilità che quell’evento non avesse alcuna relazione specifica con la validità (cristiana) dei fatti di Lourdes: ha preferito, come suo solito, criticare tout court la fede cristiana, senza usare un criterio razionale.

Questo mi preoccupa più del resto; se a muovere un docente universitario di matematica è l’astio e non la razionalità della scienza, tanto più quando si professa seriamente e completamente razionale, abbiamo a che fare con un bel problema. Di coscienza, di serietà, di coerenza. E di mentalità adattabile: perché chi contesta l’irrazionalità della fede non può poi scadere nell’agire sul presupposto dell’odio irrazionale e lasciarsi trascinare da quel sentimento nello scrivere. Si troverebbe a peccare quanto ciò che avversa, anzi, di più: perché chi ha fede non si ripara dietro lo scudo della razionalità, a differenza del finto razionale.

Simmetria storiografica grandiosa.

 
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Pubblicato da su 4 gennaio 2012 in Curiosità, Teoria

 

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Buoni propositi…


Arriva il 2012; come ogni mortale, stendo un elenco di “buoni propositi” per il blog. Vedremo, con il tempo, se saprò mantenerli.
Prima di tutto, vorrei scrivere più di scienza e storia, meno di politica e attualità. Ovviamente le scottanti questioni politico-economiche di questi mesi rendono difficile realizzare il proposito, ma penso ci si possa provare. Quantomeno credo sia possibile fare commenti un po’ più approfonditi a certe notizie (come per i neutrini).
Vorrei, poi, scrivere post più brevi e più incisivi; devo imparare a sfruttare bene lo strumento-blog e prendere confidenza con i tempi e i ritmi del web.
Vorrei rendere il blog un po’ più “professionale”, magari passando a uno spazio web proprio, pur mantenendo la struttura di wordpress come base. Ci sono considerazioni economiche che influenzano la strada da imboccare a questo bivio, quindi ci si andrà con i piedi di piombo; soprattutto, perché si faccia è fondamentale che si mantengano i numeri di novembre e dicembre.
Vorrei connetterlo alla mia piccola “attività professionale”, le collaborazioni “giornalistiche” di questi ultimi mesi. Un buon sottotitolo per il refit del blog potrebbe essere davvero “il lato oscuro del giornalista”. Un po’, alla fine, uno spazio per dire quello che un cronista deve, giustamente, tacere.
Infine, ultimo elemento, vorrei scrivere un po’ più recensioni di libri e parlare un po’ più di scrittura, magari anche la mia (ma questo rientra anche nel riprogettare il blog… professionalmente! Assieme alla mia professionalità, eh!).
Pochi elementi, promettenti però.
Ora vi lascio per qualche giorno, io spero: domattina dovrei partire per Roma. Ad attendermi, tre giorni di vacanza e un concerto di Baglioni (ve lo racconterò…).

 
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Pubblicato da su 1 gennaio 2012 in Diari

 

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Serendipity!


Finalmente: dopo mesi di attesa, ecco per voi – e solo per voi – il mio post sulla serendipity!

La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino.
Julius Comroe Jr.

Partiamo da qui: serendipity! Si tratta del termine connesso alla scienza che per primo colpì la mia fantasia con tale potenza da rimanere impresso nel tempo e, ancora oggi, essere un chiaro riferimento nella mia lettura – quotidiana – dei fatti di scienza.
Serendipity. Evoca immagini di vera ricerca. Evoca quel processo di costante avventura che deve caratterizzare l’essere scienziati ricercatori.

Credo che la definizione di Comroe dica abbastanza sulla serendipity da non dover aggiungere nulla per definirla. Piuttosto, mi piace raccontare come e quando è entrata nella nostra storia e come l’ha cambiata.
Partiamo da lontano e dai viaggi: la “scoperta” dell’America di Colombo è un caso di serendipity. Colombo non cercava l’America, cercava le Indie (orientali); cercava una via, più veloce, sicura ed economicamente redditizia (era genovese, mai dimenticarlo) per il Catai e paesi circostanti. C’era da aggirare il blocco musulmano, d’altronde, e quella via occidentale poteva essere foriera di interessanti sviluppi economici e politici. Ci sono stati, gli sviluppi, ma di tutt’altro tipo rispetto a quelli che Colombo si aspettava.
Passiamo poi alla medicina: senza “casualità”, niente penicillina. Non da Fleming, almeno. La sua scoperta, dovuta a un provino non disinfettato a dovere, ha cambiato (e allungato) la vita di milioni di persone sul pianeta. Eppure deriva dal caso…
Anche la radiazione cosmica di fondo a microonde è stata scoperta cercando ben altro; e, per rimanere nell’astrofisica e nelle particelle elementari, la scoperta recentissima dell’eccessiva velocità dei neutrini deriva da misure pensate per tutt’altro. L’elenco comprende anche i raggi X, il web, il teflon, i neuroni specchio… ma penso possiate trovare un elenco ancor più completo in rete.
Interessante è per me, invece, l’aspetto filosofico di queste scoperte. Penso ci guidino su posizioni decisamente “anarchiche”, lontane dalla metodologia popperiana. Feyerabend nel pensare che non esiste un metodo scientifico ci guida fin qui: la scoperta causale – l’importanza delle scoperta casuali – si aggiunge ai già molti indizi dell’inesistenza di un metodo scientifico efficace. Un po’ per Popper mi dispiace, il suo sistema è così… rassicurante. Eppure dobbiamo constatare, dati alla mano, che la scienza reale non funziona così.
Credo che, tutto sommato, sia rincuorante: l’epistemologia funziona allo stesso modo della scienza. Teorie che sembrano convincere ma poi crollano davanti a  nuove verifiche. Eppure rimane il loro inestimabile contributo.

Tuttavia non è solo la casualità a guidare queste scoperte. Un caso rimane un caso, a una mente poco allenata, non pronta, inadatta. Può invece essere uno stimolo, uno spunto vincente per la mente giusta: solo un vero genio sa coltivare un risultato inatteso in un successo storico e non si può che premiare tale merito. Solo i più attenti sanno sfruttare fino in fondo le possibilità che offre loro il caso: sarà che possiamo chiamarlo “destino”?
E quindi, tanto vale chiudere con le parole di Shakespeare: “All things are ready if our minds be so”.

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2011 in Divulgazione scientifica, Sproloqui, Teoria

 

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La tortura del non abortire


Segnalato da questo articolo de La Bussola Quotidiana, si viene a sapere che l’ONU, attraverso la sua Commissione contro le Torture, avanza delle rimostranze all’Irlanda per il suo atteggiamento troppo restrittivo in materia di aborto. L’Irlanda è quindi un mostro, colpevole di rendere difficile l’aborto alle sue donne, mettendo in pratica in questo modo una sistematica tortura su di loro. Un’argomentazione francamente folle.
Non ci trovassimo in tempi di gravissima crisi economica, la notizia dovrebbe rimbalzare ben più che sulle pagine web di un piccolo marginale sito d’informazione cattolica. La crisi, a suo modo, è un’eccellente giustificazione per far sparire questo fatto dai notiziari: sarebbe meritevole di maggior attenzione, senza il governo Monti?
Analizzando la questione con maggior freddezza, emergono due problemi di ampia portata dalle letture di queste righe. Il primo è relativo al rovesciamo dell’ottica: la difesa del debole diventa difesa del forte, difesa del diritto acquisito. Il secondo è quello, strettamente politico, della sovranità nazionale – e popolare. Analizziamoli.

La possibilità della donna a interrompere la gravidanza si è così tanto consolidato da sembrare un vero diritto. L’embrione, in tutto questo, è trattato solo come un oggetto sgradito, un segmento del problema che ha gli stessi diritti di un paio di scarpe. Quando non le si vuole, le si butta. Non è diverso dall’uso degli schiavi in alcune società del passato: oggetti senza diritti, semplicemente strumenti a disposizione del padrone. Quello di vita o di morte era un diritto pienamente accettato anche all’epoca, probabilmente un diritto per cui alcuni si erano battuti. D’altronde, si può dire, quelli non erano esseri umani: erano schiavi! Spesso neppure avevano i tratti somatici – colore della pelle, forma del naso e delle labbra – di un essere umano, perché mai avrebbero dovuto essere trattati in modo diverso da una comune proprietà?
L’abominio di questo trattamento ci è oggi palese e conduce un senso di nausea a disgusto per il passato che ha pochi termini di paragone. Però ci vantiamo della conquista preziosissima della donna di poter uccidere suo figlio quando ancora è in divenire, quando è una debole creatura completamente dipendente da lei. Quando non fa tenerezza, perché non lo vediamo; quando non ha una voce con cui piangere i suoi ultimi respiri.
Quando non ha modo di farsi sentire.
Provocatoriamente, noto che i deboli sono difesi da certi partiti solo in misura del loro diritto di voto e della loro visibilità: la sinistra – i radicali? – che hanno lottato per certe “conquiste” sono ampiamente favorevoli a queste pratiche omicide. Chiedono più diritti per gli immigrati, lottano contro i soprusi commessi dal “ceto padronale” sugli operai… un essere umano ammazzato quando è un embrione, invece, pesa solo pochi grammi, non voterà mai, non finisce in prima pagina sul giornale, non da alcun fastidio. Molto semplice sbarazzarsene.
Vorrei che a questa provocazione rispondesse davvero qualcuno di sinistra, più di sinistra di quanto io sarò mai. Se ci si appella alla ragione e alla scienza, allora l’aborto deve essere rifiutato in ogni nazione dove l’omicidio è reato. Sappiamo benissimo che la scienza è fallibile, che torna sui suoi passi, che cambia idea. La scienza medica che oggi ci garantisce che un embrione al terzo mese non è abbastanza umano – e può quindi essere ucciso – magari fra due secoli sosterrà l’esatto opposto e stabilirà l’inizio della vita con la fecondazione dell’ovulo.
Ha cambiato idea su questioni che sembravano più semplici e dirette – come dubitare che il Sole gira attorno alla Terra? Diamine, lo vedo muoversi tutti i giorni! – perché dovrebbe rimanere salda su questa?

La seconda è più sottile. C’è un limite oltre il quale le organizzazioni internazionali – anche l’ONU – devono fermarsi; al momento, lo “stato nazionale” è la forma di governo che ci siamo dati e la sua indipendenza deve essere rispettata.
Sono anch’io dell’idea che lo stato com’è oggi concepito non possa funzionare e che debba perdere i suoi privilegi, a vantaggio di una struttura più modulare e più estesa, che fornisca garanzie, diritti e servizi identici in tutto il pianeta. Purtroppo siamo ancora lontani dal realizzarla, non c’è traccia di questa volontà – se non nel controllo economico di poche mani.
Allora che l’ONU si occupi di problemi veri, non di proteggere e propugnare l’omicidio sistematico di milioni di esseri umani. Dovrebbe avere un ruolo di garanzia, è nato per lavorare alla pace su tutto il globo: che si dedichi a questa grande missione. E che si occupi di torture vere, di occasioni in cui i diritti umani sono realmente svuotati e violati.
Descrivere l’Irlanda come un cattivo soggetto per le sue restrizioni in materia d’aborto – ben poco limitanti, in verità, e non così punitive – suona come un vero affronto a quanto stiamo cercando di garantire ai deboli. A tutti i deboli.

 
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Pubblicato da su 25 novembre 2011 in Sproloqui

 

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Neutrini: attivata la velocità smodata!


E pensare che un paio di giorni fa stavo spiegando a un mio amico come possa bastare una sola prova contraria a una teoria ampiamente corroborata da millemila esperimenti per smontarla del tutto! Si parlava della mia tesi, spiegavo la scienza secondo Popper… e oggi abbiamo un esempio pratico e diretto di questa possibilità. Basta davvero pochissimo per rivoluzionare il nostro punto di vista, un istante per costringerci a riscrivere un secolo e oltre di teoria della Relatività.

Conoscete tutti l’evento, ormai; secondo misurazioni CERN/INFN tra Ginevra e il Gran Sasso i neutrini avrebbero percorso il loro viaggio con un tempo inferiore a quello che avrebbe impiegato la luce. Semplicemente: ci sono neutrini più veloci della luce. Poiché i neutrini hanno massa, questo viola le conclusioni di Einstein secondo cui la velocità della luce è un limite invalicabile, almeno finché la massa ce l’hai.
L’esperimento funziona così: il CERN produce neutrini e li spara verso il Gran Sasso. Poiché l’interazione dei neutrini con la materia ordinaria è lievissima, il fascio attraversa senza difficoltà apparente il pezzettino di pianeta che divide Ginevra dall’Italia e raggiunge i ricettori sotterranei. Qui, di tanto in tanto, si riescono a ottenere delle interazioni, registrate da strumenti sensibilissimi. Poi si tratta di calcoli…
Proprio da questi calcoli è emersa la sorpresa: il tempo di percorrenza è troppo basso di 60 nanosecondi (miliardesimi di secondo!). Troppo veloce anche per la luce stessa.

Dicevamo prima della massa. La chiave è un po’ lì: le Relatività non consente che corpi dotati di massa viaggino veloci come la luce, figuriamoci superino questo limite. Si tratta di un elemento importante nella teoria e, anche se non fosse così centrale, la sua negazione metterebbe comunque tutto l’impianto in discussione.
Il dato è vecchio di tre anni ma gli scienziati europei hanno preferito attendere a lungo conferme e correzione ai calcoli prima di renderlo pubblico; un segno di serietà e affidabilità non così comune nemmeno in campo scientifico. Non è un caso, però, che le competenze in Italia ci siano. Il problema, semmai, è farle restare e dar loro modo di esprimersi.
Come sono stati cauti loro nel rendere pubblica la notizia, così dobbiamo essere noi a trarre le conclusioni. L’evento è da confermare, analizzare, smontare, confermare ancora. Il processo sarà lungo e tortuoso. Concluso quello, verrà il momento di dargli un senso: una scoperta del genere, se confermata, mette veramente in discussione l’impianto classico della Relatività e apre scenari interessanti – quasi fantascientifici – completamente nuovi. Senza arrivare ai viaggi spaziali, ci troviamo a una possibile svolta in tutti i sistemi di comunicazione.
D’altronde, scendendo ancora più a fondo, siamo a un confine umanamente non comprensibile: è possibile che si possa trasmettere l’informazione di un evento ancor prima che questo sia accaduto? La porta che si apre è veramente questa…

Ribadisco, però: piedi di piombo… e cautela massima. Non corriamo.
Einstein e la Relatività hanno dalla loro parte centinaia di test validi; la corroborazione della sua teoria è solida e costituisce un disegno dell’universo funzionale e coerente con la maggior parte delle osservazioni. Certo, ci sono piccoli difetti locali… e Feyerabend se mi leggesse verrebbe a prendermi a calci.
Ma esultiamo con cautela, attendiamo molte conferme.
Vero è, dopotutto, che le prove a favore di una teoria non contano nulla di fronte a una singola smentita radicale: così è la scienza. Una teoria non si può mai confermare ma possiamo sempre invalidarla con un solo esperimento. “E’ già successo, succederà di nuovo” (Cit. Data). Questo non ci impedirebbe per usarla a scopi pratici, ovviamente, ma avremmo la coscienza dell’urgenza di trovarne una che soddisfi anche in nuovi test.

Qui si aprono panorami che non so trattare: i neutrini hanno veramente viaggiato a una velocità superiore a quella della luce o, semplicemente, hanno preso una “scorciatoia” nello spazio-tempo einsteniano? Cosa comporta per noi questa capacità inedita dei neutrini?
Seguiremo con attenzione l’evoluzione della materia, ne sono sicuro: la seguirò il più possibile e, quando sarà il caso, vi aggiornerò. Per adesso ci accontentiamo di vivere uno dei momenti più esaltanti della storia della scienza, forse una pagina che, fra un secolo o due, sarà ricordata su tutti i libri di storia come le rivoluzioni del passato.
O forse no. Questo è il bello della ricerca!

 
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Pubblicato da su 23 settembre 2011 in Divulgazione scientifica, Teoria

 

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