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Il voto sereno


Per la prima volta da quando voto – referendum esclusi – ho votato con serenità, senza rimorsi e senza dubbi: era la scelta migliore che potessi fare e non ho neppure dovuto tapparmi il naso (o contenere conati di vomito).

Il panorama del voto e del post voto è effettivamente tra i più lugubri della storia ma ammetto che mi sono approcciato alla questione con la massima serenità. Ho idee abbastanza precise riguardo all’Italia che vorrei: c’è in me un disegno ideale e vedo nel voto, nei partiti, nell’impegno in politica un modo per contribuire a plasmare il mondo. Sicuramente un contributo marginare, come quello di ciascuno di noi, ma comunque tangibile.

Avendo compiuto una scelta di campo coerente con i miei valori e i miei ideali, non credo di dovermi vergognare verso alcuno di professarla, di renderla manifesta e di parlarne in pubblico. Penso, in verità, che poco sia meglio dell’impegnarsi e nel dirlo apertamente: odio sotterfugi, segreti e silenzi, penso che alla luce del sole si cresca meglio.
Credo non ci sia nulla di cui vergognarsi nell’occuparsi di politica: è una forma di servizio al prossimo che dà la possibilità di migliorare il proprio paese. Ciò che conta è farlo con correttezza, coerenza, senza travalicare l’educazione e violare il buonsenso, senza dedicarsi alla “conversione” o sfruttare i propri ascendenti in maniera scorretta: parlare, raccontare, spiegare, semmai suggerire e proporre.

Dopo le elezioni racconterò la mia scelta. Fuori dai silenzi di legge, fuori dalla bagarre elettorale fuori dalle contestazioni che potrebbero nascere (ma chi mi conosce già sa cosa ho votato e con chi mi sono apertamente schierato). Oggi vi dico che di questa scelta sono contento come mai prima: c’è un progetto e un sogno per il futuro, una narrazione che permette di immaginare un domani migliore e gettare le basi per costruirlo. E c’è una dimensione nuova di partecipazione alla vita politica che non mi sarei atteso solo pochi mesi fa.

E ora si riposa, domani c’è lo scrutinio: è da tempo che il paese non è a un bivio di questa portata, spero che sapremo scegliere per il meglio e allontanarci da uno strapiombo a cui siamo passati pericolosamente vicini. Possibilmente evitandoci un altro ventennio, altri populismi , altre guerre civili e altre politiche liberiste.

 
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Pubblicato da su 24 febbraio 2013 in Diari, Politica, Sproloqui

 

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Lo spiraglio della partecipazione


Non credo che il successo del Movimento Cinque Stelle a Parma sia una vittoria dell’antipolitica, come non lo credo della sfiducia nei confronti degli attuali partiti. Penso, invece, che si tratti di uno spiraglio di vera politica, incarnata nell’impegno sano e genuino di alcuni cittadini e nella noia verso le arcaiche forme partitiche di altri.
Nascondersi dietro l’astensione, che invece dovrebbe essere un ulteriore sintomo su cui riflettere, non può che depistare la riflessione all’indomani del voto amministrativo italiano.

L’antipolitica, semmai, risiede proprio nell’astensione di chi crede, rassegnato, che la politica non abbia più niente da dire: significa, essenzialmente, che non si riesce a immaginare un modo diverso di fare politica. Io, che ho memoria di uno stile esteticamente diverso – la “Prima Repubblica” – e che vorrei vederne un altro ancora all’opera nell’Italia di domani, mi sento in dovere di spiegare a molti che la politica che abbiamo vissuto negli ultimi vent’anni, politica spesso non lo è stata.

Sicuramente il cancro berlusconiano è stato un elemento importante nella costituzione dell’attuale sistema e della sua crisi. Non mi riferisco, ovviamente, soltanto alla coalizione politica radunata attorno al “papi” e tenuta assieme, in assenza di idee e ideologie, dalla brama di potere: penso soprattutto alla mentalità commerciale, di basso livello, “caciarona” costruitasi a partire dalle sue reti televisive e oramai imperante il tutto il paese. Non è una questione di moralità, si faccia attenzione: ben prima di preoccuparsi delle ragazze seminude in Tv, bisogna interrogarsi sul motivo per cui sono lì. Le menti si sono decisamente addormentate e sono state così addomesticate a un livello di discussione e pensiero preoccupantemente basso: una sorta di terapia dei “piccoli passi”, vincente nell’assicurare al Nano il potere per un ventennio, distruttivo per il futuro del paese, considerando anche che dalla sinistra e da tutti gli altri è stato seguito sul medesimo campo d’azione. Proprio la sinistra, infatti, che avrebbe dovuto denunciare e contestare con forza quest’azione di svuotamento valoriale del fare politica, s’è ridotta ad agire con strumenti perlopiù analoghi, spettacolaristici, vuoti di contenuti.
Ho creduto nel progetto del Pd ma ne esco oggi fortemente deluso: già l’inserimento di Radicali – partito secondo in follia solo alla Lega Nord – nelle liste delle ultime politiche mi ha tenuto lontano dal crocettarli, l’attuale situazione mi tiene lontano dal considerare qualsiasi collaborazione, o quasi.

E così si è giunti a una crisi radicale senza che la grande maggioranza del paese se ne accorgesse, mentre una manciata di persone più lungimiranti attendevano speranzose questo momento; ovviamente non si tratta di un passaggio indolore, giacché coincide con un’epocale crisi economica. La scossa serviva e doveva essere catalizzata da grossi problemi, purtroppo, non ce ne saremmo mai accorti in altre condizioni.

Servono, allora, ricette per il domani: dovranno essere sperimentali, per forza. Chi si presenterà sostenendo di avere tutte le risposte e tutte le soluzioni sarà un mentitore. D’altra parte, dovremo fidarci di chi vorrà indicare una strada e invitarci a intraprenderla, per costruire le soluzioni assieme.
I referendum del 2011 ci hanno dimostrato, dopotutto, che la democrazia partecipata ha possibilità di rivelarsi vincente: coltiviamola. Come è indispensabile coltivare una nuova moralità politica, che dia speranze e garanzie a chi vota. Non possiamo permettere che la democrazia collassi sotto i colpi del facile populismo degli estremi, dopotutto, come rischia di accadere in Grecia.

Che partecipazione sia, allora: senza andare a rifiutare le ideologie, però, perché un disegno generale entro il quale orientarsi serve. Credo, anzi, che sia fondamentale. Lasciamo che prenda forma, quindi, e che possa aiutare gli italiani.
Dal canto mio qualche idea – rifiuto del liberismo, uguaglianza sociale reale, attenzione ai deboli, spinta sul welfare – ce l’ho e intendo gettarla nel grande calderone, aiutandola a emergere. Questa è l’ora di infilare i guanti e mettersi al lavoro.

 
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Pubblicato da su 21 maggio 2012 in Politica, Teoria

 

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Nucleare e pena capitale: due facce della stessa Italia


Nelle due ore che ho trascorso in piedi, ho già incrociato due notizie interessanti e meritevoli di commento; La Stampa annuncia che il costo delle esecuzioni capitali negli USA è cresciuto, grazie anche a rigide posizioni italiane, e questo potrebbe influenzare il processo di abolizione in molti stati. Il Fatto Quotidiano riporta, invece, l’appello di un centinaio di scienziati italiani che chiedono al Presidente del Consilvio Mario Monti di ripensare la decisione referendaria sul nucleare.

La prima notizia è interessante e, addirittura, sembra una buona notizia. Ad analizzarla meglio si capisce che, invece, è veramente pessima: ancora oggi, l’applicazione dei diritti umani è strettamente vincolata a motivazioni economiche, tanto che la vita di esseri umani è appesa al bilancio dello stato-assassino che li ha condannati a morire. Pessimo davvero se è necessario ricorrere a pressioni economiche perché un paese che si definisce civile – ma non ritengo civile alcun paese dotato di pena di morte o che lotti contro un sistema di sanità pubblica – ponderi con maggior attenzione il rapporto costi/benefici delle esecuzioni capitali.
Penso sia il frutto del capitalismo estremo che abbiamo raggiunto in questi anni, parallelo alla monetizzazione del diritto al lavoro che stanno cercando di imporre all’Italia. Ora anche il diritto alla vita potrebbe diventare una questione di denaro.
Ho il voltastomaco… perché, al di là del singolo contesto, significa che la degenerazione morale (capitalistico-liberale) è in corso e rischia di travolgerci tutti con effetti assolutamente impensabili, non immaginati e, mi auguro, tutti sulle spalle di chi il capitalismo lo appoggia.

Veniamo alla seconda notizia: questa suona di ridicolo. Sembrerebbe una burla ma è datato 2 aprile, non 1 aprile. Tendo quindi a crederci.
Ora, non dovremmo preoccuparci troppo: il referendum popolare blinda l’argomento per un po’, quindi non ci sarebbe da temere. Ma siamo sicuri che al presidente Monti interessi davvero un referendum democratico, non espressione degli interessi bancari, industriali, borsistici ed economici? E siamo sicuri che non riesca anche a influenzare la Corte Costituzionale, l’organo che dovrebbe vigilare sul rispetto della volontà popolare? Una bella violazione dell’Articolo 1 della Costituzione sarebbe una splendida ciliegia sulla torta di distruzione dei diritti dei cittadini, di cui Monti potrebbe vantarsi tra i colleghi. Con stile e garbo, certo, non la sguaiataggine di Berlusconi, ci mancherebbe solo.
Ma, in definitiva, per noi cambierebbe qualcosa?

Due notizie, qualche minuto e un po’ di tristezza e preoccupazione in più.
Sono sinceramente preoccupato dalla deriva che sta prendendo il nostro paese – il globo, addirittura – perché vi vedo la negazione di tutto ciò in cui credo. E credo, in definitiva, che ci vorrebbe meno attenzione all’economia e più attenzione all’umanità, a noi poveri esseri umani, tra noi poveri esseri umani. Non ciascuno a sé stesso, bensì ciascuno al suo vicino: ci affidassimo a chi è nostro compagno di viaggio, ci affidassimo tutti in questo modo, non potremmo che vivere in un mondo dove la nostra felicità sarebbe al centro. Nel sistema capitalistico, la mia felicità è al centro delle attenzioni di una persona: me. Nel sistema cristiano, la mia felicità è al centro delle attenzioni di milioni di persone: tutti quelli che mi sono vicini. Come non vedere un miglioramento?

 
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Pubblicato da su 2 aprile 2012 in Curiosità, Politica, Sproloqui

 

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Ora aspettiamo la Consulta


Mercoledì sapremo come andrà a finire la nuova puntata della storia del referendum sulla legge elettorale.
Dopo la conta della Cassazione, era giunta la comunicazione: il mezzo milione per ciascun quesito è stato raggiunto e superato. Conclusa quell’operazione, hanno smesso di contare: per sapere quante firme sono state raccolte, almeno per avere una stima, sarà necessario attendere ancora un po’, fino a quando la Cassazione non avrà comunicato anche il tasso di “bocciatura” dei promotori, cioè la percentuale di firme non valide. Fatto quello, basterà una semplice proporzione.
Interessante che a contendersi il record in firme siano due referendum sulla legge elettorale, distanti quasi vent’anni: quello del 1993 – ancora non votavo – e quello che potrebbe tenersi nel 2012. Affascinante davvero: forse il popolo vuole avere qualche voce in più nella gestione di molte cose, invece di sopportare decisioni altrui. Peggio, di sopportare decisioni prese da chi dovrebbe rappresentarlo ma, causa legge elettorale fatta da un leghista, non può neppure scegliere. La legge elettorale ideale nell’era del Nano, l’era delle menzogne, l’era del finto presidenzialismo in una repubblica parlamentare.

Non è un caso che l’Italia sia una repubblica parlamentare; l’assetto istituzionale emerse dalla costituente e fu il frutto del Ventennio fascista. Meno poteri in mano alle singole persone, più poteri agli organi rappresentativi e collegiali: una lezione che dovrebbero imparare tutti. In fin dei conti, unificare poteri in una singola persona è alquanto stupido, meglio dilazionarli su organi plurimi, oltre che dividere i poteri, classicamente, su organi distanti.
Mi piace, senza dubbio, la corresponsabilità dei parlamentari molto più del direttivismo univoco del presidente.

I discorsi dei prossimi giorni saranno senza dubbio incentrati su cosa deciderà la consulta mercoledì; l’11 gennaio sembra essere una data spartiacque non solo per il referendum ma per buona parte dei partiti. Di conseguenza per il governo Monti.
L’approvazione del referendum, infatti, potrebbe far precipitare velocemente la situazione verso nuove elezioni – con vecchia legge. Il motivo principale risiede nella volontà di alcuni leader politici: ci sono partiti partiti – PdL e PD in primis – non gradiscono il ripristino del mattarellum; il Nano, in particolare, detesta tutto ciò limita il suo controllo sulla vita del paese. Una legge elettorale che introduca – sia mai – le preferenze popolari rischierebbe di impedirgli di far pagare a noi lo stipendio dei suoi avvocati, lacché, escort e simili. Non che le segreterie di altri partiti siano di idee molto difformi, purtroppo.
Le strade per bloccare il referendum – a parte creare una nuova legge elettorale, ma se non andasse nella direzione dei quesiti sarebbe una vigliaccata talmente grave che dubito passerebbe – sono due e passano entrambe per lo scioglimento delle Camere:
la più veloce consiste nello scioglierle al più presto, in modo che si voti subito (marzo?) senza neppure che la macchina referendaria passi
la più lenta, che darebbe tempo a Monti di stabilizzare ancora un po’ il paese, forse nostro malgrado, consiste nell’attendere e, poco prima del referendum, sciogliere le camere, bloccando de facto la consultazione popolare. Un referendum, infatti, non può tenersi nello stesso anno dello scioglimento delle camere… un bell’inghippo, anche se le elezioni fossero fissate in data successiva al referendum.

C’è poi da valutare la vacatio legis, ovvero la risposta alla domanda: con quale legge si voterebbe se nel referendum vincesse il si? Sarebbe automaticamente ripristinato il Mattarellum o ci troveremmo in assenza di una norma che diriga la questione?
Nel caso non fosse dato per scontato il ripristino della legge che abolisce il Mattarellum – nota come Porcellum, quale fantasia – la Corte Costituzionale darebbe sicuramente parere negativo: s’è sempre espressa contro la vacatio legis, non a torto, e in materia elettorale sarebbe estremamente inopportuno non avere sempre una legge pronta all’uso.

Lascerò per un prossimo post la mia valutazione su come dovrebbe essere un sistema elettorale saggio per l’Italia, rappresentativo, democratico, parlamentare.
Per questa domenica, invece, accontentatevi del post di attesa della decisione della Consulta: mercoledì sapremo, mercoledì scriverò ancora. Però un consiglio: pregate le vostre divinità che ci liberino del porcellum perché un paese civile non può andare a votare con un sistema senza preferenze, a liste bloccate, con premio di maggioranza e con indicazioni incostituzionali su cariche non elettive.
Ci deve essere un limite allo schifo.

 
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Pubblicato da su 8 gennaio 2012 in Politica, Sproloqui

 

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Bentornata democrazia




Quorum raggiunto.
La vittoria schiacciante del SI non era certamente in bilico, il dubbio era semmai se si sarebbe raggiunto il quorum. Dubbio evaporato probabilmente già domenica sera, quando alle urne era andato oltre il 40% degli aventi diritto, ma rimasto nell’aria fino a ieri alle 15.00, quando si è capito che l’Italia stava cercando di scrivere una nuova pagina della sua storia.

Che fossimo a una svolta storica della democrazia italiana, ce ne siamo accorti tutti noi membri dei seggi elettorali già domenica mattina alle 8.10. Sinceramente non ricordo un’affluenza così immediata e sentita a una tornata elettorale. Certo, le elezioni politiche raggiungono l’80% degli aventi diritto ma sono anche un caso del tutto a parte. Noi abbiamo chiuso al 65% e per alcune regioni questa è un’affluenza da amministrative.
Benissimo così.

Nei prossimi giorni molti incominceranno a discutere su chi abbia vinto questo referendum; al di là dell’ovvia vittoria dei SI abrogativi, questa è stata una vittoria della democrazia e dell’Italia, del suo popolo.
Della democrazia perché finalmente, dopo anni di coma (cit- Travaglio), il referendum popolare ha ripreso vita. L’ha fatto nonostante i beceri tentativi di boicottaggio da parte di molte forze politiche e degli esponenti del governo – un tentativo vergognoso che andrebbe criminalizzato e punito penalmente, a mio avviso – che sono giunti anche alla menzogna sistematica sulle cinque reti televisive di regime. Nel bailamme Rai, quel che è ridicolo è che se voglio trovare dell’informazione oggettiva del rifarmi a un privato, La7, vera piazza multicentrica dell’Italia che pensa. Grazie Silvio!
L’ha fatto nonostante la fortissima politicizzazione dei partiti del centro sinistra che, non sempre loro promotori, questa volta li hanno sfruttati per veicolare la marea antiberlusconiania. Era un rischio grossissimo perché poteva spingere alcuni elettori – sensibili ai temi in discussioni ma favorevoli al governo (poveri illusi) – a non recarsi alle urne. Ora Bersani festeggia… ma dovrebbe abbassare la cresta. Il merito del referendum, se vogliamo darlo a un partito, è soprattutto dell’Italia dei Valori.
L’ha fatto nonostante il paese si fosse disaffezionato al referendum, troppo inflazionato in passato grazie a un’opera barbina dei Radicali che hanno sottoposto a referendum qualsiasi cosa, anche le norme sulla gestione dei gatti del Quirinale.
Dell’Italia perché ha riaffermato la sua volontà sulla politica; è stato un voto del popolo e non dei partiti. I referendari sono riusciti a esprimersi anche all’interno di quelle forze politiche che hanno osteggiato il referendum proprio perché i temi non erano distanti o insensati ma perfettamente integrati nella sensibilità italiana di oggi. Certo, poco ci vuole a trascinare sul carro dei vincitori anche la solita partitocrazia arrivista, di cui Bersani è un ottimo rappresentante, ma oggi dobbiamo gioire per ben altro. Tuttavia il ritorno a un referendum valido, nonostante le menzogne mediatiche e governative, è un successo da ascrivere interamente a un risveglio italico.
Indubbiamente c’è ancora molto lavoro a compiere; il pericolo di un ritorno di Berlusconi per le prossime elezioni è più vivo che mai, non ce ne siamo ancora liberati. L’Italia è ancora piena di ciechi e sordi disposti a votarlo o a votare un partito membro della sua coalizione, probabilmente parliamo di più di quindici milioni di persone coinvolte. Purtroppo non hanno ancora sviluppato senso critico – e dubito possano farlo, visto che non parliamo di quindici milioni di bambini – e anche l’Italia ha la sua fascia di voti buttati in forze politiche senza senso. Il PdL ne è sicuramente il principe. Ma l’espressione democratica resta.

Bentornata, dunque, democrazia: bentornata tra noi, in Italia. Adesso, però, viene il difficile: farla restare. Per ottenerlo bisognerà respingere i canti delle sirene del Nano, mantenere alto il livello politico della sinistra, proseguire sulla via della democrazia interna (cfr Primarie…).
Berlusconi ha rovinato per troppo tempo l’Italia, ora che anche alcuni dei suoi elettori – quelli meno ciechi – si stanno svegliando, dobbiamo fare l’ultimo sforzo per completare l’opera, a partire da una nuova legge elettorale che veramente consenta all’Italia di essere rappresentata (e che formi una maggioranza reale manifestazione della maggioranza degli italiani… senza premi e furti che mandino al governo forze votate dal 30% degli elettori (cfr. politiche 2008)!).
Questo passo è stato compiuto, mettiamoci al lavoro per compiere i prossimi; la corsa è ancora lunga e gli animali feriti sono i più pericolosi, non tutti restano adagiati sul fondo valle a farsi calpestare dalle mandrie. All’opera, democratici di destra, sinistra e centro: riprendiamoci il nostro paese!

 
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Pubblicato da su 14 giugno 2011 in Politica

 

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Referendum al via!


Oggi ho firmato 2600 schede, tra i quattro referendum su cui domani tutti noi ci esprimeremo. Il mio dovere di scrutatore è così compiuto.
In osservanza del silenzio elettorale, oggi nessun commento sul merito dei referendum: niente dibattiti fra “si” e no”. Potete facilmente immaginare come la pensi ma questo è un altro discorso.
Il post di oggi è un po’ un diario e un po’ un promemoria.

Trovo l’essere membro del seggio un servizio alla nazione; non sono militarista, non sono eccessivamente patriottico, non sono un fedelissimo dell’Italia (sono perlopiù europeista, infatti) ma credo che sia dovere di ogni buon cittadino collaborare attivamente con la società in cui vive, secondo le proprie capacità e facendo del proprio meglio. Per me significa (anche) fare lo scrutatore, quando sono chiamato.
E’ un’esperienza interessante, sia perché mette a contatto con quel mondo burocratico che è la democrazia/repubblica, sia perché rende partecipi dell’evoluzione della nazione.
A me piace e sono contento di rifarlo. Questo è quanto.

Trovo anche che i referendum siano uno straordinario strumento di espressione popolare. Immancabile.
Usiamolo, quindi. Votando si, no o bianca, ma usiamolo. Facciamo sentire la nostra voce, qualsiasi essa sia.
Al riguardo, brevissimo appunto sul voto: i seggi saranno aperti domenica dalle 08.00 alle 22.00 e lunedì dalle 07.00 alle 15.00.

Con questo vi saluto e vi auguro buon weekend; penso che torneremo a sentirci lunedì sera o martedì. Prima ho da fare al mio seggio.
Buon weekend a tutti!

 
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Pubblicato da su 11 giugno 2011 in Diari, Politica, Sproloqui

 

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