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Una costituente cristiana per la politica


Nel recente impegno nel campo politico avverto con crescente onere un malessere che mi colpisce ogni volta che mi avvicino a una qualche forza politica: l’incoerenza delle forze politiche con l’idea cristiana di società e di politica stessa.
Gli attacchi a Fioroni sorti dopo l’espressione della sua opinione sui matrimoni gay sono esemplari dell’intolleranza alle idee altrui che regna in politica: tolleranza e confronto costruttivo, invece, per me sono tutto.
Suona quindi complicato essere cattolici – cristiani – a sinistra: vuoi per vecchie remore dei “comunisti”, vuoi per una certa ignoranza di fondo dei concetti basilari della dottrina sociale, vuoi per posizioni dogmatiche della sinistra, spesso in contrasto tra loro, assunte al solo scopo di rompere con il cristianesimo.
Dall’altra parte, essere cattolici – cristiani – e stare nel centro destra è praticamente impossibile; la scelta in quel caso sarebbe tra scegliere chi usa i valori cristiani come bandierina da affiggere sul petto per recuperare voti o tra chi neppure ci prova, ma tanto va bene comunque perché possiede tre televisioni e riesce a far dimenticare le porcate anticristiane commesse negli anni.
Il panorama politico che si definisce cristiano, poi, è spesso squallido e minimale: gestione politica assente, coordinamento nullo, competenze scarse. Capacità relazionale non parliamone. Serietà solo per scherzare. Il peggio della peggior DC.

Non bisogna d’altronde pensare che i filoni cristiani della politica fin qui visti in campo siano perfetti e immacolati, anzi; non è raro assistere a derive estremamente conservatrici, eccessive per il sentire politico del paese e dei cittadini – cattolici e non. Posizioni quasi dogmatiche e, come al solito, molto più rigide della dottrina stessa della Chiesa. La laicità dello stato, dopotutto, significa che il potere religioso non deve poter direttamente influenzare le decisioni politiche o prevaricarle. Questo va assolutamente preservato.
Tuttavia assistiamo a richieste di “silenzio” da parte di certe forze politiche – compresi molti soggetti del PD – che vorrebbero semplicemente zittire la Chiesa (mentre esternazioni di altre realtà religiose sono ampiamente tollerate e discusse nel merito). Questo, anziché essere chiamato laicità, è discriminazione: la Chiesa italiana, in quanto associazione di cittadini italiani, ha tutto il diritto di dire la sua riguardo qualsiasi questione ritenga opportuno: dopotutto è un diritto garantito dalla Costituzione, anche se a volte viene dimenticato.

Credo sia allora necessario uno sviluppo ulteriore dell’impegno in politica dei cattolici: un impegno diretto, franco e leale, aperto al confronto e coerente con le posizioni etiche e sociali della Chiesa. Spero si possa giungere al superamento del bipolarismo – a mio parere distorcente della democrazia italiana – e, soprattutto, al superamento della scelta sacrificale dei cristiani: privilegiare le scelte etiche o quelle sociali?
Da anni, infatti, abbiamo due schieramenti abbastanza definiti, nessuno dei quali soddisfa i comuni criteri di una politica appieno cattolica. Se a destra c’è un – apparente, ipocrita e falso, purtroppo – rispetto delle posizioni etiche della Chiesa, pur con frequenti negazioni delle più avanzate evoluzioni di queste idee, manca completamente il rispetto delle posizioni della dottrina sociale, imprescindibile perno della vita civile.
Dall’altra parte abbiamo una sinistra che, confermando la sua dedizione alle posizioni sociali più idonee alla Chiesa (con la recente e notevole eccezione di molte opinioni supportate dal PD, assolutamente inadatte alla sinistra stessa), è spesso venuta meno la sensibilità etiche, come ricordiamo con l’orrore del supporto ai Radicali, partito pensato per minare il radicamento dei valori cristiani nella nostra società.

Serve allora un programma di base e un impegno concreto per riaprire ai cattolici la piena partecipazione politica, senza dover cedere al liberismo del centro-destra e senza dover accettare inopportune posizioni etiche, come per il centro sinistra.
Idealmente, è necessario che i cristiani si uniscano attorno a un fulcro e penso che due siano gli elementi capaci di catalizzare tale operazione: il Vangelo e la Costituzione. Da lì possiamo veramente dare un contributo importante al futuro del nostro paese.

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Pubblicato da su 27 giugno 2012 in Politica, Teoria

 

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Di Enzo Bianchi e della Tradizione


Per una volta riporto un articolo, breve e incisivo, che secondo me merita di essere ben analizzato. E che approvo.
Questo.
Non ho l’onore di conoscere Massimo Faggioli ma apprezzo la sua analisi della questione; dopo mesi passati a leggere deliri on line di soggetti che maledicono Enzo Bianchi, plausibilmente ritenendosi “più cattolici” del priore di Bose, incontrare qualcuno che apprezza il percorso del barbuto quasi-eremita torinese contribuisce a risanare un bell’equilibrio.
Intendiamoci, nessuno è perfetto, tantomeno Bianchi. Avrei da ridire sull’elitarietà di Bose, cresciuta negli ultimi anni di pari passo al prezzo del soggiorno monastico per noi poveri laici affamati di parole di salvezza e riflessioni evangeliche. Se avessi letto tutti i suoi libri, troverei senz’altro passaggi sui quali non concorderei. Ribadiamolo: nessuno è perfetto.
Apprezzo, però, lo sforzo ecumenico di Bianchi e della comunità di Bose, lo spirito profondamente evangelico con il quale affrontano la vita e la comunione, l’essere cristiani e il risalire alla fonte tradizionale senza, per questo, essere conservatori e tradizionalisti. Apprezzo l’idea di cavalcare l’onda d’urto del Concilio Vaticano II, nel tentativo di non farla infrangere contro muraglioni di ignoranza e conservazione fine a se stessa.

Qui dovremmo introdurre una profonda riflessione sulla Chiesa e sul suo futuro. Molti tradizionalisti hanno una visione distorta della Tradizione e ripropongono decisioni vetuste al solo scopo di riproporle, fini a se stesse, senza riflettere sul significato che possedevano quando sono state prese, sulla rottura che comportavano all’epoca, sulla sparizione dei moventi che le hanno prodotte.
Prendiamo la scelta del latino: fu meramente pragmatica e razionale, non certo sacrale o tradizionalista. Nessun testo sacro è stato scritto originalmente in latino, Gesù di certo non parlava latino. Lo parlava, però, l’Impero, in particolare a occidente. Era, quella, una lingua comune, comprensibile a buona parte della popolazione, anche quella meno erudita, quantomeno nei fondamenti. Mentre nascevano le lingue romanze – il volgare – il latino rimaneva la lingua dei dotti ma aveva sufficienti connessioni con il parlato per consentire una comprensione generica a una parte della popolazione non trascurabile. Di contro, celebrare oggi in latino significherebbe escludere dalla comprensione liturgica una amplissima parte della popolazione: e in Italia ancora andrebbe bene, visto che studiamo latino nei licei… (non che il latino del liceo consenta di comprendere appieno le sfumature del testo liturgico, eh!).
A ben vedere, se volessimo seguire questo percorso tradizionale, oggi dovremmo celebrare in inglese, vera lingua comune di tutto l’occidente (cristiano). Si spera, dopotutto, che la percentuale di italiani che comprendono l’inglese cresca con gli anni; non sarebbe un’idea malsana.

L’esempio linguistico può essere riprodotto su moltissimi temi di disquisizione tra conservatori e “modernisti”. Buona parte dei refrattari, infatti, si culla nell’ignoranza delle motivazioni storiche, politiche e contingenti delle scelte conciliari – siamo pur sempre una fede modellata dalle esigenze terrene di un imperatore pagano – e si rifiuta di ammettere che ciò che loro chiamano “Tradizione”in realtà ha sovrascritto usanze precedenti, spesso millenarie, senza alcun motivo teologico ma solo per meglio adattarsi alla riformata struttura che la Chiesa si stava dando a Trento.
Io non ritengo scandalose le decisioni conciliari di Trento, sono frutto del loro tempo e, in qualche modo, lo Spirito ha messo la mano anche lì, non ne dubito. Altrettanto dovrebbe accadere con i conservatori odierni: sono certo che, come a molti non piacquero alcune innovazioni tridentine, così non piacciano a loro alcune innovazioni vaticane. Eppure tutto fa parte dell’evoluzione della Chiesa, inevitabile se vuole rimanere “nel mondo”. Peraltro, molte opzioni non sono novità ma reminiscenze del passato, un passato obliterato dallo sforzo unificatore del Concilio Tridentino. Quell’unità univoca, che aveva un preciso scopo nella realtà storica del XVI° secolo, oggi ha perso il primato, a favore di una maggior aderenza alle esigenze puntuali dei fedeli, mantenendo salda la cattolicità della Chiesa pur nelle diversità, esteriori, dei dettagli.
Lo scopo della Chiesa non è conservarsi immobile nel tempo: fosse così, avremmo già perso la partita ancor prima di iniziarla (e Trento non ha certo conservato!). Semmai lo scopo della Chiesa – che è la comunità dei fedeli, universale e locale – è quello di annunciare il Vangelo: per farlo, deve essere pienamente dentro alla realtà a lei contemporanea o non avrà di che parlare alle donne e agli uomini che incontra.

Credo che Bianchi esegua propriamente questo compito: presente sui giornali e in TV, sa annunciare la Parola con l’efficacia di un predicatore medievale, adattando però il suo agire ai mezzi che il suo tempo gli offre.
Non è un monaco privo di difetti ma di certo è una pietra importante per la Chiesa del futuro. Mi auguro.
Una Chiesa composta da pietre radicalmente diverse da quella di Bianchi rischierebbe di essere una Chiesa traditrice del messaggio originale di Cristo: non certo uno che è venuto a mantenere l’ordine precostituito ma, semmai, a ricordarci che ne deve venire uno nuovo.
E io ci credo.

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2012 in Religione, Sproloqui

 

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Non abbiate paura!


Credo sia la parola-chiave di questa Pasqua: lo penso fin da sabato sera, quando quel brano è stato letto durante la veglia e continuo a pensarlo adesso, mentre scrivo. Ci son voluti due giorni per trovare il tempo di mettermi alla tastiera, credo ne sia valsa la pena.

Le parole dell’angelo che accoglie le donne al Sepolcro sono, io credo, un monito e un invito per tutti noi cristiani del XXI secolo. Non possiamo nascondere né nasconderci che è difficile essere cristiani in questo mondo così ampiamente secolarizzato: forse non è mai stato facile essere cristiani, diciamocelo, ma oggi… oggi suona strano alle orecchie di tutti. Credere in Gesù e nel suo Vangelo è fuori da ogni canone: ancor peggio, è fuori moda.

Così le parole dell’angelo parlano anche a noi: così è la Scrittura, sempre contemporanea, sempre odierna, sempre rivolta a chi la ascolta. Forse non lo sarà nella sua versione letterale, certo, ma sa parlare all’umanità in ogni tempo e in ogni luogo con la medesima forza. Sempre ci interroga.

Il messaggio di questa Pasqua, allora, suona come un sostegno a tutti quei cristiani che vivono sotto la costante persecuzione: noi, in Italia, siamo ampiamente fortunati, non rischiamo di perdere la vita per camminare sotto una Croce. Altrove sì: e l’angelo, oggi, si rivolge soprattutto a loro, parla con voce di sostegno per chi è perseguitato per causa Sua.

Parla anche a noi, donne e uomini di un paese occidentale fortemente secolarizzato, ci invita a non rinnegare Cristo – eh si che anche Pietro cadde, di fronte a questo – il nostro credo e ad annunciarlo con forza per il mondo. Ci invita a vivere nel mondo, si, ma secondo Cristo.
Perché il cristiano non può separarsi dal mondo: “siate nel mondo ma non del mondo”. L’ascetismo avrà senza dubbio uno spazio importante nella spiritualità cristiana, ma l’essere attivi – checché ne dica qualsiasi tradizione – è Parola. Dobbiamo annunciare e rimboccarci le maniche: senza turbarci del domani, certo, senza sopravvalutare le questioni “mortali”, ben attenti a che il nostro cammino sia verso la Salvezza. Occhi al cielo, non al terreno: ma attenzione alla pista che percorriamo.

Andiamo, allora, senza timore: ricordiamo chi siamo, non rinneghiamolo. E, soprattutto, niente timore: c’è chi ci accompagna. E pace se la moda non è dalla nostra parte.

 

 
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Pubblicato da su 9 aprile 2012 in Diari, Religione

 

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