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Ritorno all’ICI…


Ne ho già parlato in numerose occasioni (qui e qui, soprattutto), chi ha seguito il blog ormai conosce la mia posizione sull’argomento. Speravo fosse questione accantonata almeno per un po’ ma è tornata a galla con la finanziaria e con il solito tam-tam di menzogne su internet (Facebook docet).

Il problema che affronto oggi è diverso: più che la questione dell’ICI – avendo già dimostrato che la Chiesa paga, e paga come un banco, direi che posso fermarmi qui – credo sia di interesse analizzare il problema della comunicazione e dell’attacco laicista al mondo del no profit.
Eh si, tutto il no profit, ovviamente: perché se il sistema viene modificato e la Chiesa paga le tasse su ciò che ora non è tassato – chiese, oratori, ospedali, case d’accoglienza – a collassare non sarà la Chiesa ma il sistema del volontariato, quella cosa che bene o male manda avanti il wellfare nazionale in periodo di crisi. Perché, signori miei, quando una famiglia non arriva a fine mese, dov’è che va a chiedere un chilo di pasta, tre euro per il pane o un aiuto per l’affitto?
Il rischio del gioco di questi anticlericali è che si ritrovino in mezzo al casino che essi stessi promuovono: oh, certamente non il rischio che corrono i fautori generali di queste iniziative di disinformazione, ovviamente. A rischiare seriamente sono tutti quelli che ripetono su Facebook concetti demagogici senza informarsi un minimo sulla questione, senza andare a leggere i testi di legge, senza approfondire l’argomento: tra costoro sicuramente ci sarà qualcuno che, mi spiace per lui, perderà il lavoro, sarà in difficoltà o avrà bisogno di un sostegno economico/sociale. Non è un augurio, intendiamoci: è un’asserzione in forza della statistica!
Spero per questo signore – e per tutti i poveri d’Italia, sempre troppi – che nulla delle sue follie sia poi realizzata (e sinceramente Monti sarà anche un capitalista, ma non è scemo). Nel malaugurato caso che lo fossero, capirà sulla sua pelle quanto è facile parlare e smontare una reputazione senza avere prove, e quanto doloroso possa essere per molti un cieco assalto d’ira insensata come questo.

In questi mesi in cui mi sto dedicando a fare comunicazione – di nuovo ma in veste diversa – un po’ mi vergogno di appartenere a una certa categoria: preferisco ritenermi “più corretto” di certi aulici e superiori colleghi, servi però di interessi di parte e, in quanto tali, al livello dello stesso Minzolingua che tutti detestano (a ragione, eh!).
Credo che il vice-direttore di Avvenire abbia scritto con le sue parole tutto quanto si potesse scrivere sull’argomento:

Chi dice il contrario mente sapendo di menti­re. E chi riaccende ciclicamente la campagna di mistificazione sull’«Ici non pagata» non lo fa per caso, ma perché intende creare confusio­ne e, nella confusione, colpire e sfregiare un doppio bersaglio: la Chiesa e l’intero mondo del non profit. Non sopportano l’idea che ci sia un «altro modo» di usare strumenti e beni. Vor­rebbero riuscire a tassare anche la solidarietà, facendo passare l’idea che sia un business, un losco affare, una vergogna. E vogliono farlo nel momento in cui la crisi fa più
male ai poveri, ai deboli, agli emarginati, alle persone comun­que in difficoltà. Sono militanti del Partito ra­dicale
e politicanti male ispirati e peggio in­tenzionati. Battono e ribattono sullo stesso fal­so tasto, convinti che così una menzogna di­venti verità. E purtroppo trovano anche eco. Ma una menzogna è solo una menzogna. È questa la «vergogna dell’Ici

Chiaro, conciso, efficace. Bravo Tarquinio.
Mi limito a monitorare questo fenomeno di disinformazione, confidando che l’Italia migliori in materia e riesca a uscire dal tunnel in cui Craxi e Berlusconi l’hanno gettata, con l’abile collaborazione altrui. Come mi auguro che riesca a contenere in via definitiva le iniziative laicistiche – e non laiche: il linguaggio ha sempre peso e valore – i Radicali e i loro scioperi della fame ci hanno portato l’aborto, mi auguro non peggiorino ancora la la situazione.

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Pubblicato da su 7 dicembre 2011 in Politica, Religione, Sproloqui

 

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Esenzioni & Documentazione


Grazie a un interessante post sul blog Il Quinto Postulato (ah ‘sti matematici… ma avercelo io il seguito che hanno loro!), che trattava come accade spesso in questi giorni di Chiesa & Esenzioni, è nata una serie di commenti incrociati che hanno condotto a evidenziare una carenza nella presentazione delle fonti sul mio blog!
Sia mai! Bloch e Casarino inorridirebbero.. a ragione! Può capitare di non citare correttamente le fonti ma uno storico deve lavorare per essere il più accurato possibile. Non l’ho fatto e mi scuso con il lettore casuale. Le scuse, tuttavia, servono a poco se non sono seguite da una riparazione: vi dedico, quindi, un post che mette in luce le fonti fin qui utilizzate o consultate dal sottoscritto – troverete molto più di quel che ho scritto io, ovviamente – in modo che possiate farvi un’idea indipendente sull’argomento che trattiamo. Ringraziate come faccio gli amici matematici: senza di loro, probabilmente, avrei taciuto questo passaggio metodologico.

Prima di elencarle, un breve prologo metodologico. tendo a fidarmi dei giornalisti, ma lo faccio con l’oculatezza dello storico alle prese con fonti ovviamente di parte. Mi auguro che, per buonsenso più che per probità, un giornalista non mente: semmai, non dice. Pubblicare falsità è un rischio troppo grosso, mentre non pubblicare tutto è solo moralmente discutibile… e altrettanto fuorviante, certo.
Perché questa specifica? Perché capita che le fonti non concordino. Benedette fonti… tuttavia, l’analisi metodologica ci consente di scoprire che quasi mai le affermazioni dirette sono in aperto contrasto e, più che altro, le divergenze sono sul detto/non detto. A rinforzare la teoria di sopra, ecco.
Rimangono fuori dal discorso le fonti “istituzionali”: i documenti ufficiali li prendo per buoni, perché a mentire su quelli… beh, se accadesse, il problema non sarebbe più la veridicità della fonte ma la sensatezza di tutta l’istituzione a monte. Il che non vuol dire, ovviamente, che non abbia fatto verifiche altrove – le fonti orali, però, restano sotto segreto. Citare persone senza il loro consenso non è nel mio stile. Le ho scelte per fiducia personale – comprovata negli anni – e, su di loro, dovrete fidarvi di me.

Veniamo ai dati:
Trasparenza dell’impiego dei fondi dell’8×1000 da parte della Chiesa cattolica italiana: I dati si trovano principalmente sul sito dedicato: www.8xmille.it. A questo link si trova il documento ufficiale con cui, come prevede la legge, l’ente beneficiario rendiconta i fondi e il loro uso.
Legge & esenzioni ICI: Il testo di riferimento è il D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, successivamente modificato in così tanti passaggi che neppure ve lo linko. Molto interessante, secondo me, è la circolare ministeriale del 2009 che spiega come applicare le ultime modifiche e chiarisce a caratteri cubitali che l’immobile esente deve essere destinato interamente all’attività non esclusivamente commerciale. Su quell’esclusivamente, già presente nel testo della legge, s’erano accese le fantasie più sfrenate dei laicisti, disposti a sostenere che bastasse inserire una cappella in un albergo (sic! per ricevere l’esenzione. Leggendo questa circolare, invece, si capisce che non è così. Occhio alle parole: parla di “attività non commerciale”: quel che conta, quindi, è l’attività prevalente! Poiché in un albergo con cappella l’attività prevalente è palesemente l’albergo (a meno che la “cappella” non sia S. Pietro…), l’esenzione della cappelle non conta.
A dirlo con paroloni altisonanti sono è Legge del 4 agosto 2006 n.° 248 che converte in legge il decreto del 2 dicembre 2005 n.° 248; il tutto dovuto a un’interpretazione della Cassazione che rischiava di estendere la definizione di commerciale a tutti quegli enti che chiedono una partecipazione economica alle spese… tipo i bar ARCI o le mense Caritas, per intenderci. Ovvio che servisse chiarire queste esenzioni.
Due testi fondamenti e contrapposti: La Questua (da Repubblica) e La Vera questua (da Avvenire). Il confronto di dati & fonti è impietoso. Leggerli entrambi con dati a fronte può dare soddisfazioni non da poco.

Da un bel giro di informazione, quindi, si evincono due elementi fondamentali:
– Buona parte degli organi d’informazione – di sinistra, perlopiù, e la cosa mi urta molto perché quella sinistra io vorrei votarla per abbattere lo Psiconano – ci dipingono le esenzioni in modo divegrente dalla realtà. Perlopiù si tacciono informazioni, come il fatto che la legge che istituisce le esenzioni non parla mai di Chiesa cattolica e che se si abolissero quelle esenzioni crollerebbe il volontariato italiano, con danni ben peggiori delle “mancante entrate”.
– Esiste indubbiamente una quota di evasione fiscale all’interno della Chiesa: quella quopta di evasione va combattuta come tale, non togliendo i privilegi che tali devono restare. Ma, probabilmente, l’evasione è connessa a una quota di corruzione che impedisce alle amministrazioni locali di fare chiarezza, perché non conviene loro.

Spero di essere stato esauriente: restano molti documenti non citati e molte fonti silenti, ovviamente. Credo, però, che partendo da questi si possa ricostruire adeguatamente un quadro generale che aiuti un eventuale interessato a fare chiarezza.

 
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Pubblicato da su 1 settembre 2011 in Politica, Sproloqui

 

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Imprecisioni e balzelli: come mentire per attaccare la Chiesa


La moda di questi ultimi giorni è quella di attaccare la Chiesa per le sue ricchezze e pretendere di tassarla per rinfoltire la manovra finanziarialacrime e sangue del Nano e di Tvemonti. L’idea di fondo che viene trasmessa da numerosi blog, giornalisti, post su social network, Tg è che la Chiesa italiana non paghi alcun tipo di tributo/imposta/tassa e, anzi, riceva ingiustamente fondi dallo Stato, drenando risorse che potrebbero essere usate meglio.
Come tutte le mode, si tratta di un sistema di superficiali osservazioni, spesso inesatte e imprecise, non approfondite, possibilmente demagogiche. Insomma, quello che si può sentire/leggere sull’argomento è spesso un cumulo di sciocchezze dovuto alla disinformazione o alla malafede (lascio giudicare a chi legge caso per caso, su questa materia).

Vediamo un po’ di portare un minimo di chiarezza su questa materia; vivendo dentro la Chiesa (in senso letterale ma non fisico) ho modo di vedere con i miei occhi alcune cose che molti “esperti” di questi giorni ignorano o trascurano volontariamente e che, se prese in considerazione, modificano completamente il panorama dipinto circa quest’argomento. Diamo però un’occhiata al cumulo di sciocchezze che si possono trovare in giro; sarà una carrellata veloce ma mi auguro sia incisiva…

– Il Vaticano non paga le tasse e ruba soldi all’Italia con l’8×1000: ok, questa è simpatica. Mi chiedo perché mai il Vaticano dovrebbe pagare le tasse all’Italia e non, per esempio, al Brasile. Città del Vaticano è uno stato sovrano, con relazioni diplomatiche, gestito dalla Santa Sede, non un’organizzazione con sede in Italia. L’Italia, dopotutto, non credo paghi le tasse alla Francia o alla Gran Bretagna (almeno, non mi risulta che versiamo l’ICI su Palazzo Madama a Sarkò!) quindi, davvero, perché il Vaticano dovrebbe darci i suoi soldi?
Questa è un’imprecisione dovuta all’ignoranza – o alla voluta confusione – che si incontra in materia: è facile non distinguere Vaticano e Chiesa quando li si vuole colpire perché cambiare rapidamente soggetto permette di cogliere il peggio da entrambi e di rivoltare la frittata quando opportuno (a chi scrive). Se non è disinformazione questa…

– La Chiesa riceve benefici iniqui sulle esenzioni dell’ICI: studiare storia mi ha insegnato qualcosa: non fare affermazioni importanti senza essere dovutamente documentato. Chi parla di esenzioni della Chiesa e propone di cancellarla pare non adottare la stessa linea.
La legge che istituisce l’ICI – con successive, numerossime, modifiche – specifica chi e cosa non è soggetto al pagamento di quest’imposta. La Chiesa, in questo provvedimento, non è citata. Si dice, però, che sono esenti “fabbricati posseduti da enti non commerciali e destinati esclusivamente ad attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive” (mi sento in diritto di non tenere conto della manciata di strutture citate dai Patti Lateranensi, visto che in fin dei conti sono strutture che godono dell’extraterritorialità, come le ambasciate).
Appare ovvio che la Chiesa rientri nella categoria di “ente non commerciale”: sfido qualcuno a dimostrare che la Chiesa sia un ente commerciale. In caso ci riesca, vorrei anche i dividendi per la mia chiara adesione all’associazione. Insomma, la Chiesa non paga l’ICI come non la pagano tutte le altre strutture religiose, assistenziali, di volontariato, etc: a me sembra una norma sacrosanta, segno di democrazia e di maturità del paese. Pensate cosa accadrebbe se da domani tutte le ONLUS e tutti gli agenti del c.d. Terzo Settore pagassero l’ICI: entro sei mesi il paese sarebbe in condizioni disastrose… e la coalizione di governo che avesse questa brillante idea sparirebbe dal panorama politico per un paio di secoli (meritatamente, eh!).
Ora è chiaro come funziona l’ICI?

– La Chiesa non paga l’ICI neppure sulle sue attività commerciali: questa è palesemente falsa. La legge – che mi sono andato a leggere – non accenna a nulla del genere. Mi informerò con il mio parroco nei prossimi giorni ma non vedo perché mai dovrebbe accadere ciò; se localmente accade, è perché ci sono irregolarità e illegalità locali, sia da parte dei gestori ecclesiastici, sia da parte delle amministrazioni locali (colluse e in cerca di voti). Diocesi ed enti locali collaborano attivamente per tenere aggiornati i dati riguardo a cosa è commerciale e cosa no… e dove non accade, è giusto colpire con la dura mannaia che si deve usare contro gli evasori e i corrotti. Non credo serva neppure andare oltre, penso siano idee che tutti i cristiani condividono.

– La Chiesa aggira la definizione di “attività commerciale” per non pagare: si narra di fantomatici monasteri divenuti alberghi a cinque stelle ma che, in quanto monasteri, sono esenti da ICI e altri balzelli. Ora, in molti casi si tratta di beni ceduti dalla Chiesa – previo regolare pagamento – a privati: il che vuol dire che non sono più materia della Chiesa. Cosa accada lì è una questione tra proprietario, enti locali e Guardia di Finanza.
In altri casi si tratta di monasteri con annessa foresteria, utilizzata da chi vuole condividere alcuni giorni di vita monastica con le comunità locali (l’ho fatto anch’io più volte). I prezzi sono evidentemente risibili, trattabili (non conosco monasteri che rifiutino i poveri…) e la qualità dell’accoglienza è quantomeno ridotta rispetto al cinque stelle. Spezzo una lancia a favore del cibo e delle bevande: i monaci di solito cucinano davvero bene – molto meglio che in numerosi alberghi stellati – e non si fanno mancare bevande con cui accompagnare il desco! Ma paragonare una cella monastica a una camera con idromassaggio è osare un po’ troppo…
La Palla sarà contenta di sapere che nell’elenco dei monasteri “malvagi” – secondo Curzio Maltese – c’è anche Camaldoli, meta di “turismo intellettuale” di lusso. Da quanto mi ha raccontato lei non mi sembrava che a Camaldoli vivessero nel lusso, ma approfondirò, ok?

– L’8×1000 è condannato anche dall’UE come aiuto illecito: vero è che ci sono state tre procedure d’infrazione al riguardo. Verissimo anche che due sono state chiuse. La terza è stata avviata dopo le prime due chiusure da una socialista spagnola, nota per la sua anticlericalità, quindi affidabile e obbiettiva come un’opinione calcistica di Moratti o un parere legale di Ghedini.
in pratica, l’UE ha indagato sull’argomento e, fino a ora, non ha trovato comportamenti illeciti o ingiusti in materia, da parte dell’Italia: l’8×1000 è equamente diviso in base alla scelta dei cittadini e va bene così.

La Chiesa prende tutti i soldi di chi non sceglie, invece dovrebbero andare allo Stato: qui torniamo all’ignoranza. In primo luogo, non si firma per il proprio 8×1000 ma per quello di tutti: la firma di un operaio vale quanto quella di un avvocato parlamentare e i fondi sono distribuiti proporzionalmente a quante firme ogni indirizzo riceve. Firma circa il 40% dei contribuenti italiani – pochi, si direbbe – ma qui c’è il trucco: non tutti sono tenuti a dichiarare (i redditi bassi, io per esempio, non sono obbligati) e questo abbassa il dato. Se facciamo il conto su quanti firmano tra chi ha diritto, il dato sorpassa in fretta il 60%.
La Chiesa riceve circa il 75% delle “preferenze” e porta a casa proporzionale quantità di denaro: perché i soldi non sono divisi tenendo conto di chi non firma e quelli di troppo non finiscono allo stato? Due i motivi: sarebbe un po’ stupido, un po’ come dire che se alle elezioni l’affluenza è dell’80% si elegge solo l’80% dei parlamentari; lo Stato figura già tra i possibili beneficiari del provvedimento, quindi non può tenersi i soldi anche di chi non sceglie, sarebbe un’infrazione… quella si, punibile dell’UE!

Mi sto dilungando troppo… penso che per oggi mi fermerò qui. Ci sarebbero molti altri passaggi da sottolineare ma penso che questi siano decisamente interessanti e indicativi.
La Chiesa commette errori, questo è certo: non voglio passare il messaggio dell’infallibilità dell’istituzione temporale, ci mancherebbe. Sbaglia e, quando lo fa, deve essere richiamata e legalmente punita come tutti. Ci tengo però a ricordare che parlare a vanvera non porta da nessuna parte e direi che su questo argomento in molti parlano a vanvera. Sull’esenzione dall’ICI e sull’8×1000 c’è un’ignoranza, un pressapochismo e una demagogia che fanno invidia alle manipolazioni mediatiche del Nano governante: l’odio anticlericale è ben radicato, violento e insensato, perché colpisce ingiustamente e senza pensare, come ogni odio. Mi preoccupa davvero, questo, perché fa presagire tempi duri per la nostra fede. A Madrid abbiamo visto ragazzi detestati, odiati, insultati e derisi per il loro essere cristiano: se qualcuno avesse dimostrato allo stesso modo contro un Gay Pride sarebbero iniziate invettive compatte da parte di tutti, ma attaccare la fede è lecito e giusto, secondo alcuni. Questa democrazia asimmetrica e questa libertà iniqua mi preoccupano davvero: ma sopporteremo e lotteremo, certi della nostra fede in Cristo. Spero non da soli: mi auguro che chi si accende per garantire i diritti di manifestazione e di libera espressione ai gay, ai sindacati, ai musulmani si ricordi che anche noi siamo cittadini ed esseri umani con eguali diritti.

E buona domenica a tutti!

 
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Pubblicato da su 21 agosto 2011 in Politica, Sproloqui

 

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