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Diritti, costi, benefici… e sogni!


Sono cresciuto pensando che i diritti dovessero essere gratis; dopotutto, un diritto a pagamento cessa di essere diritto, secondo me, e diventa bene superfluo.
Lo scontro con la realtà può essere traumatico – in qualche misura lo è sempre – ma di solito si sopravvive; moltissimi, però, si disilludono. Dal mio canto, invece, è rimasta la pervicacia e la testardaggine del sognatore, di colui che ai diritti ci tiene davvero. E che non si lascia abbindolare senza lottare.
Poi ci si sente soli, capita a tutti; guardandosi attorno si osservano amici, persone con le quali si pensa di condividere opinioni e spunti, cedere al duro mondo esterno e scendere a patti con un sistema che nessuno di noi apprezzava davvero. Una storia che ricorda un po’ una canzone di Gino Paoli, lo so, ma credo che, bene o male, in molti l’abbiano vissuta.

Stasera sono stato felice di sentire Gino Strada parlare di sanità pubblica; mi ha donato un sospiro di sollievo non da poco, devo ammetterlo. Strada ha ribadito con il buonsenso che lo contraddistingue la necessità di confermare e potenziare il sistema sanitario nazionale e l’urgenza di renderlo realmente gratuito. Per tutti. Ed eccellente.
Ha parlato di sprechi e di qualità, ha parlato di Emergency come modello esportabile – a basso costo – e l’ha fatto con la competenza del tecnico e con la passione del sognatore. Di quasi tre ore di programma made in Santoro, le parole di Strada, abbastanza laterali sull’argomento principale della trasmissione, sono quelle che mi hanno colpito davvero. Hanno centrato nel segno.

Il motivo è da trovarsi nell’autorevolezza della voce. Non è stato un proclama politico di un demagogo sinistroide (Vendola?) o di un marxista fuori dal mondo reale, ancora convinto che teorie economiche ottocentesche che provano a prevedere la storia siano attuabili e realizzabili. Gino Strada ha parlato armandosi di buonsenso e di competenza, sicuro sull’argomento perché lo conosce e perché ha messo in pratica in prima persona quel che predica. E nessun marxista può dire altrettanto – per fortuna.
Allora, se anche una persona di buonsenso, una persona pienamente ancorata nella nostra realtà e nel contesto, che opera in giro per il mondo da decenni, coltiva sogni come quelli di questo misero trentenne di provincia, c’è speranza. E non si tratta di una speranza politica, ideologica o teorica: si tratta di un approccio realistico, praticabile e perseguibile. Una strada su cui incamminarci e che ha tutte le caratteristiche della via reale.

Non voglio soffermarmi su Strada e sulla sanità – gratuita – perché non è l’argomento del post; voglio piuttosto vertere sulla necessità di sognare e di pensare a come cambiare davvero il mondo.
A piccoli passi. Con buonsenso/senso comune (criticato). Senza un’utopia finale.
Diamo tutto lo spazio a Popper, se lo merita; ma diamo anche spazio ai sogni e alla voglia di realizzare questi sogni. Non dobbiamo essere indignati dalla realtà, ha detto don Ciotti, ma infuriati. E dobbiamo voler cambiare questa realtà, in meglio. Per tutti.
Molto scout tutto questo, perché si tratta veramente di lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato. E allora facciamolo, invece di lamentarci del governo, dei politici, del sistema. Piantiamola di cedere e facciamo avanti le proposte che veramente ci stanno a cuore. Piuttosto litighiamo, ma eliminiamo il silenzio.

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Pubblicato da su 23 dicembre 2011 in Politica, Sproloqui, Teoria

 

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Moggi & Monti


Monti sarà presto nominato Presidente del Consiglio dal buon Napolitano.
Moggi condannato per i fatti di Calciopoli 2006.

Il collegamento sottile è di pura contrapposizione: ammesso che Moggi sia colpevole dei reati a lui ascritti, in proporzione avrebbe dovuto essere nominato presidente della FIGC, se si fosse seguita la stessa filosofia adottata dal Presidente della Repubblica per la scelta del successore dello Psiconano.
Se vogliamo trovare delle colpe per l’attuale crisi, infatti, non possiamo che frugare nel sistema economico, tra le banche, tra i liberali, tra gli economisti. Monti è uno dei maggiori signori di questo sistema malato che viene chiamato “capitalismo” ma che, a tutti gli effetti, è una forma di schiavismo e sfruttamento del 95% della popolazione mondiale, a vantaggio di un’esigua minoranza di signori e padroni che sul capitalismo si arricchiscono e costruiscono le loro fortune. Nominare Monti alla guida di un governo incaricato di risolvere la situazione di crisi è analogo a mandare Moggi a presiedere la FIGC nel bel mezzo di Calciopoli. Altro che lupo a guardia del pollaio.

Non è che Monti mi sia antipatico a prescindere, anzi: lo ritengo eccellente nel suo campo, probabilmente è anche una brava persona. A essere indigeribile è la politica economica che prevedibilmente proporrà al parlamento e propinerà a noi poveri mortali. Trovo che questo, più che risolvere i problemi veri e propri, trascinerà oltre la crisi i soliti difetti di un sistema che, ormai, è inadatto a gestire un pianeta. Quantomeno senza portarlo sull’orlo di un conflitto veramente globale e decisamente pericoloso. Il liberismo – il liberismo che ci propinano oggi, quantomeno – è la risposta sbagliata, è la risposta peggiore che si possa trovare alle necessità di equità e uguaglianza che tanti avvertono.
Vedremo e valuteremo una volta che sarà davvero al governo – se ci sarà. Ma non mi aspetto veramente nulla di buono da un governo tecnico a guida liberale: per un paese che ha bisogno di prelevare da imprese e, soprattutto, imprenditori, per garantire un wellfare e un futuro agli strati sociali più deboli, un paese che chiede una profonda revisione del mercato del lavoro che dia maggiori garanzie ai lavoratori e maggiori rischi a chi già è pieno di soli, un paese che necessita di un refit assoluto del sistema formativo, dell’istruzione, della ricerca… non è il liberismo la risposta adatta.
Le riforme che intendono farci subire non sono affatto l’unica via di uscita da questa crisi: sono l’unico sistema, semmai, che l’attuale struttura economica mondiale può tollerare per preservarsi. Ma questo sistema economico si è condotto sull’orlo dell’autodistruzione, forse oltre, e ora intende farci pagare i suoi errori per restare a galla.

A sentire Servizio Pubblico di questa sera i miei dubbi si confermano: non sono il solo a vedere un enorme problema per tutti noi con un governo Monti. Sinceramente il debito pubblico è solo un sintomo da curare, non il vero problema. La malattia è la disuguaglianza sociale, l’impossibilità di una società realmente aperta e libera per tutti.
Mi sto trasformando in un liberista alla Popper: credo anch’io, realtà alla mano, che una società libera si raggiunga solo lasciando all’individuo il compito di impegnarsi e alla società/lo stato il compito di impedire che l’impegno di uno ostruisca o danneggi un altro, anche indirettamente, anche con l’inazione. Lo stato, quindi, porta equilibrio ed uguaglianza con il suo lavoro.
Speriamo. Preghiamo. Preghiamo perché, purtroppo, non possiamo fare altro. E questa è democrazia…

Come ha appena detto Travaglio: “continuiamo ad affidare la soluzione dei problemi a quelli che li hanno creati?”.

 
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Pubblicato da su 10 novembre 2011 in Politica

 

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TV democratica: il canone è mio ma (per fortuna) non decido io.


Santoro non mi è troppo simpatico; lo trovo spesso eccessivo e francamente troppo invadente verso chi non la pensa come lui. Tende troppo spesso a interrompere, più che a condurre.
Resta il fatto – dato di fatto non discutibile – che faccia veramente bene il suo mestiere e che il pubblico lo apprezzi. Gli ascolti sono matematica e, come si sa, è difficile che la matematica menta.
L’ultima puntata di Annozero ha avuto un seguito decisamente importante e ascolti che fanno svanire ogni altro programma d’informazione politica (talk show che dir si voglia): si parla di oltre il 33% di share e di circa 8 milioni di punta massima… numeri che dovrebbero far pensare.
La Rai può davvero liberarsi di Santoro, economicamente parlando, o ha ragione Bersani nel fare il paragone calcistico con la gestione-Garrone della Sampdoria? Credo che al riguardo i numeri dicano tutto.

Eppure i numeri non sono tutto: nel campo dell’informazione – ma non solo – l’etica ha una priorità sul guadagno. Vorrei fosse davvero così e lo fosse per tutti in ogni campo.
Ieri sera Castelli ha detto che Travaglio è di parte e fazioso. Premesso che non trovo Travaglio fazioso bensì di parte, cioè ha una posizione chiara, limpida, mai nascosta e sempre predicata, comunque educata e mai vile o subdola, il che non può che essere bene per uno che fa l’opinionista politico; secondo Castelli questo dovrebbe escluderlo dalla Rai in ragione del canone che tutti i cittadini italiani in possesso di sistemi di ricezione dovrebbero pagare.Infatti, poiché è di parte e quindi non corrisponde ai gusti di tutti gli utenti del servizio, dovrebbe andarsene.
Io spero che Castelli dicesse questa cosa sapendo che si tratta di un ragionamento privo di sensi; forse ripongo troppa fiducia nell’intelligenza di una persona che appartiene a un partito che crede nell’esistenza di nazioni fantasy (Cfr. Padania) ma oggi voglio essere quantomeno buono con lui.
Il (falso) sillogismo di Castelli è il seguente:

1) Travaglio è di parte, ovvero incarna posizioni parziali
2) La Rai è un servizio pubblico, quindi di tutti

–> Travaglio non può far parte di un servizio pubblico perché non può piacere a tutti, in quanto di parte.

Ora, il sillogismo ha una sua coerenza interna anche se manca di eleganza e di efficacia. Possiamo smontarlo per assurdo… o, quantomeno, ridurlo a un sillogismo formalmente corretto ma privo di vera valenza perché porta a conclusioni paradossali o sgradite al suo stesso autore.
Direi che da questo pensiero, infatti, discendono due possibili conclusioni (una delle quali disponibile in due versioni):
a,1) (versione Hard) La Rai, in quanto servizio pubblico, deve offrire solo prodotti che piacciano a tutti: un qualsiasi prodotto che non sia gradito anche a un solo utente deve essere rimosso dalla Rai proprio in virtù della natura pubblica della Rai. Ciao ciao X-factor, ma voglio vederlo un programma che piaccia a tutti e che non trovi un solo detrattore…
a,2) (versione soft) Come sopra, ma limitato alla sola informazione d’opinione, soprattutto politica. Minzolini, Vespa, Ferrara e Sgarbi quand’è che levano le tende dalla TV pubblica?
b) La Rai è un servizio pubblico: non potendo ogni frammento di questo servizio accontentare tutti, è importante che la programmazione sia estremamente varia, per quanto sempre professionale.

Direi che le prime due opzioni ridurrebbero la TV pubblica al nulla o a una noia mortale; insomma, niente che sia anche lontanamente capace di compiere il suo dovere di servizio pubblico.

Io credo che in un servizio pubblico non solo ci sia spazio per voci di parte ma anche che queste voci siano essenziali per la fruibilità di tale servizio. L’Italia non è un paese compatto, ciascuno la pensa a modo suo e questo dovrebbe essere per noi una grande forza; è dal confronto di idee diverse che si origina la crescita. Inoltre proprio ascoltando pareri differenti e contrastanti è possibile originarsi un’idea propria e indipendente, nata dalla critica dei dati e delle idee altrui. Insomma, un bel lavoro di metodo direbbe Bloch (o Popper).
Per questo non vedo che male ci sia nell’avere in Rai Travaglio, Santoro o Vespa: già potrei criticare di più Minzolini, non perché ha idee particolari ma per l’uso criminoso che fa della sua posizione. Un telegiornale dovrebbe fornire notizie: l’esistenza di un referendum, che si sia per il No o per il Si, non è notizia da nascondere per fare un favore al capo. Un conto è la posizione politica, un conto il servilismo, un altro il raggiro all’utenza. Etica professionale credo si chiami.
Torniamo però al tema principale: la Rai è un servizio pubblico e deve dare strumenti equi, quindi plurali. Questo non può portare però a programmi di informazione asettica; in primo luogo perché è impossibile comunicare senza trasmettere qualcosa in più della singola informazione, in secondo luogo perché farlo significherebbe appiattire l’offerta, annullare lo spirito critico.
L’opinione altrui è fondamentale nella formazione dell’opinione propria: fondamentale è non essere proni nella ricezione di tale opinione, anzi, criticarla e ascoltare opinioni diversificate. Ma è compito della Rai lasciare spazio a tutte queste opinioni diversificate. Proprio perché Pubblica.
Proprio perché la pago anch’io, deve esprimere palinsesti tali che tutti possano trovare al loro interno qualcosa che li stimoli, li soddisfi e faccia loro sentire la Rai come qualcosa di nazionale, pubblico.
Santoro fa questo per me; per Castelli, forse, lo fa Vespa. Per qualcun altro lo fa NCIS, X-Factor o Minzolini.
Non vedo il problema. Davvero.

Credo, in effetti, non ci sia alcun problema e sia solo un pretesto da parte del centro destra di liberarsi di personaggi scomodi: Fazio, Travaglio, Santoro, la Dandini, Saviano, la Gabanelli. Gente che fa audience ma anche non prona ai desideri del Leader Maximo di Hardcore, gente che pensa, gente che – destra, sinistra e centro, li si trova tutti – ha diritto e, anzi, dovere di parlare. Ancor più nel servizio pubblico: un privato non è tenuto alla massima pluralità, il servizio pubblico si.
In Italia, tuttavia, sappiamo come va a finire. Biagi, uno dei migliori giornalisti della storia della Rai, è stato accantonato perché non piaceva a Berlusconi. Questo lo ritengo non solo sbagliato ma decisamente vergognoso e disgustoso: provo disgusto per una struttura pubblica che si adegua a provvedimenti del genere, vere e proprie epurazioni politiche. Fortunatamente la presenza di La7 ha cambiato le carte in tavola: Santoro forse non farà 8 milioni di spettatori su La7 ma ne facesse anche solo 5 sarebbe un vero tracollo per la Rai, un aggravarsi di un deficit che tocca tutti noi proprio perché la Rai è di tutti. Non voglio che i miei soldi siano buttati per sostenere programmi che non hanno spettatori, soprattutto se l’azienda (pubblica) sperpera le sue risorse lasciando andare i veri cavalli di razza, coloro che a questo deficit possono porre rimedio. Santoro ieri sera ha detto che i programmi invendibili li paga tutti Annozero: ha ragione. Annozero costa, tutto compreso, molto meno di quanto incassa in pubblicità, per non parlare dell’immagine. Un vero affare per chiunque possa permettersi – o abbia la fortuna – di mandarlo in onda.
Che ci si faccia un pensiero… e che riflettano coloro che chiedono l’epurazione ma sono pronti a trattenere Vespa & Minzolini. O fuori tutti, e TV di stato morta, o dentro tutti, e viva il pluralismo.


A chiudere, vorrei ricordare che il comportamento di Castelli e Brunetta, che praticamente hanno incitato all’evasione fiscale, è qualcosa di assurdo e degno di una repubblica delle banane. Si tratta di un ministro e un vice ministro attualmente in carica; in paesi civili – veramente civili – dichiarazioni del genere comportano dimissioni, denunce e ostracismo. In Italia comportano il plauso del loro leader nonché Presidente del Consiglio. Una farsa di democrazia, una democrazia farsa.
Poi non venite a dirmi che non ve l’avevo detto.

 
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Pubblicato da su 10 giugno 2011 in Politica, Sproloqui

 

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