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Archivio dell'autore: Andrea

Radicare la scelta – 1


Quello che segue è un testo di intenti, quasi un programma politico; era stato pensato con scopi diversi dalla pubblicazione su un blog e, anche se revisionato, presenta caratteristiche molto peculiari. Vuole spiegare il motivo di alcune mie scelte di partecipazione sociale e il radicarsi in me di alcune posizioni, da altri fortemente strumentalizzate per scopi di tornaconto personale.
A mesi di distanza dagli eventi scatenanti, frammentandolo in più pubblicazioni a causa della dimensione, ne rendo pubblica una versione epurata dal contesto, ma ugualmente valida per le scelte di partecipazione. politica-social-network-twitter

Radicare la scelta di partecipazione alla vita politica è compito delle parole e delle azioni di ciascuno. Azioni, scelte e parole chiedono, però, una solidità che solo un testo scritto può conferire; queste parole vogliono chiarire i fondamenti di un impegno e i suoi confini, rivolgendosi a chi ha condiviso questi anni di attività nella ricchezza delle differenze e del confronto costruttivo, nella consapevolezza che solo questa è la strada per un reale cambiamento, nonostante le comprovate difficoltà, gli incidenti e gli insensati inganni che hanno inevitabilmente segnato tutto il periodo.

I testi hanno una loro dimensione e un loro scopo: questa è una dichiarazione di fondamentali […]. Se è vero che ciascuna comunità ha delle caratteristiche di autocostituzione, le parole e i concetti narrati nelle prossime pagine intendono porre la domanda circa la convergenza dei cammini politici di estrazioni differenti, mantenendo come riferimento non la provenienza, ma la consonanza delle destinazioni a medio termine.

Confessando pubblicamente un credo politico, pro-pongo a tutti noi una domanda fondante per la comunità […]: i punti fissi, le motivazioni, i pilastri della scelta sono garanti credibili di una strada insieme? Le spinte a una scelta di appartenenza politica – le spinte personali – costituiscono parte del bacino comune al quale attingiamo nel definire la nostra identità di gruppo? Non essendo una domanda alla quale il singolo possa trovare risposta, l’indirizzo non può che destinarci a una riflessione comune che a tutti sottopongo e per tutti, io credo, può essere costruttiva e arricchente.

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Pubblicato da su 17 gennaio 2016 in Diari, Politica, Teoria

 

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CasaPound mi scrive: la testa e la pancia della politica


casapoundCasaPund Genova mi ha inviato questa mattina un comunicato stampa; succede spesso, quando la propria mail è presente nelle pagine della redazione di un quotidiano web genovese. L’argomento del furente e preoccupato testo dell’associazione di promozione sociale (sic!) è il possibile stanziamento di cinquanta immigrati nel quartiere genovese di Quezzi, “una zona con una già alta percentuale di stranieri”. 

Del comunicato mi hanno stupito due cose: la pacatezza dei toni – la “banalità del male”, se mi si permette il paragone non troppo azzardato – e la totale inconsistenza delle argomentazioni proposte dai simpatizzanti della destra radicale.

Alcuni passaggi logici, più spaventosi che razionali, non riportano alcun dato neutro che possa avvalorarli: “basta vedere come il tasso di criminalità aumenti ovunque aumenti la presenza di immigrati” è una frase di chiaro effetto, facilmente confermabile a pelle e almeno altrettanto difficile da arrestare, perché parla alla pancia e non alla razionalità. Le decisioni, invece, bisognerebbe prenderle con la testa.

I fatti, invece, raccontano spesso realtà diverse rispetto ai cronisti della paura: come non è vero che in Italia si muore spesso di parto – cinquanta casi l’anno sono tragedie enormi su chi le vive, ma sono una casualità per la scienza medica – e come non è vero che esistono evidenze scientifiche sull’autismo legato ai vaccini, così le affermazioni di CasaPound andrebbero avvallate da qualche dato o riferimento neutrale. Anche in un comunicato stampa (qualcuno l’ho scritto anch’io).

La forza dei populismi è proprio questa: parlano per schemi e “chiare evidenze”, cavalcando le opinioni intuitive e le apparenze, puntando sul generale disinteresse umano verso l’approfondimento. La paura del diverso è un meccanismo antropologico noto, ma non ha ragione di governo nella società moderna; possiamo iniziare a usare la ragione prima dell’istinto e agire secondo criteri un po’ diversi, come quello dell’accoglienza.

Però, di fronte a persone che agiscono per “ribadire che la priorità, in Italia, devono essere gli Italiani”, ogni razionalità è disarmata: come si può discutere con persone che categorizzano gli esseri umani in base a foglietti di carta arbitrari quali sono le cittadinanze, dimenticandosi così che tutti siamo esseri umani e tutti abbiamo uguale diritto di esistenza e felicità su questo pianeta e nel mondo?

Sono italiano, ma la priorità sono le persone che soffrono: credo che solo pensando così si possa uscire dai molti problemi che ci affliggono. Non è la nazionalità a smuovermi, ma il dolore umano e quello esiste al di là di ogni differenza che possiamo percepire noi. Nel dolore e nella disperazione siamo tutti uguali, così come dovremmo esserlo davanti alla legge: ben venga punire, secondo giustizia, i cittadini stranieri che delinquono, ma la medesima pena e il medesimo sdegno esistono anche per gli italiani. Essere forestieri non deve più essere cagione di colpa alcuna.

 
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Pubblicato da su 13 gennaio 2016 in Politica

 

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La ragionevolezza del Male (in Grecia, in Europa, ieri, oggi e domani)


Alexis Tripras

Alexis Tripras

Non c’è casualità nel comportamento spietatamente capitalista dell’Unione europea di questi mesi, ma un piano preordinato, che affonda le sue radici nei preamboli e nelle preparazioni alla crisi globale. Ciò a cui stiamo assistendo in Grecia è solo un tassello del racconto, intessuto dalla Troika – Bce, Fmi, Commissione europea – attorno al sistema per preservarlo, una rete di salvataggio per il neoliberismo in cui l’intera Unione è immersa, addirittura sul quale si fonda l’idea che costoro hanno dell’Europa. 

SALVARE LE BANCHE. In questi giorni il sistema si sta difendendo: quello greco è un vero assalto, un tentativo di dare “scacco matto” all’Unione che difende e salva le banche anziché difendere e salvare i cittadini più poveri. In fin dei conti, a volerlo riassumere davvero in poche parole, il dilemma è proprio questo.
Se da una parte una minoranza accumula sempre più ricchezza, dall’altra la maggioranza della popolazione soffre un po’ di più, con settori sociali realmente in ginocchio e disperati. Le soluzioni proposte si appoggiano sul convincimento comune che, dopotutto, potrebbe andare peggio e che queste scelte, fatte sulla loro pelle, siano il male minore.

AUSTERITY. Dietro a un comodo anglicismo è stata nascosta una pratica al limite del disumano, che ha fatto ricadere sui cittadini una crisi causata da una finanza arrivista e deresponsabilizzata; i tagli alla spesa hanno così riguardato perlopiù le persone più deboli, i comuni cittadini dal reddito medio e basso, senza toccare privilegi e ricchi. Il succo del liberismo, lo stesso che caratterizza il “sogno americano”, ha invaso, contagiato e devastato l’Europa, convincendoci che il pareggio di bilancio fosse qualcosa di buono, un parametro reale per prendere le decisioni, dimenticandosi che persone sono anche coloro che non hanno avuto successo e non guadagnano stipendi a sei zeri.

RAGIONEVOLEZZA. Nasce così la ragionevolezza di Mario Monti e del “Salvaitalia”, i cui effetti – potenziati – vediamo oggi all’opera in Grecia. A differenza nostra, però, la Grecia ha dato una risposta: Alexis Tsipras e Syriza. Mentre l’Italia ha dato continuità all’opera bancaria e finanziaria di Monti, spolverandola con la giovanile esuberanza di Matteo Renzi, i cittadini ellenici hanno dato fiducia a un progetto alternativo al capitalismo sfrenato, capace di tutelare i deboli senza per forza passare da una rivoluzione sovietica (lo spettro ancora oggi agitato con una certa ignoranza) e, soprattutto, perfettamente in grado di rispondere ai problemi sociali ed economici, tanto più quanto più venisse adottato da un buon numero di paesi dell’Unione.

CONTRO IL MALE. Per tutti questi motivi, non possiamo tacere di fronte allo scempio della nostra terra europea: c’è modo di cambiare il modo in cui facciamo le code, ma dobbiamo comprendere i danni della cura proposta. Ben più che “effetti collaterali”, l’indebolimento delle persone, la loro dipendenza dal “padrone borghese”, la distruzione delle contrattazioni collettive e del sistema scolastico, l’abbattimento del welfare, sono l’obiettivo che la Troika, controllata da interessi bancari e finanziari, si è prefissata. Scegliamo insieme ai greci, scegliamo di dare la priorità alle persone e non al denaro.

 
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Pubblicato da su 3 luglio 2015 in Politica

 

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Ti abbiamo aspettato a lungo: benvenuto Francesco


Jorge Mario Bergoglio era “the road not taken” del 2005 ed era l’inconfessabile speranza di chi pregava per un papato che svoltasse rispetto ad alcuni comportamenti della Chiesa. Inconfessabile e inconfessata, perché io stesso – pur annoverandolo tra i papabili – lo definivo “ormai troppo anziano” per essere eletto al Soglio pontificio. Puntai su di lui otto anni fa ma, come tutti sappiamo e come tutti prevedevano, uscì Ratzinger.
Ieri abbiamo svoltato.

Ieri sera mi sono veramente commosso. Ancora oggi, rivedendo le immagini, quasi le lacrime sgorgavano sulle parole di Tauran e, poi, su quelle più semplici e diretta di Francesco.
Ho colto il miracolo che era avvenuto quando il protodiacono ha detto “Georgium Marium”: poteva essere solo Bergoglio. Un brivido ha attraversato la mia schiena, un sorriso, lo sguardo stupito. E un sussurro: “Bergoglio. Hanno eletto Bergoglio”. Non lo credevo possibile, non stando a tutto quanto si era sentito e a quanto credevo potesse accadere in Conclave, con ben altri nomi schierati tra i favoriti. Eppure, qualcosa là è accaduto e la mia commozione era vera e reale, prima ancora di conoscere davvero questo papa, solo sulla scorta di quanto negli anni avevo letto su di lui. Quando al nome e al cognome s’è aggiunto anche il nome pontificale, quasi stavo davvero piangendo. Francesco. Il santo di Assisi, una dichiarazione programmatica di povertà, semplicità e apostolato che sembrava impossibile: auspicata, certo, ma non possibile.

L’immensità della serata è stata chiara quando Jorge Mario Bergoglio, papa Francesco, si è affacciato sulla piazza. Ha colpito la sua semplicità, già dall’abito: niente orpelli, il semplice abito bianco, la stola usata solo per la benedizione. Ha colpito quel silenzio di preghiera chiesto alla piazza e, più ancora, quel silenzio che la piazza ha regalato al Papa, pregando per lui. Hanno colpito come macigni le parole del vescovo di Roma, questo concentrarsi sulla preghiera e sull’incarico di pastore della sua gente. Sul camminare insieme, noi e lui: questo è un invito che noi tutti possiamo accogliere, da cristiani.

Non è giornata per analizzare questo pontificato che inizia e per scrutare nel passato di Bergoglio prete, vescovo e cardinale per capire il futuro. Abbiamo un pastore nuovo e sta lanciando segni splendidi, questo basti. Cammineremo con lui, pronti a sostenerlo quando ne avrà bisogno e pronti a dirgli la nostra opinione se servirà, anche a non concordare con lui dove sarà necessario.

Ora devo solo dire una cosa a papa Bergoglio: “non deluderci”. C’è una Chiesa da ricostruire, siamo pronti a lavorare.
Andiamo.

 
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Pubblicato da su 14 marzo 2013 in Diari, Religione

 

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L’analisi del voto: c’è una richiesta precisa


A chi dice che la moderazione e lo “spostamento verso il centro” del Pd sarebbe stata una soluzione per il tracollo elettorale, abracciando magari il renzismo e, di fatto, il montismo, consiglio un’occhiata ai fatti.

Ecco la “sezione welfare” del programma vincitore delle elezioni:
– Garantire l’accesso alle prestazioni essenziali del Servizio Sanitario Nazionale universale e gratuito
– Ticket proporzionali al reddito per le prestazioni non essenziali
– Proibire gli incentivi economici agli informatori “SCIENTIFICI” sulle vendite dei farmaci
– Separare le carriere dei medici pubblici e privati, non consentire a un medico che lavora in strutture pubbliche di operare nel privato
– Incentivazione della permanenza dei medici nel pubblico, legandola al merito con tetti massimi alle tariffe richieste in sede privata

Se questo è un programma moderato, io sono Bush Jr.
La sinistra ha perso perché non ha dato queste risposte all’elettorato. Il resto sono letture faziose ohttps://i2.wp.com/farm9.staticflickr.com/8037/8067477914_f4e7eeee4d.jpgincompetenti perché si scontrano con questi dati di fatto, con il voto degli italiani. Il voto moderato in Italia è stato sepolto sotto un cumulo di volontà di riforma. Parliamo del 10% scarso raccolto da Monti e delle briciole di Giannino, oltre che del Pdl, se vogliamo metterlo nel mezzo (ma Fratelli d’Italia, destra sociale, la pensa più come Grillo che come Monti). Dall’altra parte c’è tutto il grillismo e una buona parte del voto Pd, più tutto l’elettorato Sel e Rc. Più della metà del paese, la maggioranza assoluta degli italiani. Da quanto non c’erano indicazioni così chiare della volontà popolare?
Diamoci una svegliata, sinistra: tetti massime alle tariffe private, capiamoci! Praticamente la morte del capitalismo e del liberismo. L’Italia ha votato per mettere delle regole più ferrei ai privati nella sanità… rendiamocene conto invece di sognare libertà astruse che portano a gravi ingiustizie reali
Non vedere che il paese chiede una svolta verso una società più equa è come non vedere la mucca nel corridoio. Mentre ti calpesta.

 
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Pubblicato da su 28 febbraio 2013 in Politica, Sproloqui, Teoria

 

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La sinistra al bivio: il domani non può essere ieri


Questo è un pensiero nato su Facebook, come un posto in risposta a una discussione.
Lo condivido sul blog, perché credo dica tutto riguardo ciò che penso del futuro della sinistra e del paese. In poche righe.

https://i1.wp.com/cdn1.beeffco.com/files/poll-images/normal/sinistra-ecologia-liberta_10319.jpg

Renzi non porta alcuna novità. Anzi, peggio: la sue posizioni sono una riedizione postuma delle idee della Tathcher e di Reagan che, con il senno di poi, possiamo dire erano pessime e ci hanno condotto all’attuale crisi economica. Come disse “qualcuno”: “Renzi è giovane e simpatico ma ha idee vecchie e antipatiche“.
Basta con il liberismo, basta davvero. Servono riforme serie del welfare e degli amortizzatori sociali, e che non siano privatistiche, perché la salute è un diritto e non può essere nelle mani delle logiche di mercato. Serve un profondo ripensamento della scuola e della cultura nel paese, perché altrimenti si rimane nel baratro del berlusconismo e del grillismo (a partire dall’eliminazione dei finanziamenti alla scuola privata che sono incostituzionali!). Serve un rilancio della politica industriale ed energetica, guardando al futuro, guardando agli operai e ai loro diritti, compreso il lavoro: perché il lavoro è un diritto, non qualcosa che devi sognare la notte o per il quale devi prostituirti! In generale serve che guardiamo al futuro, non a una società capitalista ormai collassata: perché quello che propone Renzi è la visione montiana del futuro. Fatto di rigore, fatto di conti che devono tornare e fatto di numerose altre assurdità che con lo stato sociale, con la solidarietà, con l’uguaglianza di fatto delle persone non hanno nulla a che vedere.
Se la “sinistra” che si ha in mente per il futuro è una sinistra che privatizza la sanità, una sinistra che apre ai prestiti studenteschi per gli studi, una sinistra che vuole continuare a finanziare la scuola privata, una sinistra che lascia nella bratta gli operai distruggendo i loro diritti – quei diritti che ha scritto la DC, mica il PCI! Diamine, ci fosse oggi Moro prenderebbe a testate sia Renzi che Bersani, ma soprattutto Renzi! – e una sinistra che non intende far uscire il paese dal populismo postberlusconiano in cui siamo caduti, io di questa sinistra non voglio far parte. Mi fa schifo quanto il Pdl ed è antitetica a tutto ciò in cui credo: umanamente, politicamente, religiosamente, scoutisticamente!

 
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Pubblicato da su 28 febbraio 2013 in Politica, Teoria

 

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La fine!


https://i2.wp.com/www.malitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/theend_berlusconi_pp-300x210.jpgMentre si concludono i conteggi di queste elezioni quantomai complesse da leggere, trovo giusto evidenziare un dato, frutto dell’analisi numerica, che può darci un indizio della direzione da prendere.
L’era del centrodestra berlusconiano è finita: finita con un collasso complessivo del numero di voti ricevuti, passati dai 17 milioni del 2008 agli attuali 10 (poco meno, in verità). Si tratta di una discesa netta del 42%, ampiamente superiore a quella del Pd (comunque grave e attorno al 30%). Paga moltissimo la Lega, che lascia per strada oltre 1,7 milioni di voti, più del 55% dei consensi.

Solo il sistema elettorale abbastanza buffo mantiene in piedi il potere – ma non il consenso – di Berlusconi. Troveranno tempo le interpretazioni sulla creduloneria e sul buonsenso elettorale degli italiani, oggi concentriamoci su una questione più “apocalittica”, anche più centrale del boom del M5S.

Berlusconi è, numericamente, alla frutta: una frutta che puzza anche un po’ di stantio. Non è un augurio, è l’interpretazione dei numeri: come previsione potrà essere smentita da ulteriori e differenti evoluzioni dello scenario, ma in un comportamento lineare delle altre forze – chiederlo al Pd, però, potrebbe essere illudersi – il risultato di oggi è un KO definitivo.
Il consenso che si era costruito negli anni è rimasto in piedi, parzialmente, per una combinazione di fattori:
l’incapacità del Pd (e della sinistra tutta) di farsi alternativa credibile
l’irrompere del M5S, visto che i flussi elettorali dei grillini pescano più a sinistra che a destra (pur svuotando di fatto la Lega)
il sistema elettorale folle, che al Senato premia eccessivamente le regioni popolose

https://i0.wp.com/www.giornalettismo.com/wp-content/uploads/2012/12/scandali-di-berlusconi26.jpgI primi due punti sono la chiave del sistema: la sinistra, ancora una volta, è stata inadeguata. Proposte scialbe, nessun mordente in campagna elettorale, efficacia comunicativa ridotta e i cavalli da corsa, quelli che, pur non essendo i leader, dovevano essere sparati in tv tutti i giorni, tenuti in cantina. Quando hai due ammaliatori di folla come Vendola e Renzi, non puoi permetterti di mandare Bersani: capisco le ritrosie del Pd a dar spazio al leader del partito alleato – limitatamente, perché anche se avesse strappato qualche seggio in più grazie alla visibilità accresciuta, di certo avrebbe ripagato con molti più voti conquistati – e allo sconfitto delle primarie, ma credo che il sacrificio sarebbe stato ampiamente ricompensato. Si poteva e si doveva vincere.
Questo ha comportato non solo lo spazio per il recupero del Cainano ma anche la cessione di ingenti quote di voto dalla sinistra a Grillo. Non si può infatti ignorare il calo di voti del Pd e la crescita dei grillini, sicuramente elementi collegati, spesso sul territorio, dove le amministrazioni di sinistra non si sono dimostrate sufficientemente sensibili ai veri temi cui l’elettorato e la cittadinanza erano interessanti. La sinistra ha perso il confronto, pur con questa risicata maggioranza numerica: possiamo fare tutte le analisi che volete ma, in definitiva, la motivazione è una sola. Monti.

Torniamo a B.: credo che neppure il Pd possa risuscitarlo da una botta di questo tipo. Berlusconi è stato mollato da tutto l’elettorato realmente reattivo alla realtà, questo è ciò che emerge seriamente dalle elezioni. Possiamo riflettere su un consolidamento di una decina di milioni di persone che lo votano comunque – una certa, piccola, percentuale ha votato le liste correlate per osteggiare la sinistra e nella speranza di una crescita per il futuro: questa la scelta di Meloni e Crosetto, per esempio – ma è un flusso in buona parte costruito sulle promesse vacue della campagna elettorale, un exploit che può essere fermato da un competitor dotato di anche solo un minimo di capacità comunicativa (e di uno staff all’altezza). E da una proposta all’altezza nel reale centrodestra, che chiami a sé gli stakeholder dei voti liberisti e della destra moderata.
Berlusconi può festeggiare per i seggi conquistati ma deve piangere per il consenso definitivamente eroso: e quello conta in politica, perché dovrà trovarsi a confrontarvisi, in un modo o nell’altro.

Riguardo Sel, un solo piccolo appunto: da sola ha fatto meglio dell’intera Sinistra arcobaleno. Per quanto la situazione sia difficilissima, la sinistra italiana ha registrato una crescita percentuale interessante, passando dal 3,02% a quasi il 5,5%. Bruscolini, vero, ma sicura testimonianza di una richiesta di attivismo che, se combinata con la forte denuncia delle politiche liberiste che ha vinto queste elezioni, può consentire di crescere. Assieme, però: perché dobbiamo imparare a essere uniti e a essere squadra per il governo, non testimonianza fine a se stessa.

 
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Pubblicato da su 26 febbraio 2013 in Politica, Teoria

 

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